Centosessantotto ore

scritto da lia
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Autore del testo lia

Testo: Centosessantotto ore
di lia

Questo non è un "racconto" ma un pezzo di storia, che dura solo sette giorni, 168 ore. Non avrà un continuo, non ha neanche una fine. E' qui, sono solo parole un po' raccontate, un po' sognate. Liala.


# Primo giorno

L'auto camminava lentamente nel vento dell'autostrada. Caldo afoso inondava l'auto, senza dar tempo di respirare.
Piccole nubi la guardavano timidamente. L'auto continuava ad andare. Era bello starsene a non pensare, mentre tutto corre.
Arrivata a destinazione prima del previsto, non c'era anima viva, era caldissimo. La gente, sentendo il rumore del motore,
nascosta dietro alle persiane chiuse, controllava chi fosse. Per loro ero una straniera, qualcuno di cui aver paura.
Camminava imbarazzata su quella strada piena di pietre che facevano male ai suoi sandali estivi. Arrivo' vicino ad un belvedere,
dove si sentiva quell'aria di mare inconfondibile.
Era bello vedere quelle onde cadere tra gli scogli, scivolando di nuovo, fino a confondersi con le onde.
Una voce maschile disse "Sicuramente lei è quella che dovrebbe mettere a posto le cose qua, vero?". S. si giro' di scatto e ,
socchiudendo gli occhi, rispose "Prego?!". L'uomo allora sorrise e le disse ancora "So che lei è venuta per lavorare nell'assistenza sociale,
giusto?Allora vorrebbe cambiare qualcosa. Ma qui non si cambia, si muore cosi'."
S. ora era davvero confusa ed un po' anche innervosita dal comportamento di quell'uomo, indubbiamente bello.
Rispose "Io non voglio sistemare nulla, qua mi ci hanno mandata. Non devo insegnar nulla. Ma lei chi è?"
"Io mi chiamo N., piacere. Sono un giudice, ci dovremmo conoscere meglio, dal momento che staremo spesso insieme." E lei chiese "Perchè
mai dovremmo star insieme?".
Non voleva rispondere, sembrava estraneo a tutto. L'ora si era fatta oramai ancor piu' calda e l'uomo le disse "Vieni a bere qualcosa
di fresco con me?". Un cenno della testa e accetto'.
Un bar di bassa categoria, con un barista stanco ed una giovane aiutante cameriera molto truccata e molto poco discreta. Fu infatti
lei a chiederle "Tu sei la sua ultima conquista?!" . In quel momento N. rispose "No, assolutamente, anzi, evita queste stronzate, per favore.
Sai che non le sopporto" Allora anche la cameriera se ne ando'.
Cosi' S. , con un tocco di ironia, gli disse "Allora qui sei conosciuto per il tuo lavoro o per le tue liason?". N. non potè che sorriderle
e dirle "Mah, tu per cosa vorresti conoscermi?".
S. non rispose e comincio' a bere una bevanda fresca.
Parlarono di loro, del lavoro, del caldo, della musica. Parlarono di quel mare che sembrava un lavoro divino. Passo' molto tempo, senza
che se ne accorgessero e quando comincio' a diventar buio, l'uomo le disse "Credo sia ora di andare a farti vedere dove vivrai, il tuo alloggio".
Passeggiarono piano piano tra alberi verdi e anziani che chiacchieravano solo in dialetto. Ogni tanto S. chiedeva una "traduzione" che N. le dava ridendo.
Arrivati davanti a quella casa lui la saluto', delicatamente, chiedendola di poterla vedere il giorno dopo.
E la sera, dopo una velocissima cena, S. ripenso' a tutto quello che le era accaduto e cio' che le sarebbe accaduto poi.
# Secondo giorno
S. si sveglio' a causa dei forti rumori che provenivano da fuori. Aveva ancora tanto sonno, era molto presto ma l'aria era già molto calda.
Il tempo di una doccia e di un caffè. Era quasi pronta. Prese il cellulare e trovo' un messaggio " Manchi, manchi tanto già."
Era uno di quei rami spezzati che aveva voluto lasciare , andandosene dal suo paese. Non rispose.
Un discreto rumore alla porta la avviso' che era ora di andare. Scese velocemente le scale e si accorse d'aver dimenticato le chiavi della macchina.
Torno' di sopra di corsa e davanti alla porta trovo' N.
Sorpresa disse :
" Che fai qui?!"
"Pensavo fossi ancora dentro, ero venuto per accompagnarti".
S. lo guardo' e sorridendo gli disse "Sei ancora in tempo.Andiamo..Aspetta un attimo, entra con me, devo prendere una cosa".
N. la segui' e le disse " che buon onore qui dentro.Me lo fai un caffè?"
"Ma non siamo in ritardo?"
"No, assolutamente. Manca ancora un'ora."
"Allora caffè sia." rispose S. sedendosi accanto a lui.
Mentre era andata a fare due caffè il telefono squillo', N. le grido' " Squilla il tuo telefono!",
S. non senti', cosi' preso dalla curiosità lesse il nome , un nome corto e si chiese se quella ragazza avesse qualcuno lontano.
E appena tornata glielo chiese" Sei fidanzata?!", S. un po' confusa dal tono strano della voce gli disse "No, assolutamente. Sto uscendo, anzi son quasi del tutto uscita da una storia.Come mai?"
"Cosi', c'era una chiamata sul tuo cellulare e pensavo fosse il tuo uomo"
"Ma va" disse S. e apri' la porta sorridendo.
Uscirono ed era caldo, N. disse " Prendiamo la mia auto, si fa prima"
Una musica serena accompagnava quella prima giornata di lavoro.
All'arrivo al tribunale S. disse "ma è piccolissimo questo tribunale, ma in quanti ci lavorano?"
"Non troppi, ma molto indaffarati", rispose N. molto serio.
Presentazioni, assegnazione dell'ufficio, altre presentazioni, offerte di caffè. N. rimaneva in disparte, la guardava da lontano. Ad un certo punto S. fece capire ad N. che era stanca di tutto questo ed egli disse , ad alta voce" Ora dobbiamo andare, torniamo dopo".
"Grazie per avermi salvata", disse subito lei.
"Salvata?!" chiese incredulo.
"Si, salvata, non amo la confusione, li' ero troppo confusa"
Fuori splendeva il sole e presero un caffè amaro.
"Stasera vieni con me, a cena. Ti porto dove non sei mai stata", disse d'un tratto lui.
Al lavoro tutto procedeva quasi lentamente, ma la curiosità di quella serata improvvisa la incuriosiva tutta.
E le 18 arrivarono puntuali, quando N. le si presento' davanti e le disse " Alle 21 ti prendo e ti porto via."
Stupidi tentativi di preparativi, prove su prove. Nulla andava bene.
Opto' per un vestito leggero, senza fronzoli.
Ma qualcosa di lei lo colpi' a tal punto che, quando arrivo' alla sua porta, N. rimase fermo a mirarla!
"Che c'è?", disse S.
"Sei..Sei.. bella.Ma non bella e basta. Sei bella e tutto il resto"
"Ma smettila, andiamo. Dove mi porti?"
"E' un segreto", disse N.
Ed il segreto era una specie di trullo illuminato da candele al profumo di rosa e piccole stelline luccicanti attaccate al muro. Era bello. Lui era bello. Se ne accorgeva ora S. e glielo disse" Sei bello." e lui la bacio', piano, sull'angolo del labbro. Senza quasi sfiorarla.
"Sembra che hai paura...", lui rispose "Di che?"
"Di me", disse S.
"No, dell'amore. In un giorno ci si puo' innamorare cosi' di qualcuno?!",chiese lui a cui la luce della notte dava una specie di aureola bellissima. "No, magari l'amore non c'è, ma se provi quel che provo io è un paradiso"
"Non voglio pensarci, voglio innamorarmi di te, quel tanto che basta per non farne piu' a meno".
E la mattina li trovo li', dov'erano, abbracciati.
# Terzo giorno

Esistono molti modi per innamorarsi : uno dei piu' belli è l'amore lampo, l'innamoramento veloce, quell'amore a cui neanche tu credi all'inizio.
Ed era stata cosi' quella notte, una notte immensa, intensa, insensata.
S. si sveglio' presto, si chiese se fosse giusto fuggire o rimanere accanto a quell'uomo addormentato di cui nulla sapeva.
Muovendosi ando' a cadere sopra la camicia di lui. Una sigaretta era cio' che ci voleva, ma si era dimenticata l'accendino. Allora riprese la sua camicia, in cerca di qualcosa con cui accendere quella stupida sigaretta e spegnere l'ansia.
Nel taschino della camicia trovo' un accendino ed anche una foto : una donna accanto a lui, stretti e vicini. Rimase ferma, a contemplare quella foto.
Da dietro N. le disse " Cercavi qualcosa?"
"Si, cercavo un accendino e credo, invece, d'aver trovato un bugiardo.Pensa la fortuna" "Tu pensi davvero di sapere tutto?"
"Ma dai che in paese tutti sanno che sei pieno di donne, in paese tutti dicono che le donne passano tutte dal tuo letto, in paese..."
N. la guardo' serio "in paese.. in paese..ma pensavo fossi diversa, fossi una che non si fida delle stronzate di qualche megera triste.Mi sbagliavo. Mi sono innamorato di te, te l'ho fatto vedere, dimostrato, sentito, ho fatto tutto per te. E ti conosco da due giorni.E pensi che siano tutte bugie. E tu continui a chiedermi spiegazioni su cose stupide.
SI,è vero, ho avuto molte donne e con cio'? Le ho avute ed ero solo. Ora ho te, pensavo di averti, ma tu appartieni alle stronzate che raccontano in giro. Tienitela la foto, tieniti tutto."
"Cosi' ora sarei io la stronza?" disse S."Sarei io quella che se ne va in giro con una foto di una a cui sei abbracciato. E neanche mi spieghi chi è, difenditi!"
"Mi difendo da cosa?Da te, da me, dalle malelingue o da mia cugina?"
Silenzio. "Cugina?" chiese S. sottovoce.
"Non credi neanche a questo eh? La sorella e la cugina sono il trucco piu' vecchio del mondo. Bene, prenditi mezza giornata, vieni con me."
Presero l'auto, andarono. S. ogni tanto chiedeva dove fossero diretti,cosa dovessero fare. Lui le diceva solo "Tieniti la foto stretta, lo vedrai".
Arrivarono ad una casa piccola,senza pretese.
N. le spalanco' lo sportello e disse "Eccoci, vieni." e le tese la mano.
"Questa è la donna che amo." presento' a tutti. S. effettivamente intimidita da tutta quella gente nuova, riconobbe in una di quelle figure la ragazza della foto. Ed infatti la giovane disse" Hai la mia foto con N., come mai?"
"Cosi', la porta sempre dietro e poi in questa foto sorride, mi piace quando sorride."rispose S.
"In verità, qui ci si aspettava un'altra donna come fidanzata di N.,"disse la ragazza" come saprai lui è un po' donnaiolo, ma ha avuto una storia importante in gioventu', una storia di 5 anni, dopo la quale non si è piu' legato troppo alle donne. Ah piacere, scusami , sono M."
N. torno' sorridendo e disse "visto che sei famosa, ha la tua foto S."
Ed S., che non vedeva l'ora di rimaner sola per chiedergli scusa o chissà cos'altro, disse "Ho dimenticato in macchina il portafoglio, vieni?"
Si trovarono soli , "Perchè mi hai portata qua? Cos'è?Cosa significa? E poi, volevo dirti che mi dispiace davvero, non mi fido di natura ma soprattutto quando mi innamoro. Sono una stupida gelosa."
"Gelosa si, stupida no. Ti ho portato qui non so perchè. Io mi sento sicuro, come non mai. Io mi sento forte con te e voglio amarti. Anche se ti fidi poco di me. Io voglio amarti anche se ad amare fossi da solo".
Ad un tratto arrivo' una donna, bella a dir la verità, ma di quella bellezza troppo forte.Abbronzatura troppo eccessiva, vestito molto scollato, occhi pieni di certezza. N. si irrigidi' d'un tratto e continuo' a guardar fisso verso quella donna, come se tutto si fermasse.
"Eh ciao. Da quanto non ti si vede qua."
"Io..E..Io..sto con lei." disse N. "E l'ho portata a farle conoscere i miei. Tu..invece?"
"Io, niente, sposata infelicemente con uno che non torna se non ogni 9 o 10 giorni.Praticamente single.", disse lei.
E d'un tratto si misero a parlare ed S. vedeva che la gente la stava dimenticando, tutti erano accorsi verso quella donna, che lei cominciava a capire fosse la famosa ex fidanzata di N., ex mai dimenticata ed , a quanto pare, apprezzata da tutta la famiglia.
Si appoggio' alla macchina ed accese una sigaretta. Passo' un'intera ora in cui nessuno le rivolse piu' parola.
Ad un tratto N. le disse "Senti, scusa...."
"No, scusa tu, ma io me ne vado. Non ci sto a una cosa cosi'. Vedo che apprezzi. Lo sapevo che non poteva funzionare, era inutile anche provarci.Si vede che sei innamorato, si vede da come la guardi.Nessuna scusa. Nessun invenzione. Siamo stati poveri illusi a credere che sia possibile innamorarsi in due giorni."
"Forse hai ragione, sai? Si, forse io non l'ho mai dimenticata, ma io sento di amarti.Insomma, prima di rivederla ero sicuro, sicuro di te,di me e di noi." E lei aveva sperato che lui si fosse ricreduto, che avesse detto qualcosa di diverso, ma la sua ammissione la faceva tremare.
"Mi faccio venire a riprendere, non accompagnarmi, lasciami in pace." disse, guardandolo negli occhi.
E mentre lui la guardava andarsene sentiva che forse aveva perso qualcosa di importante. S. torno' a casa, mangio' senza voglia e fece una doccia veloce.
Il sonno non c'era, ma neanche la voglia di rimanere sveglia a pensare.
S'adagio' sperando di non riflettere troppo, ma ad un tratto squillo' il cellulare, numero sconosciuto : "Non amarlo, ti farà male. Non amarlo ti farà soffrire.
Non amarlo , cerca di dormire" Era una voce diversa, nuova. Ne' N. ne' il suo ex fidanzato. Una voce maschile, quasi triste,quasi sull'orlo di pianto. "Chi sei..Chi è..Chi parla?" chiedeva S. impaurita. E la chiamata si chiuse.
Aveva paura ora, non sapeva chi chiamare.Si sentiva spiata.
-Ma che diavolo succede qua?- pensava.
Il sonno la accolse tardissimo, mentre lei, forse inconsciamente, si attendeva una chiamata di N. pur sapendo che mai sarebbe arrivata.# Quarto giorno

La mattina si sveglio' in orario,anche se molto stanca e ando' verso il lavoro, sapendo che avrebbe incrociato N. e la cosa la uccideva.
Appena entrata, infatti, se lo trovo' davanti. Lui si fermo', lei tento' di andarsene via. "Ti prego, aspetta, ascoltami.",disse lui.
"Ti prego io, invece, lasciami andare. Non si puo' continuare cosi'. Io sto male, ma a te non interessa. Tu ami un'altra."
"No,ecco è di questo che volevo parlarti.Per favore.."
"Ok, ti ascolto", disse lei.
"Pensavo di amarla ancora, è vero, ma non è cosi'. O almeno ieri l'ho capito. Parlandole, ascoltandola, io pensavo a te.Ma ho sbagliato ed ho passato la notte con lei.. ma.."
"Cosa?Ci sei andato a letto e dici d'amarmi?Ma quanto sei schifoso?" disse S. fuori di sè." Lasciami, vattene, evitami."
E se ne ando', mentre lui capiva che avrebbe perso tutto.Ad un tratto lei torno' e gli disse "Sai, hai fatto bene a farmi avvisarer ieri notte."
"Avvisare?" chiese N. che non capiva.
"Si, una telefonata mi diceva di non amarti, mi avresti fatto del male."
"Ma ..che dici? Io non ti ho fatto chiamare da nessuno."
"Chiunque sia stato è stato gentile.Ciao."
Arrivo' l'ora di pranzo ed S. si sedette da sola, quando ad un tratto la stessa donna
molto abbronzata le si avvicino' "Ciao, posso?" accennando alla sedia vuota.
"Chi ti manda, N. per caso?Bel teatrino state mettendo su."
"No, mi mando io,da sola.Mi ascolti?", S. annui' e la donna continuo'" Ok, si, siamo stati insieme anche ieri ma non è stato che un qualcosa di fisico.Nient'altro.Credimi. Perchè dovrei mentirti ora?"
S. si mise a sedere " Non ne posso piu'.Le sue bugie, i tuoi dirmi delle verità a cui non credo.Ma perchè mi fate del male voi?"
"Nessuno vuol farti male. N. ha sbagliato, ma ora ha capito chi vuole. Farà di tutto per te, credimi" "Grazie..grazie, devo andare, scusami."
E se ne ando' con troppe parole nella testa, poca voglia di sentirle, troppa aria in faccia.
Correva disperatamente, quando si ritrovo' davanti N. che le disse "Ascoltami, ti prego.."
Continuo' a correre velocemente, troppo velocemente. Lui la inseguiva. Non si fermavano piu'.
"Vattene!" urlava lei. "Arrivero' da te" urlava lui.
La pioggia scendeva lenta, come se stesse guardando tutto quel correre e si sentisse troppo leggera.
Le luci iniziavano a illuminare la strada che sembrava una lastra d'acqua.
E la prese , caddero a terra. La pioggia. Loro. Le lacrime. "Perchè fuggi?", chiese. "Perchè ti amo", rispose lei.
E si guardarono negli occhi, senza comprendersi, ancora una volta.
"Ti prego, torniamo a casa.Sono stanca non ne posso piu'."
"Andiamo.Ma io resto con te. Non ti lascio piu'."
"Per quanto?"
"Credo per un bel po' di vita." rispose lui.
Entrarono in casa, tutto era spento, a illuminarli i lampi che spezzavano la quiete delle loro lacrime.
"Voglio far l'amore con te." disse lei ad un tratto.
"Cosa?"
"Hai capito."
"Perchè?"
"Perchè domani non avrebbe piu' senso, come oggi"
E una nuova notte li accolse, di nuovo insieme.
# Quinto giorno

"Buongiorno" disse lui, quando la vide aprire un occhio. "Buongiorno", disse lei, ancora assonnata.
"Pensavo di non ritrovarti qui ancora, sai?" disse S.
"Perchè?" chiese lui.
"Cosi', forse perchè tu sei una persona totalmente incoerente." e rise.
N. si alzo' ed ando' a fare un caffè, mentre S. si godeva ancora quel momento in cui tutto profumava di lui. A fatica s'alzo' ed ando' anche lei in cucina.
"Oh , già alzata.Ma la spesa non la fai mai?" chiese lui ridendo." Colazione al bar eh?" sorrise lei.
Si prepararono e intanto S. non poteva che continuare a pensare alla notte trascorsa.Sembrava impossibile. Erano solo cinque giorni che si conoscevano e lei sentiva d'amarlo tremendamente.
Si lasciarono per andare a lavoro e le ore passavano lente, non voleva altro che far passare mezzogiorno per rivederlo.E infatti l'ora arrivo' e lui già la aspettava..
"Senti", attacco' subito" c'è una cosa che devo chiederti : ma di che telefonata parlavi?"
"Parli dell'altro giorno? Non so, è strano, una telefonata mi diceva di non amarti perchè mi avresti fatto male. E' una sciocchezza, lo so, ma ci son rimasta male" "E' strano", disse lui." E' davvero strano.Basta che tu stia bene ok?"
"Sembri preoccupato....Dimmi che c'è.."
"C'è che col mio lavoro i problemi son sempre tanti. Ed anche le persone che mi odiano.Ma non pensarci ok?"
"Ok" e lo bacio'.
Come sempre. Non una pausa in cui riuscissero a parlarsi davvero. C'era sempre troppa gente. C'erano troppe persone che di loro non sapevano nulla.
"Ti amo e non me ne importa nulla!", disse lui. "Di cosa dovrebbe importarti?" chiese lei. N. la guardo' e si chiese se tutto questo fosse giusto. Se l'amore fosse davvero fatto di quegli occhi scuri e di quelle mani nervose.
Un'altra tremenda giornata di lavoro li porto' lontani, fino a sera. Lampioni, ancora vento.
All'uscita lui la trovo' preoccupata, lo vedeva che era preoccupata, le chiese subito "Che c'è? Che succede?"
S. rispose "Ancora la telefonata, strana, dice di non fidarmi di te, di star bene per me stessa. Io ho paura ora." N. la guardo', la vedeva, aveva davvero paura.La strinse e le disse "Senti, ascolta, io stanotte resto da te,
ed anche per altre notti, non importa quante. Accompagnami, prendo qualcosa a casa e sto da te. Non aver paura".
Andarono a casa, ad un tratto dei fari molto potenti li fecero sbandare. Urla, schianti, niente da fare. Era rumore di qualcosa che sarebbe andato male.
N. nello schianto le teneva la mano, S. nello schianto sentiva d'amarlo.
Nulla di grave, qualche costola, qualche cicatrice, niente di grave, ripeteva il medico. Ma S. voleva vederlo, non ricordava neanche cosa fosse successo tra l'incidente e l'ospedale. Voleva solo vederlo.Ci riusci' a notte tarda.
Lui le sorrise, a occhi chiusi le disse "Stai con me, io sto bene.Ma non andar via."
S. rimase li' tutta la notte, il tempo passava, non per lei, che aveva un ferita aperta in pieno petto, una ferita dentro.E sentiva che tutto si ricollegava alla telefonata anonima.Che tutto si collegava a quell'amore che avrebbe portato disastri.
# Sesto giorno
Le luci dell'ospedale si riaccesero ed S. si sveglio' col rumore dei passi dell'infermiera che cambiava flebo a quello che dovrebbe essere il suo uomo.
N. ancora dormiva, neanche si era accorto di tutto quel gran sfaccendare dell'ospedale.S. lo guardava tremando.
Non erano neanche le 8 di mattina ed S. se ne ando'. Voleva sapere, spiegarsi cio' che non riusciva a capire.
Ando' diretta da quella che era l'ex storica di N. per chiederle se sapesse qualcosa,se riuscisse a capirci qualcosa. Busso'. Nessuna risposta. Ad un tratto apri' un uomo molto palestrato, un tipo da foto di rivista patinata, le chiese "Alle otto di mattina, sei pazza?",
S. rispose "Devo parlare con lei, c'è?". Ad un certo punto arrivo', sempre troppo bella e le disse "che c'è tesoro, a quest'ora?" S. le racconto' tutto dalla telefonata all'incidente. Ma lei non capiva.
Allora S. la saluto', le disse "Grazie per il tempo perso, mi spiace davvero averti svegliata." Si giro' di scatto la donna "Tempo perso hai detto?" S. la guardo', "Beh, si, il tempo perso, che c'è?"
"N. suonava un tempo con un gruppo, i Tempo Perso. Ma in giovinezza, quando avevano appena 15 anni. Ed N. se ne ando' perchè schifato da tutto quell'arrivismo degli altri. Ma lui ha fatto strada, gli altri no. Pero'.. uno di loro, il tastierista, l'ha sempre odiato.!
E adesso?Si chiedeva S. Ma che gioco era questo?Che senso aveva?
Torno' in ospedale, torno' da N. gli disse tutto
"Ora capisco qual'è il problema, ora so. Ma non temere. Oggi già mi dimettono.Non ho nulla di grave, neanche la costola è rotta, qualche cicatrice, ma passa meglio a casa, dicono.Ma tu stai qua, tienimi la mano. Mi importa di niente.Solo tu."
"Perchè non ci hai pensato prima?" chiese S.
"Perchè pensavo a te" rispose N.
Dimesso alle 12, già alle 13 era in cerca di quel tastierista che tempo fa gli giuro' vendetta, lo trovo'.
Viveva in una specie di locale in disuso. Puzzava di benzina quel luogo.
N. entro' e gli chiese "Che gioco fai?"
"Ho scherzato, disse lui.
"E i fari?"
"Quali fari?"
"Quelli che per poco ammazzavano me e la mia donna.Ieri." disse N.
"Io non c'entro, ragazzo.Per le telefonate si, ho fatto un giro ed ho trovato il numero della tua bella, ma per i fari non c'entro."
"Sicuro?". "Lo giuro", disse ridendo.
"Allora smettila anche con quella stronzata delle telefonate. Lasciala stare, se hai conti con me, li pago io, non altri."
"Ok, sta calmo, vai a riposare."
N. se ne ando', ancora zoppicando.
S. lo trovo' che vagava a testa bassa.
"Che c'è?"
"C'è che ti amo. C'è che stare con me è rischioso. C'è che se per vivere con te dovessi farti succedere qualcosa starei male. Io sono un giudice, non lavoro otto ore in ufficio."
"E vuoi mandarmi via" chiese S., piangendo.
"No, amore, devi tu mandar via me. Vattene da me, forse è meglio. Io non so di chi erano quei fari. Io non so se domani quei fari si trasformeranno in proiettili.Io ti amo. Sono solo sei giorni che ti amo e mi sembra una vita."
"Ma non voglio che te ne vada. Voglio che tu resti. Che rimaniamo, insieme." disse S.
"A volte, sai, amore, si vive una storia d'amore come se fosse una tragedia,altre volte sembra una commedia. Noi le viviamo entrambe. Ma non posso pensare che tu debba star male per me. Io voglio che tu sia felice.E ti sembrerà una di quelle sciocche, sciocchissime frasi da romanzo rosa,
ma è cio' che siamo.E in fondo va bene cosi', in fondo io voglio rimaner da solo. Non so stare con altri che non siano me stesso. E tu soffri per quel che sto dicendoti."
"Amarti mi è costata cara, ma voglio ancora pagare, perchè decidere tu se io debba star male o meno?" chiese S.
"Portami a casa, son davvero stanco ora." disse N.
A casa S. gli chiese di rimanere un po' svegli a guardarsi.E forse passarono l'intera notte a contemplarsi senza sfiorarsi.
# Settimo giorno

La mattina dopo nessuno dei due parlo' di cio' che era successo, ognuno era preso nel proprio amore, diverso amore.Lei lo amava come se fosse tutto.Lui la amava dopo aver passato una vita a non amare nulla. "Colazione al bar, come al solito.." chiese N. "No , caro, "sorrise S." oggi la colazione c'è. Ho fatto spesa!" "Ma non ci credo, allora torna qua, fuori fa ancora freddo, resta con me. In fondo non ci manca niente." Passarono le 11 di mattina e li trovarono ancora insieme.Si alzarono , finalmente, e decisero di far pranzo in un ristorante vicino al mare. La gente osserva qualsiasi cosa, anche la gente felice. E la guarda male. E lo erano felici , forse è stato il giorno piu' felice di tutta quella settimana. Mangiarono piano, senza sentire il peso dei pensieri. Ed entrambi sapevano che quell'amore gli avrebbe fatto molto male. S. lo guardava, N. la contemplava. Innamorati, come tutti gli innamorati folli, pensavano ad un futuro,per un amore che sbaglia dall'inizio. Era domenica pomeriggio, oramai. La città cominciava ad illuminarsi, veniva sera molto presto. "Cosa si fa ora?" chiese S. "Ti porto a ballare" disse N. "Ma dove vuoi portarmi a ballare?QUi al massimo ci sono i bar!" rise S. "Ma con un sorriso cosi' tu vuoi che io non riesca a crearti una sala da ballo?!" S. ora aveva paura, sorridendo gli disse "Quando ti vengono in mente idee strane, ho paura di te" La prese per mano, la trascino' a casa sua.Prese uno stereo, di quelli che si portano in giro.Un residuo degli anni '80.Prese sette candele, quanti sono i giorni del loro amore. Poi la riporto' al mare. Accese le candele, riaccese l'amore.La musica suonava Nothing else Matter, dei Metallica. Ballavano sulla spiaggia, era freddo.Non sentivano i brividi. E lui le disse "Tu sei cio' che di piu' bello ho." E lei rispose "Tu sei cio' che si chiama "tutto". E ballavano, senza sosta. S. non aveva mai ballato un lento, con un uomo.Sono cose che non si usano piu'. La sera tornarono a casa.Una cena leggerissima, non avevano fame. Il letto sembrava qualcosa di assurdo.S. non voleva neanche entrarci. N. la guardo' e le disse "Andiamo a dormire?! O vuoi uscire?" "No, meglio..meglio che andiamo a dormire" rispose S. "Ma che c'è? Sei strana, sembra che tu abbia qualcosa da dirmi." "No, niente,.Non so che c'è. Stai qui con me." "Facciamo l'amore, dimentichiamo tutto, anche il discorso di ieri.Non è facile innamorarsi, figurati lasciarsi." disse N E l'amore li prese per tutta la notte.O forse piu'. Alle 5 del mattino S. prese un foglio e ci scrisse su " Che ti amo è ovvio. Che ti amero' per molto anche. Che siamo due errori è chiaro.Che non ti dimentichero' mai , già lo sai.Ma è tempo che io vada.E' tempo di farci male.E tu ci sarai sempre. Ed amarti è stato qualcosa di incredibile. Prese le poche cose che si era portata, lo bacio' nel sonno. Gli sussurro' "ti amo" nell'orecchio. Se ne ando'. Al primo autogrill si fermo', in macchina scoppio' in un pianto disperato e non sapeva per quanto avesse pianto, quando decise di ripartire.La strada si faceva piu' larga. Il sole iniziava a sorgere, a farsi vedere. N. si alzo', lesse il biglietto, ando' in bagno. Appoggio' le mani al lavandino, si guardo' nello specchio, sorrise, e disse "Meno male che ci sei stata." Tutto torno' come prima, forse. N. torno' alle sue imprevedibili donne da una notte, S. torno' a scrivere per se stessa. Ma i finali tristi non piacciono a tutti e questo non è triste. Questo è un finale d'amore. ________________________________________________________________________________________________________________________________________________Tra qualche anno si rincontreranno a Mosca, si ameranno di nuovo, si tradiranno di nuovo, si baceranno di nuovo. Uno dei due se ne andrà, ma stavolta tornerà e sarà un nuovo amore, di quelli che puoi raccontare davanti ad un camino. ma questa è tutta un'altra storia..
Centosessantotto ore testo di lia
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