DI TERRA NORDICA ISOLATA E VERDE

scritto da Giacomo Cantore
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Si tratta di una mia traduzione in versi di due leggende irlandesi, presenti anche in alcuni brani musicali. Comincio con il pubblicare la prima, e se dovesse risultare di vostro gradimento pubblicherò anche la seconda. Fatemi sapere!!! Grazie!
- Nota dell'autore Giacomo Cantore

Testo: DI TERRA NORDICA ISOLATA E VERDE
di Giacomo Cantore

Di terra nordica isolata e verde
Cantar vi voglio due leggende rare
La prima di chi pur potendo amare
Amore e vita per invidia perde
L’altra di chi con coraggio e valore
Seguendo acerba lotta acquista amore.

Cominci orsù il mite canto mio
Poscia ch’alle greche muse il favore
Di guidar la penna e’ l latino cuore
Abb’ io chiesto com’unico desìo.
E voi, aulici bardi dell’Irlanda
Concedete sostegno a ch’il dimanda.

Ecco, della fanciulla trasformata
Senz’altro indugio comincio a cantare:
Ignara lungo il fiume a passeggiare
Seco la maggiore, sorella amata.
L’acqua e il cielo ed il suo cuore mirava
Giuliva sorte per sé immaginava

Ma Eris, della discordia cruda Diva
Della sorella il cuore possedeva
Ed impietosa nel rio la spingeva
Restando a guardarla d’in su la riva.
L’altra, nell’acqua, la cagion si chiese
E pregando la sorella sì prese:

“Dammi la mano, sorella mia cara,
E ti cederò la casa e la terra
Ché per danari non vale far guerra
Quand’il puro amore il cuore rischiara”
Ma l’altra d’odio e d’invidia tesseva
Pensieri amari e così rispondeva:

“Vero tu dici, sorella diletta,
Che non per danari l’animo è duro,
Cedimi dunque il tuo sposo futuro
E scaccia così la morte ch’aspetta!”
Pura e piangente al ricatto non cede
Ed allo sposo e alla morte si diede.

A valle vi era, non da lì distante,
D’un mulino la diga apparecchiata
Dove per caso vi s’era appressata
Del mugnaio la figlia saltellante.
“O padre! O padre!” cominciò a chiamare
“Qui giace un cigno ma fanciulla pare!”



Il cigno morto preser padre e figlia
E lo posero a riva ad asciugare
Restando incerti e muti ad aspettare
E colti da crescente maraviglia.
Quando la sera scurava la pista
Ecco che giunse a quei lochi un arpista

Ch’il cigno-fanciulla prese ad amare
E un’arpa decise di costruire.
I biondi capelli si mise a sortire
Per farne corde su cui suonare
La cassa poi trasse fuori dal petto
Ed ecco l’arpa per trarne diletto.

Ecco che appena fu l’arpa finita
Dal nulla e da sola prese a cantare
In note strazianti all’aria narrare
La storia e la fine della sua vita.
L’arpista pregò perché la portasse
Là ove la madre un giorno la trasse.

Qui vi era la famiglia riunita
A pianger la morte della figliola
E l’arpa sempre suonando da sola
Narrava i fatti della dipartita:
“Alas, padre” cantava piangente
“Voi che m’amaste sì teneramente

E voi madre ch’al mondo mi daste
E voi Hugh e Willy, cari fratelli
Compagni amati dei ricordi belli;
Oltre a noi, madre, nel grembo portaste
La falsa Anne, velenosa nel cuore
Che m’annegò per invidia d’amore.
DI TERRA NORDICA ISOLATA E VERDE testo di Giacomo Cantore
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