Contenuti per adulti
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“il suicidio è una soluzione permanente a problemi temporanei” -Robin Wiliams
A Luca
*Voci che non hanno più parole
Mi chiamo Eva e ho 15 anni, sono solo una delle tante adolescenti che cercano di capire come sopravvivere a questo mondo a volte troppo pesante.
Ogni giorno vedo ragazzi e ragazze lottare contro mostri invisibili, con dolori che nessuno nota e con silenzi che parlano più di mille parole.
Ci sono così tante storie che passano inosservate, invisibili, storie di adolescenti che sorridono davanti agli altri mentre dentro sentono il vuoto così profondo da non vedere nemmeno il fondo.
Ho deciso di scrivere questo testo per dar voce a chi una non l’ha avuta, a chi si sente solo, a chi per paura di sentirsi giudicato o non capito decide semplicemente di non usare la propria voce, a chi si sente fragile,invisibile e stanco di lottare.
Scrivo perché non voglio che le storie di lotta e di perdita di dolci adolescenti svaniscano nel nulla. Voglio che le loro storie vengono ricordate,Per chi oggi si sente invisibile, per chi crede che la vita sia diventata un peso insopportabile: non siete soli. Anche quando sembra impossibile, c’è qualcuno pronto a tendervi la mano.
Parlarne non è facile, ma è il primo passo per capire, per fermarsi e per ascoltare.
*Ombre invisibili : la depressione negli adolescenti
“Un adolescente su quattro soffre di depressione, il 2,8% degli adolescenti tra i 15 ei 19 anni soffre di depressione” -OMS-
Sono dati che apparentemente sembrano bassi ma non lo sono, sono numeri altissimi. La depressione non è solo tristezza, non è solo un momento passeggero o un capriccio adolescenziale è una malattia reale che può colpire chiunque, anche chi appare sempre forte e felice agli occhi degli altri.
Negli adolescenti la depressione può essere particolarmente subdola: spesso non si manifesta come tutti ce l'aspettiamo con pianti e urla ma con silenzi,isolamento,perdita di interesse per ciò che prima amavano, insonnia o sonno eccessivo e calo del rendimento scolastico.
Molti ragazzi nascondono la loro sofferenza dietro sorrisi finti o battute, perché non sanno come chiedere aiuto o probabilmente hanno paura di non essere capiti e di essere giudicati.
Il problema è che, quando non viene riconosciuta,accettata e trattata, la depressione porta a pensieri autolesivi e nei casi più gravi al suicidio.
Perchè gli adolescenti sono così vulnerabili?
Il cervello è ancora in sviluppo e le emozioni non appaiono chiare, ma spesso sembrano più intense e terrificanti
La pressione scolastica, sociale e familiare può diventare insostenibile
IL senso di adeguatezza o il confronto costante con gli altri può logorare lentamente l’autostima
Il bullismo e il cyberbullismo amplificano il dolore, facendo sembrare impossibile trovare una via d’uscita
Riconoscere la depressione in un adolescente non è sempre facile.
Ci vogliono attenzione, empatia e ascolto, perché spesso i segnali sono molto sottili quasi impercettibili: Un cambiamento nel comportamento, un interesse che svanisce, frasi ambigue, un sorriso che non sembra sincero.
Capire e intervenire per tempo può salvare una vita, perchè anche quando tutto sembra buio, l’aiuto giusto può riportare un ragazzo/a alla luce.
Ora voglio raccontare e condividere alcune storie di ragazzi e ragazze che hanno nascosto la loro depressione, lasciando che il dolore li consumasse in silenzio, fino a scegliere quella che per loro sembrava “la soluzione più facile” il suicidio.
*Cuori che si spezzano in silenzio
Caylee Mastin
Caylee amava il calcio più di ogni altra cosa e sognava di diventare una giocatrice professionista, il suo sorriso era contagioso e chi la conosceva ricordava la sua risata cristallina durante le partite. Ma dietro quel sorriso si nascondeva una tristezza profonda che nessuno è riuscito a vedere, Caylee all'età di 5 anni perse suo padre per un cancro e qualche hanno dopo perse anche suo zio in un incidente d’auto, la mamma racconta che Caylee ha combattuto per molto tempo contro la su ansia e la sua depressione con psicologi e psicoterapeuti: Il 14 marzo 2023, a soli 15 anni, Caylee ha scelto di porre fine alla sua sofferenza.
“Non dimenticherò mai il modo in cui Caylee correva sul campo, con gli occhi pieni di vita e di sogni” - amici di Caylee
Sophie Kay Elton
Sophie, 12 anni, era una ragazza piena di vita e passione, amata da chi la conosceva per la sua energia contagiosa: Amava lo sport e praticava cheerleading dove la sua grinta e il suo entusiasmo illuminavano ogni allenamento ed esibizione.Dietro quel sorriso e quell’energia però, nascondeva un dolore profondo che pochi riuscivano a percepire. Il 30 Agosto 2024, Sophie ha scelto di andarsene, lasciando un vuoto immenso tra amici, familiari e compagni di squadra.
“Ricorderò sempre Sophie mentre saltava in aria con il sorriso sulle labbra, una piccola stella che ha illuminato chiunque le stava vicino” - Compagnia di squadra
Natalie Moore
Natalie era una giovane promessa dell’hockey: determinata, energica, con una grinta che aspirava chiunque la conoscesse. Il bullismo incessante però ha logorato il suo spirito, la sua luce e la sua forza. Il 26 Gennaio 2025, a soli 12 anni Natalie ha scelto di andarsene mettendo fine alle numerose sofferenze che subiva a scuola.
“Lo spirito di Natalia pattina ora con fermezza, vegliando sulla sua famiglia, sui suoi amici e sugli sconosciuti per garantire che tutti noi riceviamo il calore e l'amore della sua anima vibrante.” - la sua famiglia
Chelsea Diehl
Con il suo sorriso radioso, Chelsea aveva una capacità unica di illuminare qualsiasi stanza in cui entrasse. Le sue passioni includevano il cheerleading, lo sport e il tempo trascorso con gli amici. Sempre pronta a dare una mano, eccelleva negli studi con ottimi voti. Tuttavia, sotto il suo aspetto allegro, Chelsea stava lottando silenziosamente con la sua salute mentale. Tragicamente, è scomparsa inaspettatamente il 3 marzo 2024, lasciando tutti sotto shock, poiché nessuno si rendeva conto della profondità delle sue difficoltà. Molti avrebbero voluto fare di più per sostenere una persona meravigliosa come Chelsea.
“Chelsea era un'anima gentile e dotata di un talento straordinario. Il suo splendido sorriso e la sua energia positiva irradiavano tutta la nostra palestra”- l’allenatore
Aubreight Wyatt
Aubreight, 13 anni, aveva un sorriso dolce e luminoso, ma spesso lo nascondeva dietro una facciata di sicurezza. Nonostante l’ amore della sua famiglia, il dolore del bullismo online e a scuola è diventato insopportabile.
Il 4 settembre 2023 ha deciso di porre fine alla sua sofferenza andandosene per sempre .
“Il sorriso di aubreight era una promessa di gentilezza che rimarrà per sempre nella memoria di chi l'ha conosciuta” - sua madre
Queste storie non sono solo numeri o statistiche, sono vite spezzate, sogni infranti, famiglie distrutte. Parlare di loro significa onorare la loro memoria e impegnarsi affinchè altri non debbano soffrire in silenzio.
*Il peso del bullismo e del cyberbullismo
Il bullismo non è mai uno “scherzo da ragazzi” è una ferita che si ripete ogni giorno, che lacera lentamente l'autostima e trasforma la scuola - che dovrebbe essere un luogo dove sentirsi al sicuro- in un campo da battaglia.
Ci sono parole che non si cancellano, insulti che si imprimono come cicatrici mai rimarginate nella mente, un adolescente che subisce bullismo inizia a sentirsi “sbagliato” o "in difetto" e a credere di non valere nulla.
Questo dolore, accumulato giorno dopo giorno, può diventare insopportabile e aprire la porta alla depressione.
Il cyberbullismo è una forma ancora più crudele: l'offesa non si ferma ai cancelli di scuola ma entra nella casa attraverso uno schermo, seguendo le vittime ovunque e a qualsiasi ora. Una foto condivisa senza permesso, un commento offensivo sotto un post, un gruppo whatsapp creato per deridere o escludere qualcuno: bastano pochi secondi per distruggere la dignità di un* ragazzo/a.
E spesso, mentre i bulli si divertono, dall’altra parte c’è un cuore che si lacera e sprofonda in silenzio.
Le conseguenze del bullismo e del cyberbullismo
ansia e paura costante di andare a scuola o uscire di casa
isolamento sociale: la vittima smette di frequentare amici e attività sportive
perdita di autostima e convinzione di “meritare” quel dolore
Disturbi del sonno, dell’alimentazione e calo del rendimento scolastico
Nei casi più gravi, sviluppo di depressione e pensieri suicidi
Molti adolescenti, soprattutto tra i 12 e i 18 anni non riescono a chiedere aiuto perché provano vergogna, paura di non essere creduti o peggio, di essere giudicati e derisi ancora. Alcuni pensano che parlare significhi “essere deboli”, ma la verità è che nessuno dovrebbe mai affrontare da solo una sofferenza così grande ed ingiusta.
Il bullismo uccide lentamente dentro e quando si somma alla vulnerabilità dell’età adolescenziale, può diventare una condanna.
È per questo che parlare di bullismo e cyberbullismo non è un dettaglio, ma un’ urgenza sociale: perchè ogni parola, ogni risata di troppo, può trasformarsi in una goccia che fa traboccare un vaso già colmo di dolore.
* La mia storia contro il bullismo
Non scrivo queste parole per avere pietà sia chiaro, ma perché credo che la mia voce possa rappresentare tante altre voci rimaste in silenzio.
Io il bullismo e il cyberbullismo li ho conosciuti da vicino per anni.
Tutto è iniziato alle elementari avevo appena sette anni quando mi sono ritrovata sommersa da compagne che mi prendevano di mira perchè ero diversa da loro: “goffa” dicevano. Piangevo spesso, e perfino le mie lacrime diventavano un altro motivo per ridere di me, alla fine i miei genitori decisero di cambiare scuola e per un po’ le cose andarono meglio. Ma dentro di me quel senso di inadeguatezza non se ne andava.
Verso i dieci anni ho raggiunto uno dei miei punti più bassi, facevo pattinaggio, uno sport che amavo. Ma lì ho incontrato un altro muro: bambine che vedendo il mio corpo troppo magro e la mia sensibilità, decisero che non ero abbastanza.
Ogni allenamento era un'occasione per deridermi, in poco tempo arrivai ad odiare lo sport che amavo, il mio corpo, ma soprattutto me stessa.
Alle scuole medie è iniziato il vero inferno a scuola ero sommersa dagli insulti ogni singolo giorno. Non finiva lì: i bulli mi seguivano anche a casa attraverso i social, creavano gruppi dove condividere battute, offese e immagini di me. Sticker con la mia faccia venivano usati come insulti. Ovunque aprissi il telefono, c’ero io, trasformata in una caricatura crudele.
Ogni mattina andavo a scuola con lo stomaco chiuso dall’ansia, passavo intere ore nei bagni, tremando, cercando di non crollare di fronte agli altri.
Attacchi di ansia, insonnia, isolamento: a soli dodici anni mi sentivo completamente sola e distrutta.
In quel periodo,. Non vedevo altra via d’uscita. In quegli anni caddi nell’autolesionismo le cicatrici non erano solo sulla pelle ma soprattutto dentro.
Furono i professori e la mia mamma ad accorgersi della situazione e ad intervenire, grazie a questo la pressione si attenuò e con la fine delle medie mi sono liberata, almeno in parte, da quel peso insopportabile.
Ma la verità è che certe parole non spariscono, ancora oggi mi risuonano in mente come un eco. Quelle voci che dicevano che non valevo niente, che ero "sbagliata" .
Convivere con quelle ferite non è facile.
Eppure, oggi posso dire di essere qui, viva, di non aver ceduto ma di aver combattuto e ciò non mi rende più forte di chi invece ha perso la propria battaglia suicidandosi, ma semplicemente mi rende consapevole.
*Perchè il suicidio sembra l’unica scelta ?
Quando un adolescente cade nella depressione e nel vortice del bullismo, la sua mente cambia prospettiva e la sua vista razionale si offusca. A quell’età il cervello è ancora in pieno sviluppo, le emozioni sono più intense, i pensieri più assoluti, un dolore che per un adulto può sembrare superabile, per un adolescente può sembrare insuperabile ed infinito.
La solitudine è spesso il primo passo, sentirsi esclusi, diversi,derisi,invisibili, o addirittura odiati porta a credere che non ci sia nessuno pronto ad ascoltarti.
Inizia a nascere l’idea che “non importo a nessuno”, quando un adolescente comincia a pensare di essere un peso, di non avere valore, la vita perde colore e prospettive future.
Il bullismo e il cyberbullismo poi amplificano tutto. Non esistono più luoghi sicuri: non la scuola, non la casa, non gli amici. Ogni messaggio, ogni foto, ogni battutina diventa una ferita che si riapre. L’adolescente arriva a pensare che il dolore non finirà mai che sarà così per sempre, a quel punto il suicidio appare come “unica via di fuga”.
Non perché i ragazzi vogliano davvero morire ma perché desiderano smettere di soffrire, vogliono silenziare le voci che li insultano, fermare l’ansia che li paralizza, spegnere il vuoto che li divora dentro. Il suicidio, nella loro mente ferita, sembra la soluzione “più semplice e veloce” a un dolore che non riescono a spiegare, che non trovano il coraggio di condividere.
Il problema è che gli adolescenti non hanno ancora sviluppato appieno le capacità di vedere oltre il presente, faticano a credere che il futuro possa essere diverso. Per questo, quel momento di disperazione assoluta può bastare a spingerli verso un gesto estremo e irreversibile.
Il suicidio allora non è una scelta di debolezza, ma il grido d’aiuto più forte che un adolesecnte possa mandare è il segnale di un dolore che non è stato ascoltato, di un bisogno che è rimasto nascosto troppo a laungo.
*le conseguenze invisibili del suicidio
Quando un adolescente decide di togliersi la vita, il dolore non muore con lui: si spezza e si frantuma in mille pezzi che cadono su chi lo amava. Genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii, amici,... Tutti rimangono con un vuoto che non potrà mai essere colmato. Quel ragazzo o quella ragazza credeva solo/a, invisibili, di non avere accanto nessuno. Non era così: c’erano cuori che lo amavano in silenzio, magari senza riuscire a dimostrarlo abbastanza e che oggi si ritrovano a convivere con un’assenza che brucia come una ferita aperta
La verità è che chi sceglie il suicidio non lo fa perchè non ama più la propria famiglia o i propri amici, ma perchè il dolore è così forte da spegnere la capacità di vedere oltre. È come se una nebbia fitta coprisse ogni possibilità, ogni futuro, ogni affetto. Nella mente di chi soffre non c’è spazio per percepire quell’amore, anche se c’è, anche se è immenso.
Per questo non dobbiamo colpevolizzare un figlio, una sorella, un amico o un nipote che si è tolto la vita. La depressione non è una scelta, è una malattia.
Una malattia che divora dentro silenziosamente come un cancro nell’anima.
Ci ne soffre non ha colpa, così come non ha colpe un malato di tumore, non diremo mai a qualcuno a qualcuno su un letto di morte “è colpa tua se il cancro ti ha ucciso”: Allo stesso modo, non possiamo colpevolizzare e accusare chi è morto di depressione: era intrappolato in una sofferenza che non aveva scelto in una malattia che lentamente lo stava spegnendo.
Il senso di colpa dei familiari e degli amici è devastante: “avrei potuto fare di più, avrei potuto salvarlo, avrei dovuto capirlo” ma la realtà è che non sempre si riesce a vedere i segnali, non sempre si hanno gli strumenti.
Ciò che resta, allora, non deve essere il senso di colpa, ma la consapevolezza che la depressione è una malattia vera, che va trattata come tale.
Il ricordo di chi non c’è più deve essere un grido di speranza per chi resta: la promessa che non chiuderemo più gli occhi davanti al dolore, che saremo più attenti, più presenti, più pronti ad ascoltare.
Perché il silenzio uccide, ma l’amore, quello sincero e costante, può ancora salvare.
*L’ importanza dell’empatia e della gentilezza
Viviamo in un mondo dove le parole viaggiano veloci, spesso più veloci dei pensieri stessi. Ci capita di lanciare una battuta, un insulto, una presa in giro, senza pensare a quanto possa ferire chi la riceve. Eppure dietro ad ogni volto che incrociamo c'è una battaglia invisibile, un dolore silenzioso che non possiamo vedere, nessuno di noi sa cosa un’ altra persona stia attraversando: un sorriso può nascondere notti di pianti, un “sto bene” può coprire una ferita che sanguina dentro
Per questo ci tengo a sottolineare l’importanza dell’empatia non è solo una parola ma una responsabilità, significa fermarsi un attimo prima di giudicare, significa ascoltare con attenzione significa provare a mettersi nei panni altrui anche se non possiamo capire fino in fondo. A volte basta poco: un “come stai davvero ?”, un atto di comprensione, quel poco può diventare tantissimo per chi dentro si sente invisibile.
Ma non solo voglio anche evidenziare quanto sia essenziale essere gentili.
La gentilezza non è debolezza, è forza è il contrario di bullismo, è ciò che costruisce invece di distruggere, che cura invece di ferire.
Un atto di gentilezza, anche minuscolo può diventare un’ancora per qualcuno che sta affogando nei propri pensieri. può cambiare una giornata e in certi casi può persino cambiare una vita.
Non scegliamo le battaglie che ti toccano, ma possiamo scegliere come trattare gli altri mentre combattono le loro. Per questo ricordiamoci sempre: un insulto può spezzare ma un gesto gentile può salvare e noi non sappiamo mai davvero se la persona che abbiamo davanti stia lottando proprio in quell'istante per restare viva.
*Va avanti
Se sei arrivato a leggere fino a qui, forse è perché conosci il dolore da vicino o da lontano.
Forse hai amato qualcuno che non c’è più, forse ti sei sentito perso anche tu, o forse semplicemente vuoi capire.
Qualunque sia il motivo, sappi che leggere e ascoltare già ti rende parte della soluzione, non del problema.
La depressione, il bullismo, la solitudine…
sono fardelli pesanti, ma non definiscono la fine del viaggio, non sei mai davvero solo, anche quando la mente ti urla il contrario. Esistono mani pronte a stringere la tua, orecchie pronte ad ascoltare e cuori pronti a restare accanto a te.
Agli adolescenti che stanno lottando oggi voglio dire: il dolore che senti non durerà per sempre è una tempesta e come tutte le tempeste passerà. Non sei sbagliato, non sei un peso, non sei invisibile. Sei una vita che merita di essere vissuta, sei un cuore che batte con forza, anche se a volte fa male.
E a chi sta intorno a questi ragazzi: non sottovalutate mai la potenza dell’ascolto, della gentilezza e dell’empatia. Un abbraccio, un “ti voglio bene”, un “ci sono” possono diventare un filo che tiene legata una persona alla vita.
Concludo con un pensiero che porto dentro:
“ ogni vita che scegliamo di salvare, ogni parola gentile che doniamo, ogni gesto di amore che facciamo è un piccola vittoria contro il buio”
*Perché anche nel buio più profondo, basta una sola scintilla per ricominciare a vedere la luce.
*Dedica
Dedico tutto ciò a Luca, era un caro amico di mia madre che io non sono riuscita a conoscere ma mia madre lo ricorda con amore e pace .Luca purtroppo e venuto a mancare il 2 giugno 2020 , ha perso la sua battaglia contro la depressione e quindi ci tengo a dedicargli il mio saggio;
“spero tu abbia trovato l’amore e la pace che cercavi “
In più dedico tutto ciò a mio padre e a tutti coloro che hanno la vista offuscata dall’ egoismo, e reputano poco importanti le malattie mentali, sperando che ciò che ho scritto vi abbia aperto gli occhi.