...Ti saluto, o Maria.
Quella vecchia giaculatoria gli era tornata in mente mentre passava davanti all'edicola lungo la stradicciola che portava a Mezzacosta, e non se ne voleva andare.
E sì che di faccende cui pensare ne avrebbe avute.
Il cadavere del neonato ai suoi piedi, tanto per cominciare.
«Allora, sindaco, quando arriva il PM?» chiese il Magutti, in piedi al suo fianco, le mani appoggiate alla pala e il mento appoggiato sulle mani.
L'Invernizzi non rispose.
“La strada per Mezzacosta è stretta” avrebbe dovuto essere la replica, ma, quello, il Magutti lo sapeva benissimo. Il PM era su un'auto di servizio, un macchinone senz'altro, e arrivarci era difficile. Tornanti e curve da fare in due tempi.
Specie perchè lui, l'Invernizzi, il nuovo sindaco, la strada si era rifiutato di allargarla. Apecar e vecchie utilitarie ci passavano benissimo, ma un SUV... D'accordo con la Curia, aveva deciso di ristrutturare la chiesetta di San Romualdo, invece. Quattro mura senza nemmeno il campanile, ma con una bella vista davanti e cinquecento anni, più o meno, alle spalle.
Per il Magutti, che curava la manutenzione delle strade, uno spreco. Senz'altro non aveva votato per lui. Era il tipo che dove vedeva un sentiero immaginava una striscia d'asfalto.
Comunque, qualcuno l'aveva votato, più del previsto, anzi, ed eccolo lì, adesso, il neosindaco, a sudare sotto un sole che non voleva prendere atto che l'estate era quasi alla fine.
Paolo Invernizzi allungò il collo scrutando la strada che saliva dal basso, lenta come una biscia impigrita. Del PM, neanche l'ombra.
Anzi, niente ombra proprio perchè il nuovo sindaco aveva dovuto cedere alle pressioni che gli venivano da ogni parte e tagliare gli alberi che fiancheggiavano il percorso. “Sono vecchi e possono cadere” era stato il coro, unanime, di maggioranza e opposizione.
Passando per via, ti saluto o Maria. Una via crucis, decisamente, quella strada, se la si faceva a piedi sotto il sole.
«Allora, signor sindaco, quand'è che arriva 'sto PM?».
Il Magutti sudava, ma l'Invernizzi di più e di questo il Magutti era contento e non faceva nulla per nasconderlo. Che cosa gli era venuto in mente, a quel damerino, di rimettere mano a quel rudere?
Tre colpi di pala, due di piccone, neanche il tempo di azionare l'escavatore ed ecco biancheggiare delle piccole ossa.
L'Invernizzi fu costretto a detergersi il sudore: gli faceva bruciare gli occhi.
«Secondo me l'hanno ammazzato» incalzò il Magutti. «Facile che qui bloccano tutto e addio restauri».
La mentalità del paese. Erano passati decenni, ma era cambiata solo in superficie.
«Sì, sì, secondo me l'hanno ammazzato» proseguì il Magutti. «Qua finiamo in TV. Sul web, di sicuro».
Qualcosa era cambiato, dopotutto. La nonna dell'Invernizzi, si può dire, non passava davanti ad edicola senza segnarsi e senza ripetere quella giaculatoria, ma le vecchie di oggi non lo facevano più. Meglio, peggio? Difficile dirlo.
«Cosa dice, lei che ha studiato. Ci finiamo, sul web?» lo incalzò l'altro.
Eccolo, il problema. Lei che ha studiato. All'Invernizzi sembrava di sentir girare le rotelline dentro la testa del Magutti. Fosse stata ingegneria, o economia, o informatica... ma storia antica. A che cosa serviva? Uno lascia il paese, se ne torna dopo anni e si crede chissà chi. E qualche idiota gli va pure dietro e lo vota.
«Secondo me m'intervistano» disse il Magutti. Capace che, nella sua mente, stesse già facendosi il suo bravo podcast. «L'ho trovato io il morto, no? Chissà quando l'hanno ammazzato».
Passando per via... be', una volta davanti a un morto ci si faceva almeno il segno della croce. Il Magutti non l'aveva fatto di sicuro. E neanche lui, l'Invernizzi, se è per questo. Meglio, peggio...
«Secondo me...» iniziò il Magutti.
L'Invernizzi non gli lasciò finire la frase «Meno di un anno».
«E lei che ne sa? Ci sono solo le ossa» Niente “Signor Sindaco”, stavolta. Neanche per prenderlo in giro. «Ho smurato tombe che, dentro, dopo anni...».
«È un neonato» lo interruppe di nuovo l'Invernizzi. «Niente tombe e, come può vedere, niente bara. La carne si consuma in fretta». Indicò una specie di straccio bianco. «Secondo me era avvolto in quel panno». Piantò gli occhi in faccia al Magutti. «Ho tirato fuori abbastanza ossa dalle chiese per saperlo».
Il Magutti sostenne lo sguardo con un mezzo sogghigno «Mica è sepolto dentro la chiesa».
L'Invernizzi scrutò la strada. Era il bagliore metallico del tettuccio di un'auto, quello laggiù?. «Acqua Lustrale» disse.
«Eh?» articolò il Magutti.
«Un'usanza medievale. Si credeva che i neonati morti senza battesimo non potessero andare in Paradiso, allora le madri, di nascosto, seppellivano i corpicini vicino alle chiese, nel punto in cui l'acqua, cadendo dal tetto, avrebbe bagnato la sepoltura. Una specie di battesimo clandestino». Indicò la falda. «Vede? La pioggia finiva proprio sopra il punto in cui ha trovato il cadavere».
Il Magutti tenne il punto «Comunque l'hanno ammazzato. È il suo mestiere anche riconoscere i morti ammazzati?»
L'Invernizzi alzò le spalle. «Una madre che uccide un figlio, lo avvolge in un panno e si preoccupa di seppellirlo in un punto dove può ricevere un sacramento secondo un rito ormai dimenticato? Tutto può essere. Alle volte le cose cambiano in meglio, altre in peggio, altre per niente. Ma, come ha detto lei, non è il mio lavoro».
Il rombo lontano e faticoso di un'auto annunciò l'arrivo del PM.
Togliendosi dal sole, Paolo Invernizzi gli andò incontro.
Passando davanti all'edicola lungo la stradicciola si fece il segno della croce.
Passando per via... testo di Rubrus