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Amico caro, anche tu…
Vuoi forse provare ad amplificare
la mia, ancora troppo tenue, solitudine.
Tu, il più caro tra gli amici
Che non ho abitato.
Io troppo compagno di me stesso, appartato.
Tu così schivo, gentile, riservato.
Ci bastava un saluto,
Uno sguardo dritto e fugace,
E intuivo tutto di te…
E tu di me.
Dicono che il male,
Che per me non ha nome,
Poiché il suo nome nulla dice,
Ha preso dimora
Non invitato, abusivo
Assurdamente invasivo,
Lì nella parte più profonda di te:
La migliore, irraggiungibile.
Quella che, in ogni caso, non potrà esserti tolta.
Stamane ti ho sfiorato una guancia.
Mi hai risposto muto: una lacrima.
Ha raggiunto subito la mia,
Ed entrambe si sono fuse,
dandosi la mano
Per correre concordi, complici
In un abbraccio più forte della morte.
Sento, oscuramente, che ciò che la vita
Non ci ha concesso oggi,
domani ce lo darà,
Quando ci incontreremo ancora,
Là dove gioca l’agnello
insieme al leoncello.
E dove il mio nome sarà scritto
Accanto al tuo, per l’eternità.