Danzare al ritmo delle onde

scritto da libera
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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il mare e le le serate d'estate sono la mia più frequente fonte d'ispirazione...E questo testo lo devo al "mistral" ke a volte nn permette di uscire di casa....
- Nota dell'autore libera

Testo: Danzare al ritmo delle onde
di libera


Passeggiava solo in mezzo all’erba, tranquillo, guardando di tanto in tanto il cielo limpido, azzurro nel sole di quel tardo pomeriggio. Passeggiava con l’asciugamano appeso al collo e gli occhiali in mano, attraversando la lunga distesa d’erba per raggiungere la vecchia pista d’atterraggio in disuso, ora teatro di spettacolari corse di flykart. Era solo, ma non per molto: i suoi amici lo attendevano per la consueta partita di calcio, dall’altra parte. Attorno a lui sfrecciavano le bici, ma non importava. Lui guardava verso le betulle che costeggiavano la pista; li aveva visti, semisdraiati su una panchina, che già gli facevano larghi cenni di saluto. Sorrise e rispose, mettendosi infine a correre perché lei era lì, e non un attimo avrebbe dovuto ancora separarli. “Ciao raga! Allora, si va?” “Certo! Mancavi solo tu, ritardatario cronico”Proprio lei, gli aveva risposto. Lui era rimasto in silenzio, ma Claudio no: “ E smettila di fare polemica, Francesca! Però, Giorgio, non ha tutti i torti…vabbè non perdiamo altro tempo, su, al campo”. Claudio era un tipo particolare, dai lineamenti decisi, muscoloso ed alto. In realtà, il suo unico difetto era la sua ferma consapevolezza di essere attraente, che a volte lo rendeva antipatico. Ma era suo amico, e lo ringraziò con uno sguardo per averle risposto come si meritava. Lui non era esattamente all’interno dei soliti canoni di bellezza, ma la sua particolare fisionomia lo rendeva comunque attraente: non troppo alto, capelli rossi, corpo snello e ben delineato, era un tipo che nel gruppo non risaltava molto ma, dietro a quegli occhi blu intenso, nascondeva una sensibilità particolare. Raccattò l’asciugamano che gli era scivolato dal collo e si diresse verso il campo, dove finalmente diedero inizio alla partita. “Goooal! Goooal! Sono il migliore!!!” Claudio, da perfetto improvvisato goleador, cominciò a correre lungo il perimetro dell’area di gioco esultando, con i compagni di squadra attorno, mentre in porta Giorgio guardava sconsolato il pallone avvolto nella rete. “Giò, sei proprio negato, lascia perdere che è meglio! Prova a fare il difensore, perché il portiere non è proprio il tuo ruolo ideale!” La voce di Francesca si era levata al di sopra del vociare altrui e lo aveva colpito mille volte al cuore. Grugnì, e si rimise tra i pali. La odiava quando lo trattava male, in quel modo così aggressivo. Quando lo guardava con quell’aria ironica. Francesca l’altera, Francesca l’intrigante, Francesca dagli occhi enigmatici, Francesca la bella, Francesca l’unica. Ma sorrise lo stesso quando lei si girò, durante una pausa, e sistemandosi i lunghi capelli neri prese a parlargli. “Lo sai, che scherzo, vero?” “Si…si, lo so.” Cercò di non sembrare così eccitato mentre le parlava. Lei gli sorrise di rimando e gli si avvicinò. Nel movimento, una goccia di sudore le scivolò lungo un fianco nudo, seguendone il disegno sinuoso. Lui la notò e un brivido gli percorse la schiena, ma non ci fece caso, mentre immaginava di percorrerlo con le dita, desideroso di provare le emozioni di quell’innocente goccia salata che continuava la sua lenta discesa sulla sua pelle abbronzata, brillante. Provò a pensare ad altro. “Allora che fai stasera? Questi qua vanno in disco, ma a me non va proprio…non mi piace quel posto. Dove mi porti?” Lui restò un attimo interdetto, fisso su quel viso, a chiedersi se davvero stesse parlando con lui e non con un ipotetico ragazzo dietro le sue spalle. Si diede una scossa, cercando di dissimulare il notevole imbarazzo dietro ad un atteggiamento quasi disinvolto, passandosi la mano dietro la nuca. Inspirò forte, e finalmente riuscì a parlare: “Beh…in realtà avevo detto che stavolta sarei andato con loro…ma non sono un tipo da discoteca e lo sai meglio di me. Ci sarebbe quel pub nuovo che hanno aperto dietro al lungomare…o il bowling. Oppure la spiaggia dopo il porto…decidi tu” “vada per la spiaggia, alle nove sotto casa tua!” lei si soffermò a guardarlo per un attimo mentre si alzava, poi come se niente fosse, s’inserì nella conversazione delle sue amiche, sdraiate nell’erba insieme con gli altri. Giorgio non riusciva a distogliere lo sguardo da lei, con gli occhi che urlavano la gioia che a parole non sapeva esprimere, mentre distrattamente rispondeva alle domande di Claudio. Adesso lei era in piedi appesa alla traversa della porta, i calzoncini bianchi con l’etichetta che spuntava fuori dal risvolto attorno alla vita, il top corto, nero, fasciato attorno al corpo, che si lasciava dondolare accanto ad Anna, sempre parlando. Lontano, verso i monti, il sole cominciava lentamente a calare, mentre tutt’intorno spandeva la sua calda luce rossastra in quell’afoso pomeriggio di luglio.


“ehi? Sei già qui? Incredibilmente…in orario!” “Già, ma stavolta non dovevo fare poi molta strada. È stata proprio una buona idea darci appuntamento qui!” Si sentiva a suo agio, e non l’avrebbe mai nemmeno pensato, prima. Mentre lei aveva già cominciato a parlargli lui la osservò di nuovo con quei suoi occhi penetranti, e la vide semplice nel vestito corto estivo, appena un velo di trucco e un profumo speziato che le aveva già sentito addosso. Francesca, dal canto suo, lo aveva già osservato mentre lo raggiungeva, e aveva solo registrato, distrattamente, che quella sera era davvero diverso dal solito. La camicia non troppo elegante gli stava davvero bene…e anche i jeans attillati…ci mise un attimo a scacciare lo scomodo pensiero. “Allora, andiamo?” Attraversarono la piazza e si incamminarono lungo la strada che costeggiava il porto, il vestito di lei disegnava azzurre fantasie attorno al suo corpo, in balia del costante venticello. Una volta arrivati in riva al mare, si incamminarono a piedi nudi sul bagnasciuga, le onde lambivano le caviglie sprofondate nella sabbia, in un movimento costante. Dio, cosa le avrebbe fatto, si disse, quando la vide correre avanti sciogliendosi la coda e schizzandosi il vestito d’acqua tiepida. “Allora? Che fai? Corri! Solo di notte c’è spazio per poterlo fare…quanto tempo è passato..” Tornò indietro, lo prese per un braccio e lo tirò a sé, il suo respiro rimbalzava sulle guance di lui ed era morto, risorto e morto di nuovo nel solo attimo in cui lei l’aveva abbracciato per poi inseguirsi a vicenda scherzando, in una nuvola d’acqua. Dopo pochi metri Francesca aveva già il fiato corto, così d’un tratto lo spinse nella sabbia asciutta, facendolo cadere mentre lui protestava senza troppa convinzione. Rise e gli si sedette accanto, mentre lui tentava di scrollarsi i granelli freddi dai vestiti, impresa quasi impossibile. “Franci, tu sei pazza…” “ Sicuramente…” fu la sua risposta, mentre gli accarezzava il corto pizzetto appena accennato al di sotto del labbro inferiore. “Avevi forse dei dubbi? Ma…forse adesso lo sono anche di più…” Senza dargli il tempo per replicare gli sfiorò le labbra prima con le dita, chiudendogliele per impedirgli di parlare, poi avvicinò il viso al suo e lo sfiorò, per poi legarsi a lui nell’abbraccio in cui l’aveva stretta baciandolo lei per prima, mentre lui non capiva più niente, e le rispondeva come se fosse stato il suo primo bacio, come se fosse l’ultimo che le avrebbe dato quella sera. Francesca…spirito libero conosciuto anni prima grazie ai suoi amici sempre a “caccia”, Francesca che aveva ignorato per troppo tempo e che aveva scoperto a poco a poco, anche grazie ai lunghi periodi in cui non si vedevano. E ora erano abbracciati indissolubilmente in riva al mare, circondati dalle ombre che guizzavano sulle acque calme in ininterrotti giochi di luce…
“Grazie per questa serata, Giorgio. Ma…sai che non cambierà, la situazione.” Lui la baciò di nuovo prima di risponderle perché le sembrava improvvisamente lontana, e aveva bisogno di una conferma della sua presenza. “Sì, lo so. Fidati di me…Nessuno lo saprà. Ma lascia che in serate come questa io possa rifugiarmi nel tuo spirito per trovare la pace del mio, come quando siamo lontani e le parole scritte sui messaggi divengono vive tanto da regalarci la serenità in una sola notte passata a rubarci l’anima a vicenda…” s’interruppe un secondo per fissarla negli occhi scuri “ voglio che in serate come questa tu sia solo mia, che torni con me su questa spiaggia e su mille altre spiagge, e che con me vorrai danzare al ritmo delle onde” Lei lo strinse ancora più forte, e lo guardò a lungo, prima di rispondere. “ è la prima volta che trovi il coraggio di dirmi tutto questo senza il bisogno di dovermelo scrivere.Te lo prometto. Sono con te…e sono per te” Lo baciò di nuovo mentre la luna si specchiava negli occhiali di lui, velata dalle luci dei lampioni retrostanti. Non un’altra parola. Finalmente, a parlare non erano le parole.



Danzare al ritmo delle onde testo di libera
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