Lettera 24 : la motivazione

scritto da Mary Read
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Testo: Lettera 24 : la motivazione
di Mary Read

Quando torno indietro e penso ai miei esordi qui e altrove, sono contenta.
Mi piace come sono partita, con la mia valigia e le mie quattro carabattole. Le avevo tirate fuori, nonostante quei due chili di polvere sopra e quel pulviscolo di disistima che aleggiava intorno al cassetto. 
Mi piace l'idea di tornare indietro nel tempo, a quel tempo. Voi non viaggiate nel tempo? A me piace molto.
Ogni tanto mi sono fatta e faccio ancora dei giri, impensabili per coloro che non hanno la macchina. Io, fortunatamente, l'avevo parcheggiata e dimenticata lì nel cassetto; era stato tutto previsto.
Un giorno sarei tornata e l'avrei messa in funzione, e così è stato. Viaggiare nel tempo ti riporta a delle storie uniche, inconfondibili, tue, e se sei in grado di guidare la macchina, anche di altri.
Quello che aveva dato il via a muovermi per entrare in quel cassetto era stata, forse, la pandemia. Credo che il giorno in cui capirò la motivazione che mi ha spinto a tirare quella maniglia e aprire quel cassetto, riuscirò a trovare tutti i fili elettrici e a mettere in moto finalmente quella macchina e farla partire, anche da qui, per sempre.
La macchina non si muove: è ferma, in realtà. Può solo farti viaggiare attraverso il suo parabrezza, uno screen gigantesco.
È da lì che partecipi alle storie che si presentano. È come se avessi un grande portale, o forse è solo un grande portatile dotato di una tastiera.  La macchina ti permette di guidarla così.
Ricordo, con una punta di nostalgia, che non riuscivo a  ricordarmi di saper guidare; era passato molto, molto tempo dall'ultima volta, e anche se alcuni mi suggerirono che era come tornare sul sellino di una bicicletta, sapevo che, forse, avrei dovuto prendere lezioni, fare un ripasso.
Trovai un amico, era un teatrante, un attore, di quelli veri, non un dilettante,  che si divertiva, e si divertiva molto per la verità, a creare una scuola di guida alla scrittura, un po' 'sui generis', d'altronde, era un attore. Avevamo molto in comune, ci credereste? Sono ancora iscritta all'Albo degli Attori! Così ripartii.
Mi iscrissi alle sue lezioni di guida e mi divertii un mondo. Non erano mica lezioni standard, di scrittura creativa tradizionali, né lontanamente paragonabili, erano palcoscenici dove dovevi improvvisare, inventare, caratterizzare con voglia, desiderio incontenibile e ...con motivazione.
Fu lui ad aiutarmi a ritrovare quel cassetto che si perdeva nell'abbaino di quel rudere di casa in Francia, dove avevo insegnato ai bimbetti un po' d'italiano: quella casa delle fate.
Quando aprii quel cassetto, accesi la macchina e mi si parò davanti... la Penco. Cavolo! Pensai! Tutti, avrei pensato di rivedere, vista la potenza immaginativa della macchina, tranne la mia vecchia professoressa d'italiano e latino.
Evelina era stata un'insegnante "vecchia scuola' in tutti i sensi. Una donna bruttissima, dai capelli unti, il naso adunco e un paio di occhiali stanchi che sembravano cascarle ogni volta che alzava il capo per guardarti negli occhi, con i suoi occhietti cisposi e acuti. 
Cosa posso dirvi? Era una donna piegata dagli anni e forse dal troppo studio, anche se troppo non è mai abbastanza, ma era proprio curva, era solo il grosso borsone carico all'inverosimile di libri che si trascinava dietro o quella sapienza che ti fa diventare talmente differente da essere bullizzata? Lei lo era. Pensate al paradosso. Un'insegnante presa in giro da tutta la scuola. Per me, invece, un mentore, una luce nel buio dell'adolescenza.
Io, all'epoca, continuavo a essere una piccola selvaggia, abbandonata da una famiglia che non aveva tempo per capire se andavo e se tornavo da scuola. Spesso il mio cane, che mi seguiva ovunque, voleva entrare a scuola con me,  e non ci riusciva, s'infilava inseguito dal bidello con la scopra e così attaccava a ululare in modo altrettanto selvaggio nel cortile, antistante la scuola, come forse avrei fatto anch'io, per rispondergli di stare tranquillo, se non avessi saputo che, forse a quel punto, avrebbero chiamato per lui, l'accalappiacani, e per me gli assistenti sociali. 
Daisy, il mio cane, era una madre, non pervenuta, un padre, assorbito dalla musica, tutto insieme, visto che il copione della mia vita non prevedeva i genitori, era anche un compagno di giochi che mi sorvegliava forse meglio di chiunque.  
Quando, qualche mese fa,  Evelina mi si parò davanti, mi cominciò a parlare della motivazione: 'Ce l'hai ancora? Come allora? Che scrivevi sui muri? Che tenevi banco fra le tue compagne a raccontare fandonie fantasmorighe e che poi mi scrivevi di libri letti in quasi tutti i temi che assegnavo in classe, se vuoi te li mostro, li ho ancora qui… Autori che non potevi aver letto, mi dicevo, era impossibile, a quell'età! E non potevi! Ce l'hai ancora, vero, .la stessa motivazione? Perché è di quella che avrai bisogno se vorrai scrivere e scrivere sul serio'.
Evelina, continua a girare, qui, per i miei corridoi di Ali di Carta e se la doveste incontrare, non fate caso, è un po' pazza, parla in latino come se fosse una lingua viva e vegeta e lei beh...sarebbe un po' morta e direi da quasi trent'anni, ma la macchina l'ha riportata qui...
Non è andata proprio così, come diceva lei:' diventerai una scrittrice, scriverai sul serio!'
La motivazione mi è rimasta, chiusa in quel cassetto, eccome! Sullo scrivere 'sul serio', parliamone, parliamone davvero...Quante persone riescono a vivere della loro scrittura? Mi viene in mente un film che ho visto, e se ritrovo la motivazione ne farò la recensione. Titolo: ' La mattina scrivo' gran bel film, anche se visto da un punto di vista maschile, di un'amarezza travolgente.
Dicevo, per me, le cose andarono diversamente. Il cane, anzitutto. 
Un giorno la preside entrò in classe e chiese: "C'è Read? Mary, vieni, cara, che dobbiamo parlare…'
Pensai, con il cuore a mille: 'Che cosa vuole da me?' E la seguii in Presidenza.
'Il cane è il tuo?' Mi voltai e vidi Daisy accovacciata, orecchie basse sotto un tavolo.
'Sì, ma la riporto subito a casa'
'Domani verrai accompagnata dai tuoi genitori, il cane è aggressivo e può mordere gli allievi...'
Io non potevo essere accompagnata dai miei genitori perchè non c'erano, una specie di Pippi Calzelunghe, solo che invece del cavallo avevo il cane. 
E poi successe quel che successe.
Mi obbligarono a dimenticare tutto, la preside, il cane , le storie fantasmagoriche e la motivazione... feci tutt'altro…Davvero una bella storia che, se la raccontassi, non importerebbe un accidente a nessuno, tanto sarebbe illeggibile.

La macchina non funziona più da  qualche mese a questa parte. Non è purtroppo artificiale: si nutre di riflessi, di parole, di pensieri non detti, di leggere vibrazioni che solo i cani sentono, di alcune pubblicazioni che vivono su Ali Di Carta  e sente anche i pensieri di alcuni umani e anche di quella speranza che mi ha animato quando la ritrovai, dopo la pandemia, in quel cassetto insieme alle chiavi della macchina.
Ah! Sì, ci sarebbero anche le emozioni. Sicuro. E lì mi fregano. L'emozione sempre di non essere, di non avere, di non poter neppure sperare di essere, perchè non c'è verso, se ti rendi conto del limite, di quella qualità che non potrai mai avere, perché ti manca un pezzo, a dispetto di tutte le fatiche  che hai fatto e di tutto quello che per te vale.
Brutta cosa le emozioni, ti prendono, ti sconvolgono e poi ti abbandonano esangue a terra. La macchina è spenta e la motivazione è andata perduta.
Una voce di questo strano posto che è Ali di Carta mi ha detto che è normale. Una voce che zitta, zitta mi sta dicendo un sacco di cose giuste. Succede ad alcuni, ha detto. Forse a quelli 'veri'? Tutta colpa di quel cassetto e di quella macchina del tempo che c'era dentro. 
Stavo guidando così bene giù per le colline, per quei mari, dei babordi, dei tribordi, delle curve a gomito e delle derapate che la macchina si fermava ogni tanto e mi suggeriva una poesiola da quattro 'citti' (centesimi) per tirare il fiato ...E poi il salto in un altro portale, con un gruppo di voi, oh! Sì, l'ho fatto ed è stato formidabile! Ve lo avevo detto che ci riuscivo: organizzato, tirati dentro e poi un errore, un banale errore… Ma questa è un'altra storia e ve la racconterò più in là, se ritrovo la motivazione. 
Non so bene cosa sia successo, qualcuno ha chiamato la preside o forse mi devo comprare un altro cane, magari faccio come a scuola: 'Professoressa, mi spiace, ma i miei sono in viaggio, all'estero, mio padre viaggia spesso, ha un lavoro importante, non so bene quando torneranno…' 
'Ma scusa, Read, ci sarà qualcuno che ti badi?'
'Oh, sì prof! Il cane'.



Mary Read, al 19 settembre 2026





Lettera 24 : la motivazione testo di Mary Read
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