Riflesso d’acciaio

scritto da effe
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Testo: Riflesso d’acciaio
di effe

La massa informe di guerrieri scatenati aveva riempito la spiaggia come un invasione di granchi in estate. Nella brumosa aria del mattino, una tempestosa sinfonia cacofonica di cavernose urla di assalto e clangori annichilenti aveva spezzato il naturale silenzio nell’ ora del risveglio della natura.
La freschezza che si respira in questa stagione, non appena il buio comincia a evaporare per lasciare posto alla luce del nuovo giorno, veniva oltraggiata da un inferno umano di corpi e armature lanciate al massacro senza remore.
Anime dannate cedevano alla violenza più forte, il sangue zampillava in aria come tributo eterno alla macabra signora di quelle lande; l’aria si faceva greve, oberata di umori sudici e infetta di odio come invincibile pestilenza.
Sul campo di battaglia, il fragore dei colpi assassini sembrava non avere fine ma in realtà un silenzio irreale già acquisiva spazio tra gli scontri efferati. Progressivamente, alle grida che squarciavano l’ aria si sostituivano lamenti lontani e prolungati provenienti da indefiniti angoli del campo; i colpi violenti echeggiavano nella piana ben distinti, separati da mute pause che, dilatandosi, parevano pesare nell’ anima più del fracasso apocalittico di pochi minuti prima.
La foschia riconquistava spazio, affermando la sua supremazia su quel paesaggio dilaniato e sconvolto, un campo di morte in riva ad un grigio, calmo oceano infinito.
Qua e là ormai rari rumori indistinti e qualche spettro sfuggente, perso tra i corpi alla ricerca disperata di un segno, una parola, una speranza.
Al diradarsi della nebbia mattutina, ecco svettare da lontano una figura possente ma dal passo claudicante; uno che era stato un gigante nella mischia ora muoveva lento i suoi stanchi passi arrancando tra compagni e nemici caduti, ferito dentro prima che sul corpo chiazzato di rosso.
Mentre il sudore gli irrorava il viso stanco e grinzoso, il suo sguardo spaziava lento intorno a sé e davanti verso il mare; il respiro affannoso, nella sua mente stanca e nel suo cuore di combattente sopravvissuto a mille atrocità, gli appariva avviso chiaro di ciò che lo attendeva quel giorno.
In quel momento, senza pensieri né idea alcuna, vide un'altra ombra in piedi come lui, poco distante da sé e si sentì attratto inesorabilmente in quella direzione.
Nella sua testa, il dolore aveva scavato un abisso vuoto e nonostante gli risultasse impossibile capire chi aveva di fronte, ugualmente si mosse senza incertezze.
Nello stesso momento anche l’ altra figura si mosse, forse percependo passi metallici vicino a sé e parve dirigersi anch’ essa verso l’ ignoto sopravvissuto.
La bruma mattutina ormai andava scomparendo del tutto sulla spiaggia e
all’orizzonte, in fondo alla piatta superficie marina, sbocciava timida la punta di un disco luminoso che annunciava una nuova alba su di un mondo già troppo sveglio.
I suoi passi pesanti si fermarono tra i cadaveri e la grossa spada, resa opaca dal sangue seccatosi sulla lama, gli penzolava ora fino a terra; fardello d’acciaio divenuto ormai eccessivo per le sue forze in esaurimento.
I suoi occhi annebbiati, come quelli di un predatore ferito in cerca della sua ultima preda, cercarono avidi e davanti a sé, definì il contorno di un combattente che mostrava inequivocabilmente vessillo e colori nemici; questi, sorpreso dalla visione netta e improvvisa del suo avversario, fece mezzo passo indietro per poi restare fisso pochi secondi e cadere con un ginocchio e una mano in terra. Macchie di sangue imbrattavano la sua armatura danneggiata e l’altra sua mano impugnava salda l’elsa di una spada scura puntata verso il basso.
I loro sguardi si congiunsero ma nulla uscì più dalle loro bocche.
Restarono così, quasi che il dolore che entrambi condividevano avesse istituito un canale di comunicazione impercettibile all’esterno; il cuore pompava forte, gli occhi arrossati e tesi ad agganciare una stremata porzione estrema di vitalità resistente.
Una spada sporca si alzò faticosamente dal suolo e restò là in aria, tremante, a segnare la distanza tra i due. Gocce di sudore e sangue bagnavano volti scolpiti da dolorosa tensione allo stremo.
Fu allora che la luce crebbe e con essa il calore che delicato cominciò a impregnare la loro pelle umida; l’ acciaio ancora scoperto delle armature prese a brillare e con esso la lama alzata che in pochi istanti parve divenire di fuoco.
Quella luce rigenerante instillò una immagine nuova nei loro occhi e la tensione placata ritirò i suoi fili incatenati. Il mondo acquistava un colore diverso ed una nuova, fresca brezza veniva a ristorare quegli spiriti in agonia.
Essi caddero insieme sul campo, uomini finalmente pronti alla loro fine.



Riflesso d’acciaio testo di effe
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