La città urla, ferocemente. Sembra che mi voglia spaventare. Mi viene da sorridere, all’idea. Invece non sorrido, digrigno i denti. Non è rabbia, la mia, soltanto istinto.
La città urla, ferocemente. Da ogni direzione, schiaffi di dolore asciutto mi girano il collo. Non alzo il braccio, non schivo i colpi. Mi riempio la bocca di sangue e veleno, e poi sputo. Si fa così con i morsi di serpente.
La città urla, ferocemente. E’ solo un espediente, per non far capire che in realtà nulla ha da dire. Ho il volto imbrattato di fango, non ci casco. Osservo le ferite sul mio corpo e mi domando quando cesseranno di bruciare E intanto trovo la forza dentro al dolore
La città urla, ferocemente Io sto zitto, e il mio silenzio è più assordante. Ho gli occhi gonfi, ma è soltanto il vento Mi chino per afferrare una mano sconosciuta E una morbida coperta soffoca i ruggiti
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