Julian

scritto da Midnight
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Midnight
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Un bambino e il suo modo di combattere con armi inusuali. La sua storia, racconta con il rispetto che gli è dovuto .
- Nota dell'autore Midnight

Testo: Julian
di Midnight

Prendiamone atto, stavo correndo incontro a qualcosa che non conoscevo ma, la mamma mi ripeteva che sarebbe stato bello che avrei soddisfatto la mia voglia di sapere.
Io, un po' perché alla mamma credevo sempre, un po' perché la curiosità era tanta, non vedevo l'ora di cominciare quella prima elementare.
Non conoscevo nessuno, perché, avevo frequentato la scuola materna in un paese vicino.
Dopo una settimana però ero in ospedale.
Trauma cranico e trauma facciale, il naso così gonfio che faticavo a respirare.
I medici che mi chiedevano di raccontare come avessi fatto una, due, dieci volte.
Ma è sempre uguale la mia risposta, mi hanno spinto.
Mi hanno tirato su il cappuccio della felpa e mi hanno spinto contro la colonna del portico della scuola, non l'hanno fatto apposta.
Anche le maestre mi hanno detto che, i miei compagni stavano giocando.
Non capivo perché la mamma fosse così arrabbiata e perché piangesse.
Forse perché avevo la felpa sporca di sangue ?
Ricordo che non volevo sentire quel tono di voce duro, volevo solo che mi prendesse in braccio.
Mi sentivo strano, mi girava la testa e avevo la nausea.
Volevo che la smettessero di parlare e mi portassero a casa.
Cosa significa denuncia mi chiedevo.
In macchina papà me lo ha spiegato ma, non credo di aver capito bene in quel momento; qualcosa che mi avrebbe protetto, che avrebbe tenuto lontani i miei compagni.
Devo convincere la mamma, le strappo una promessa; non verrà a scuola, non farà denunce, le credo.
In cinque anni ho rifatto tre volte gli occhiali, la mamma diceva che non si toccano le persone con gli occhiali ma, penso che i miei compagni non ne fossero al corrente.
Quando sentivo il papà e la mamma parlare dei miei lividi, andavo in camera mia.
Preferivo il silenzio.
Avevo l'impressione che non capissero che non volevo rimanere solo e senza amici.
La scuola elementare finirà, pensavo, e con lei anche questa pesantezza che sento prendermi ogni volta che entro in classe.
Mi ritenevo responsabile del mio malessere, probabilmente dovevo cambiare qualcosa nel mio modo di fare.
Era così in oratorio e in chiesa mentre ci vestivamo per servire la santa messa, del resto eravamo sempre gli stessi, a scuola e fuori; gli stessi saremmo stati alle medie.
Alla scuola media effettivamente qualcosa è cambiato, non mi picchiavano più, mi prendevano in giro per come mi vestivo, sottraevano dal mio zaino libri e quaderni che a quel punto tornavano in mio possesso solo dopo giorni e mi tiravano sassi sulla strada verso casa ma, io correvo veloce e solo ogni tanto riuscivano a prendermi.
Adesso però sono stanco; da quando a settembre all'inizio della terza media, i miei sono piombati nell'ufficio della preside sento i bisbigli di quelli che sono stati avvisati dell'arrivo di provvedimenti disciplinari.
A scuola sono davvero isolato, non mi rivolgono la parola e quando usciamo, devo seriamente guardarmi le spalle.
Capita che venga a prendermi mio fratello, lui è più grande di me, è un uomo di trent'anni e non ha uno sguardo gentile, mi sgrida, perché dice che dovrei imparare a difendermi ma, non sarò mai come lui e lo sa.
Alzare le mani, non trovo che sia una soluzione, io preferisco il dialogo.
Vero è, che, con i miei compagni non sembra possibile.
Mi serve un miracolo per uscirne indenne.
Mancano quattro mesi alla fine della scuola.
Poi una domenica, un giorno prima del mio compleanno sento la notizia in televisione, un virus è arrivato dalla Cina.
Stanno dicendo un sacco di cose ma, una mi colpisce e risveglia il mio interesse, da domani scuole chiuse per una settimana.
Quella settimana è durata mesi.
La scuola, invitava ragazzi e genitori a parlare con la psicologa per superare quello che definivano il tremendo trauma che il lockdown provocherà ai nostri giovani; ma stanno scherzando?
Non mi serviva adesso questo tipo d'intervento.
Le lezioni online, non mi hanno dato problemi, ho potuto preparare il mio elaborato per l'esame in tutta tranquillità e quando l'ho presentato ero sereno come mai mi era capitato di sentirmi in classe.
La mamma, dice che ogni cosa ha il suo perché, che niente accade per caso... come darle torto?
Julian testo di Midnight
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