L'architettura dei desideri

scritto da poseido
Scritto 10 giorni fa • Pubblicato 8 giorni fa • Revisionato 8 giorni fa
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"Respirare il legno è diventato cibo da masticare. Le foglie, acqua per dissetarsi e le radici, appoggio per le mie mani."
- Nota dell'autore poseido

Testo: L'architettura dei desideri
di poseido

Dei due modi, chissà quale è di tuo piacere.
Ho imparato ad accettarlo, lo vivo e lo affronto: rischio.
Chissà quale di quelle città può salvarci dagli inferi di questa vita. Sono certo di una cosa: la mia armatura non è fatta di metallo... è costruita con una lega molto più potente di qualsiasi altra struttura conosciuta: l'Amore.
Fedora ti somiglia: la città di chi, nella propria immaginazione, ha chiaro quale sia il desiderio o la volontà di viverci; "la città che avrei voluto".
Se mi dovessi chiedere la tua, risponderei Bauci: la guardi dall'alto senza toccarne il suolo, per rispetto e per studiarne la struttura. Vivi in un solo contesto, ma nella tua testa hai costruito altre mille varianti: altre opportunità per vivere, le stesse mie varianti. Uno studio costante sulle relazioni e la paura di mettere a nudo i propri desideri, come se fossero da proteggere.
Ai miei desideri ho cucito vestiti di varia fattura, più o meno comodi: alcuni di lana, altri di cotone. Ho riservato la seta solo per quelli speciali e per coloro che, palesandosi, avvolgeranno la mia identità. Ho insegnato loro a dialogare usando vocaboli semplici e concisi, unendo il sacro (la perfezione) al profano (l'eremo dei viventi).
Tamara rappresenta il nostro quotidiano, la vita dei simboli. A un albero non si dà più importanza: nessuno sa più come nasce e quale sia la sua forza. Di te, Tamara non conosce nulla; tu scavi la terra e ne ricavi nutrimento, mentre lei si perde nel labirinto delle affissioni e delle marche. Tamara riduce tutto a un'unica necessità. Ma tu no. Io stesso no.
Respirare il legno è diventato cibo da masticare; le foglie, acqua per dissetarsi; le radici, appoggio per le mie mani. Tu ne scrivi, in parte, seguendo la tua logica insieme alle tue cornici.
Le sue strade sono una passerella
illuminata dalle luci artificiali:
niente di vivo,
tutto artefatto.
Negozi vuoti con lo sconto del 50%.
Cammino senza fermarmi,
non mi curo della plastica.
Desidero l'anima,
guarire la mia
abbracciando il respiro di un'altra.
Il tuo è simile,
con scarpe diverse,
di marca femminile.
Le porti con eleganza:
ti fermi solo per guardarle,
per vedere se sono consumate,
per farle respirare.
Intanto i negozi chiudono:
è arrivata l'ora di fingere,
racchiudere tutto in 7 pollici,
di sorridere senza mostrare la bocca e i denti,
seduti su poltrone fatte di carenza e sottili arrese.
Tu:
hai deciso di cenare.
Prepari qualcosa di semplice,
veloce da masticare.
Appoggi su quel tavolino
che ti guarda e aspetta
che tu rimetta in ordine cronologico
tutti i pensieri che ci hai poggiato sopra.
Il divano morbido,
il tuo preferito,
scelto con cura.
Il tessuto che sa accarezzare la tua pelle,
la sensazione di una mano che avvolge,
un amore che stringe.
Sei avvolta.
Al riparo.
Difesa.
Arriva la carezza dei fianchi,
distesa.
La carne che tocca
quel vivido sentore dettato.
L'allontanamento dai pensieri
lasciati lì,
dimenticati.
L'ombra delle vesti,
le pile ammassate.
Il tuo respiro a tempo:
un ritmo infinito,
lento.
La sua coperta,
il tuo conforto.
La mia veglia silente.

L'architettura dei desideri testo di poseido
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