Sono le sei e, come tante volte, stacco la sveglia in anticipo. Non posso non pensare che qualche pensiero navighi nella testa, pur non riuscendo a trovarlo. Una vela che prende la bolina. Nella ricerca ne trovo altri, come se non fossero mai abbastanza. Monili in scatole chiuse, post it che avevo lasciato lì, come se bastasse a dimenticarli. Devo ancora rispondere a qualche WhatsApp, qualche chiamata a cui non ho premuto verde. È bello essere cercati, ma questo giro son stanco. Più delle gambe che sabato hanno retto un giro monster tra i colli. E che ancora devono recuperare. Non ho più vent’anni e forse è meglio così.
Lascio anche i miei soliti conti da parte, affidandomi anche troppo a tranquillità che non ci sono perfettamente. Non come vorrei. Lascio persino che i sogni non siano interpretati. La solita C, che in una sola cena mi ha folgorato e illuso, che in un anno mi ha illuso e spento. Può bastare una sera a cambiare le proprie percezioni, così come quasi un anno non basta a dimenticare certe cose.
Penso ai fiorai, alle rose che sistemano nei loro vasi. Se solo sapessero quante sono lì e avrebbero dovuto posare su un tavolo di nuovo, una sera, in un angolo per due disdetto.