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Sono qui, seduto sulla sedia, che aspetto. Mi metto un altro maglione mentre aspetto che questo male mi passi. Vorrei provare a uscire, fare qualcosa, ma la mia mente mi tiene incollato a queste quattro mura. Non mi fa bene stare solo, isolato. Non ho scelto di starmene in un angolo in disparte: sono immobilizzato in uno stato mentale. Fa freddo in questa casa. Fa freddo perché non faccio niente. Non fare niente mi fa sentire in colpa. Mi sento inutile. Sono schiavo del produrre compulsivamente qualcosa di mio in modo da lasciare il segno. Vorrei poter scegliere di stare fermo a fissare il muro per un giorno intero e godere di quei momenti di puro ozio. Quando fisso il muro è perché sto ragionando su come lasciare un altro impercettibile segno in modo da confermare la mia esistenza. "Siamo solo di passaggio," dico sempre, certo, ma se tornassimo tra ottantaquattromila anni sotto forma di un altro essere? Saremmo in grado di riconoscere i segni che abbiamo lasciato nel nostro cammino? Non lo so.