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E io che mi credevo
una semplice selkie:
una pelle di foca
da smettere all’insorgere
di una nuova alba curiosa
E forse qualche dea
sottomarina, mi avrebbe
un giorno lontano
richiamata al palazzo buio.
Invece, sicura come ghiaccio
rocca e terra dura,
non posso rarefarmi
leggendarmi e narrata remota.
Non posso, ma penso neanche voglio,
esimermi da dendo e collerico
richiedere che esista alfine un senso.
Il tempo e l’essere
me lo diranno, Martin?
Un pescatore dalla riva lenta
mi vede e m’immergo
vuota e scura
piena e viva
innocente e pallida
come il sole
che lui fissa