Si chiama “Mammellone”, per abbondanza di pescato, un tratto di mare, tra Africa e Trinacria.
Tanto che vi si rinvenne un bronzo, icona satirica di vita danzante.
Nel quotidiano si alzano reti, popolate da vario pesce, che edifica la ricchezza di pochi sulla gioia affaticata di chi vive alla giornata.
Ora però quelle tele rattengono altro. Umani resti, corpi in sapone, di chi traversa su un barcone, in tristi condizioni, la striscia blu-salina, sommessa al blu-celeste.
In preda alla scommessa di trovare qui lavoro, non oro. Dignità e libertà, non pigrizia o nequizia.
Ma il “Mare nostrum” fa il suo dovere, quasi spontaneo baluardo di un paese codardo, che teme il diverso come lo svelamento delle proprie miserie.
Il (po)vero abisso, di chi non vede l’altro versando nei ceppi di sé stesso.
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