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Appena atterrato nella città di Luxor, in Egitto, e già il dottor Turner non vedeva l’ora di girare i tacchi per rientrare a Berkeley. Ma aveva un compito da portare a termine. Con fare tra il seccato e l’affannato, trascina le sue scarpe lucide sulla rossa sabbia al suolo, tirando dietro di sé il trolley con una mano e facendosi aria con l’altra. Ad aspettarlo dall’altra parte di una strada poco più avanti, a pochi passi fuori dall’aeroporto, un giovane uomo tipicamente egiziano, dalla scura carnagione ma occhi azzurri come il ghiaccio più antico ed una scompigliata capigliatura nera e folta. Hassan tiene tra le mani un piccolo cartello con la dicitura scritta a mano “Dott. Turner”. “Hassan Faruk?” chiede il dottore. “Sono io, signore” risponde l’uomo. “Sono il dottor Turner, ci siamo sentiti per telefono” ribatte lo scienziato. “Signore, capirà che venire in aeroporto per aspettare uno sconosciuto senza sapere il perché di tutto questo mistero non…” e Turner lo interrompe: “Avremo modo di parlare, ma non sarò io a darle le risposte. Lei dovrebbe prendere un aereo con me, fra tipo… tre ore”. “Fra tre ore?” ripete esterrefatto Hassan. “Esattamente, non si deve preoccupare di niente lei e le posso garantire che in California c’è un’ottima proposta che potrebbe interessarle" conclude il dottore.
Alcune poche ore dopo si trovavano su un aereo diretto negli States.
Il giovane Hassan non aveva mai avuto modo di viaggiare in aereo e fino ad una manciata di ore prima non avrebbe potuto immaginare che tale circostanza si sarebbe realizzata in condizioni così misteriose. Era diretto a Berkeley e non ne sapeva il motivo. Era passata una sola settimana da quando aveva ricevuto la telefonata del dottor Turner, il quale aveva solo riferito ad Hassan che la University of California aveva selezionato, in base ad una indagine segretissima, potenziali candidati per un progetto scientifico. Quello che non sapeva è che si sarebbe ritrovato poco dopo in volo verso quella università ed il fatto lo aveva sconvolto così tanto che ora riusciva solo a guardarsi intorno su quell’aereo e fuori dall’oblò. “Signor Faruk, gradisce qualcosa da bere?” chiede il dottore facendo trasalire il giovane. “Scusi, come ha detto?” replica Hassan con aria confusa. “Venga con me, c’è il servizio bar, avremo occasione di parlare”, afferma Turner nell’alzarsi dalla seduta. Il ragazzo lo segue. “Brandy?” chiede l’americano. Hassan, che non ne aveva mai bevuto uno, risponde impacciato: “Ehm… sì”. “Due, per favore” scandisce Turner al barman d’aereo, e poi continua: “Dunque, a Berkeley la attende il dottor Wright il quale non mancherà di darle le più giuste spiegazioni che lei sia autorizzato a ricevere, ed in grado di comprendere mi verrebbe da aggiungere, sperando di non offenderla, tuttavia mi hanno autorizzato nonché raccomandato di riferirle che il progetto al quale prenderà parte, se lo vorrà, è fortemente compartizzato e ripartito in una scala gerarchica basata sulle conoscenze che ogni classe sarà tenuta ad avere”. Il giovane uomo alza il sopracciglio in un’espressione di perplessità, quando il dottor Turner riprende: “Le sarà inoltre richiesta massima discrezione riguardo a quel che il professor Wright le potrà dire, avrà modo di rendersi conto di quanto possa essere delicato il progetto che il professore ha in mente per lei”. Hassan si insinua tra la parlantina di Turner, chiedendo: “Dottore, ha parlato di candidati. Quanti saremo?”, Turner si prende un momento per schiarirsi la voce, poi: "Lei Hassan era la mia ultima spiaggia ed è l'unico ad aver accettato di seguirmi per proseguire nella selezione e mi creda, questo le attribuisce un... valore? Per noi inestimabile, ma credo di aver già detto troppo. Si goda il drink e poi riposi, ci sono ancora alcune ore di volo" conclude alzandosi dal bancone portando con sé il suo bicchiere. Hassan sconcertato e curioso ora più che mai, prende un sorso del suo brandy per poi ingoiarlo con disgusto.