Contenuti per adulti
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L'agonia ti corrode, certo, ma l'angoscia lo fa a fuoco lento.
Le ho conosciute bene entrambe.
All'inizio, la mia mente era annebbiata e scoordinata; avevo la sensazione di essere sott'acqua, tra ombre che ondeggiavano e il canto delle balene che risuonava. L'oscurità era immensa e la sensazione di confusione, statica e sorda, che provavo era a volte intervallata da un panico paralizzante.
La pressione sanguigna è alle stelle, gemevano le balene.
Lentamente, lentamente, risalii in superficie, lasciando l'acqua profonda sotto di me. Era ancora buio, ma il canto degli uccelli acquatici in lontananza si faceva più acuto, trasformandosi in bip e ronzii.
Poi arrivò la noia, i giorni del nulla che si prolungavano all'infinito. C'è un campanile non lontano dalla mia finestra; per un po' ho cercato di contare i giorni in base al rintocco delle campane, incidendo segni con un gesso bianco sulle pareti scure della mia mente. Quando ho cominciato a perdere il conto, ho deciso che non importava. Quanti giorni si erano trasformati in settimane, in mesi, mentre ero immersa nell'abisso?
Conosco Sandy per via dell'acuto odore antisettico del disinfettante per le mani; le sue mani sono morbide e calde, e io sprofondo nel suo seno quando mi solleva e mi passa la spugna fresca e morbida sulla schiena. Sento un bisogno irrefrenabile di inspirare profondamente, e a volte riesco quasi a sentire il bruciore delle calde lacrime di frustrazione che mi rigano le guance per il fatto di non poterlo fare; quando lei mi parla con la sua voce squillante, sento la mia pelle ambrata che si cuoce al sole, o il fremito dell'attesa mentre l'orologio ticchetta verso la mezzanotte di Capodanno, con l'emozione di indossare i pantaloni della tuta appena usciti dall'asciugatrice.
Abbiamo ridotto la dose di sedativi, ma non abbiamo ancora alcun riflesso pupillare.
In altri giorni, arriva Lisa. Capisco che è una fumatrice, e immagino il mio corpo che si ritrae mentre le sue dita imbevute di nicotina giocherellano con i miei tubi e le mie cannule. Dovrebbe lavarsi le mani, ma non sento mai l’odore della schiuma del disinfettante quando entra, sempre di fretta, con passi pesanti e agitati; appoggia la sua cartellina e il suo cordino sulle mie gambe, e il loro peso sui miei stinchi mi sembra in qualche modo rassicurante. Ora sono solo un tavolo. È brusca e sbrigativa, la sua voce è rauca e stridula e io spingo le spalle verso le orecchie come una specie di scudo, ma ovviamente non mi obbediscono. E' in quei piccoli momenti che i punti della realtà si tendono e la futilità di desiderare qualsiasi cosa diventa così opprimente che vorrei poter strisciare fuori dalla mia pelle.
Ma ovviamente non posso.
Ricordo un articolo che lessi anni fa: una guida alla sopravvivenza causata da una situazione incredibilmente improbabile. Una serie di interviste a prigionieri di guerra tenuti in isolamento per anni e anni; sembrava quasi di sbirciare nei loro cervelli, leggendo di come fossero riusciti a sopravvivere per interminabili periodi con solo la propria mente come compagnia. Un soldato che era stato imprigionato in Vietnam implorava il lettore, qualora si fosse trovato in una situazione simile (perché poteva succedere a chiunque, giusto?), di rivivere ogni ricordo che riusciva a recuperare dai recessi del proprio cervello nei minimi dettagli; si potrebbe allungare il ricordo di una conversazione sulla spiaggia fino a occupare la coscienza per giorni, se si facesse attenzione ad ogni singolo granello di sabbia che si era insinuato nei sandali, e ad ogni leggero cambiamento nella direzione del vento. E così faccio: cammino in punta di piedi nella mia vita, raccogliendo ricordi come conchiglie sulla spiaggia, esaminandoli da ogni angolazione. Per guadagnare tempo.
Da bambini, David e io ci arrampicavamo su per la montagna verso la casa di mia nonna ogni mercoledì sera; la ghiaia scricchiolava sotto i nostri piedi, e c'era un buco nella suola delle mie scarpe da ginnastica, proprio sotto l'alluce. Un giorno David notò un ragno, uno di quelli con le zampe molto lunghe, che camminava lentamente su una roccia e, senza alcun motivo, lo prese e gli strappò via le zampe, una a una, finchè non rimase altro che un ovale grigio-marrone con delle chele prensili e inutili. Poi lo ributtò per terra, solo un altro sasso sulla strada, e io piansi.
E' solo un ragno, mi disse.
No, non lo è più, singhiozzai. Ora era solo un'altra roccia.
Ora sono solo un altro tavolo.
A volte David arriva, ma non mi parla quasi mai. Avverto la sua presenza dal modo in cui si schiarisce la voce ogni volta che cambia posizione, un'abitudine che mi faceva impazzire quando eravamo più giovani, prima che arrivassero i bambini, e la casa era silenziosa; con il passare degli anni, è diventato come la campanella di un gatto. Ora, mentre lotto contro le maree che cercano di riportarmi in profondità, è un faro. Sento l'aria che sibila dalla poltrona accanto al letto mentre lui ci sprofonda, il tamburellare intermittente delle sue dita sul delicato e sottile vetro dello schermo del suo telefono. Quando Sandy entra, le fa delle domande e parlano di me come se non fossi lì.
Domani mattina la sederemo a fondo per una TAC e una risonanza magnetica: ci sono alcuni rischi, ma i risultati dovrebbero darci un'idea più precisa dell'entità del danno.
La marea arriva inaspettatamente, mi strappa i piedi e mi fa rotolare sott'acqua, risucchiandomi. Non c'è niente qui se non la pressione soffocante, il respiro pesante, e gli echi confusi delle onde. Le profondità sono infinite come sempre, ma ora sono più calma, senza ormeggi qui, nelle ombre che si allungano, il mio corpo che si contorce e si rigira nella corrente. Non sono solo un tavolo...
Le funzioni vitali stanno crollando, cantano le balene.
Ieri il marito ha firmato un DNR.
Ho sempre desiderato trascorrere più tempo al mare. Per un periodo ho tempestato David con gli annunci immobiliari di cottage sulla spiaggia incastonati tra le dune; ho aspettato con il fiato sospeso che si innamorasse di uno di loro e che la nostra vita iniziasse davvero.
La vita in un posto così sarebbe noiosa, Janine.
Così liquidò l'idea, e per un attimo mi sentii come quel ragno della mia infanzia: abbandonata, bloccata, solo un altro sasso tra la ghiaia.
Riesci almeno a vedermi?
L'acqua profonda mi preme addosso, mi fa rimbombare il battito cardiaco nelle orecchie; ogni suono riverbera contro se stesso in un'eco infinita, come un pensiero che non trova mai quiete.
E' solo un ragno, gemono le balene.
Mi immergo più a fondo.
No, non lo è più.