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Quando vedo una persona felice
felice lo sono anch'io,
ma dentro ho sempre quel leggero
dolore, quel soffio di tormento
che mi porto dalla nascita.
Ricordo nel grembo materno
stavo bene, nuotavo in un lago
amniotico,
sotto un sole ombelicale, mi tuffavo
e giocavo con la mia amichetta
placenta, col mio amico
cordone ombelicale.
Vedevo atolli e coralli, spiagge
e miraggi, poi una candela solitaria
nel caso si spegnesse il sole.
Mi sentivo protetto
da caldi mani, amato in ogni cellula
ogni piccola anima.
Poi all'improvviso uno strappo,
mi sentii tirare fuori da quel paradiso
di carne,
e sangue e acquitrini di vita
gocciolavano.
Era freddo e non vedevo più il sole
ma una luce falsa, al neon.
Così iniziò il mio pianto
il mio tenue dolore, ma quando vedo
una persona contenta
nel mio piccolo spazio interiore
un po' contento lo sono anch'io.
Sono cresciuto poi ho capito: la vita
chiede tanto, anche troppo
ma da anche tanto, forse solo
quello che ho bisogno.
Vedere di meno sentire di più, dire no
ma intendere sì.