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"Qui mi fermo"
Eri un oceano in un mondo di assetati,
e hai offerto ogni onda, ogni goccia,
pensando che la sete degli altri fosse il tuo dovere,
che il tuo valore si misurasse in quanto restavi vuoto.
Ma la gratitudine è un fiore raro,
che non cresce dove l’acqua
è troppa e scontata.
Ti hanno chiamato "problema" quando è apparso il tuo fondo,
quando hai smesso di scorrere per diventare scoglio;
perché chi è abituato a prendere
non perdona a chi ha il diritto di stancarsi.
Non sei sbagliato:
sei solo stato un tempio,
con le porte troppo aperte
in una città di ladri.
Hai scambiato il tuo sacrificio
per un ponte,
ma loro lo hanno usato
come un tappeto,
senza guardare mai
il colore dei tuoi fili,
senza sentire il rumore
dei tuoi passi stanchi.
Hai dato il tuo tempo,
quel tesoro che non torna,
a chi lo usava come un orologio rotto,
buono solo quando serviva a segnare la loro ora.
Non sei sbagliato.
Sei solo un’unità di misura rara,
troppo nobile per questo mercato di sconti.
Adesso fermati.
Riprenditi i pezzi sparsi lungo la strada,
raccogli il silenzio che hai regalato
a chi non ascoltava.
Non è egoismo il confine che tracci:
è l’unico modo per non diventare cenere.
Perché il mondo,
questo strano posto,
impara a vederti solo quando
smetti di farti trasparente.
Sii il tuo giardino,
non più il sentiero di tutti:
chi ti merita saprà bussare,
chi ti usa saprà solo lamentarsi
del cancello chiuso.
Ora, chiudi le mani.
D’ora in poi, chi vorrà la tua presenza
dovrà imparare a portare la propria.