Burocrazia

scritto da Frato
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Frato

Testo: Burocrazia
di Frato

L’androne era enorme e circolare dal soffitto altissimo. Si guardò intorno incerto, fin che vide, in fondo sulla destra, una scrivania sul cui ripiano campeggiava il cartello: INFORMAZIONI.
‘Meno male’, pensò.
Dietro, seduto scompostamente su una sedia verde imbottita, con la giacca della divisa sbottonata, sedeva un signore sulla cinquantina, occhiali spessi, sguardo sonnacchioso; il cui berretto, con una stretta visiera sul davanti, poggiava capovolto sul lato destro del tavolo, la fascia interna un po’ scurita dal grasso dei capelli.
Si avviò verso la scrivania attraversando un pavimento di marmo con un grande disegno a stella, sempre di marmo, attraverso il salone illuminato da altissimi finestroni con i vetri sporchi.
Davanti alla scrivania c’erano due persone, una stava già parlando, l’altra, quasi appiccicata alla schiena di quello davanti, aspettava, impaziente.
L’impiegato rispondeva a monosillabi, lento, sembrava in lotta col sonno di una notte di veglia.
“Non è possibile! – diceva quello prima di lui, rivolgendosi a tutti e a nessuno, lo sguardo corrucciato - non è possibile! E’ un quarto d’ora che questo – e indicava con rabbia il signore davanti a sé – sta chiedendo informazioni. E non capisce che c’è gente in coda, che aspetta: non gliene potrebbe fregare di meno, non gliene potrebbe!”
Il nuovo arrivato sorrise debolmente, imbarazzato, fingendo una chiamata al telefonino, e guardando a terra.
Infine, il primo della fila se ne andò, arcigno e insoddisfatto, con un lampo d’odio negli occhi, e toccò all’altro.
Non impiegò più di due minuti e si voltò, sorridendo, guardandolo come se gli avesse fatto un favore – altro che quello di prima! – e si avviò lungo il corridoio a lato della scrivania.
“Buon giorno, disse, ora che toccava a lui, mi servirebbe un’informazione”
“Siii?” appena sussurrato e molto annoiato.
“Vorrei sapere a quale ufficio mi devo rivolgere, per le pratiche di acquisto di un pezzetto di terra per una fossa nel camposanto”
“Signore, è l’agenzia funebre che si occupa anche di questo, non è il caso che si scomodi personalmente qui, all’anagrafe”. Il tono aveva un che di irridente, ma si si stava moderando, nel caso probabile che il tizio fosse appena reduce da un lutto.
“Lo so, ma vede…non è per un congiunto; è per me.”
Ora l’usciere era del tutto sveglio.
“Per lei? Ma… di solito sono i parenti del mor… del defunto, che si occupano di queste cose, funerale compreso. E’ la prima volta mi capita di sentire una cosa del genere.”
“Sì, ma, abbia pazienza, devo farlo io, di persona. Può dirmi dove andare, per favore?”
“Qui, nel corridoio alla mia destra, terza porta”
“Grazie, buon giorno”
Davanti alla porta non c’era nessuno. Bussò, nessuna risposta. Bussò di nuovo, ancora silenzio. Aprì titubante: “E’ permesso?”
“Si? Avanti - l’atteggiamento sembrava seccato - mi dica” L’uomo era seduto a sinistra, appena oltre l’uscio e stava posando un foglio sulla scrivania.
“Buon giorno, sono qui per avere dei chiarimenti sul terreno per una fossa al cimitero…”
“Ma, signor mio, questo è l’ufficio urbanistico; ci occupiamo della segnaletica stradale. Non è certo qui che deve venire”
“Mi spiace, ma l’usciere…”
“Ah, chiaro! Allora: esca, torni nell’atrio e poi vada nel corridoio di fronte, fino all’ultima porta in fondo. Ha capito?”
“Sì, certo. Grazie e mi scusi. Buon giorno”
“Eh… buon giorno, stia bene”
“Avanti!”, la voce era squillante e rispose al primo colpetto delle nocche sulla porta.
Gli spiegò perché era lì,
“Ma, forse non lo sa, l’agenzia funebre…”
“La prego, non me lo dica anche lei, me l’han già detto tutti! Il punto è – scusi se insisto – il punto è, dicevo, che sono solo. Nessuno si occuperà di me, una volta morto. Ecco perché sono qui: voglio sistemare le cose da me, mentre posso”
“Ah, capisco!” ma non capiva per niente. Perché non si era rivolto comunque a un’agenzia funebre? Potevano occuparsene loro: di tutto; bastava pagare. Ma, forse, non aveva abbastanza denaro? Lo guardò di sottecchi; il suo cappotto aveva certo visto tempi migliori. O, forse, il suo cervello non era del tutto a posto, chissa!
“Dunque, signor…chiedo scusa, qual è il suo nome?”
“Leone Alberti, signore”
“Dunque, signor Alberti; mi serve un certificato di residenza. Sa, deve risultare che lei è residente in questo comune. L’ha già con sé, per caso?”
“No, non sapevo che servisse. Però, se mi indica a quale ufficio rivolgermi, vado a farlo subito”
“Non può, signor Alberti. Lo sportello anagrafe è stato chiuso –ragioni di tagli alla spesa, capisce. Ora è attivo solo lo sportello automatico. Si collega al nostro sito e richiede il certificato. Nessuna coda da fare!”
“E me lo stampano subito?”
“Non proprio subito. Deve prima compilare il form online. Però è solo questione di un giorno o due”.
Se non sapevi cos’era il form online era un guaio!
I giorni di attesa furono quattro; e meno male che lui, come ex insegnante, era un po’ aggiornato su queste diavolerie informatiche! Anche solo trovare la dicitura corretta era stato alquanto faticoso: ‘richieste individuali’, ecco il link da scegliere. Stampò il foglio, ma…era sbagliato l’indirizzo! Il numero di casa non era 123; lui abitava al 132! E ora?
Tornò all’uffico, stesso usciere. Forse l’aveva riconosciuto? Era impossibile…con tutta quella gente.
Per correggere il certificato doveva andare nell’ufficio nel corridoio a fianco, quinta porta.
“Quinta porta, giusto?”
“Sì, ho detto quinta porta. E’ il caso di ripetere? Quinta porta”
“Signor Alberto…”
“Alberti, prego”
“Va beh, signor Alberti – una pausa con sbuffo – per entrare e cambiare un dato nell’archivio ha bisogno di un codice pin. Ce l’ha?”
“No, non ce l’ho, come posso procurarmelo?”
“Noi gli forniamo le prime quattro cifre, qui, in ufficio. Poi il sistema ne genera altre quattro, casuali, e le vengono mandate via posta. Col codice completo lei può cambiare quel che deve cambiare; il numero di casa, vero?”
“Sì”
“Bene, vada al link ‘variazioni’ e poi segua le istruzioni”
“Grazie, molto gentile. Però…come la mettiamo col fatto che il vostro sistema ha il mio numero di abitazione sbagliato? Mi spedirete la posta al 123? Così non la ricevo!”
“Già, questo è un problema. Aspetti che chiedo”
Andò alla scrivania di un collega, confabulò qualche minuto, poi:
“Signor Alberto, abbiamo le mani legate! Facciamo così, io correggo a mano l’indirizzo stampato dal computer sulla busta, così risolviamo la cosa senza farle perdere altro tempo, va bene? Aspetti che me lo segni”
In poco più di un mese, era in possesso del certificato di residenza. ‘Infine, se dio vuole!’
Tornò all’anagrafe. Stavolta non si fermò al tavolo delle informazioni, ma, con una cert’aria di sufficienza, passò davanti all’usciere ed entrò nell’ufficio giusto.
“Che vuole?” L’impiegato oggi pareva meno ben disposto.
“Buon giorno, sono il signor Alberti…per quel terreno per la fossa al cimitero. Ricorda? Le serviva il certificato di residenza…”
“Ah, sì, ora ricordo. Ce ne ha messo di tempo direi. Contento lei…”
“Veramente c’era un errore nell’indirizzo e, per correggerlo è passato tutto questo tempo”
“Va beh, andiamo avanti. Mi dà questo benedetto certificato?”
“Ecco, prenda”
“Cos’è che ha corretto, il numero?”
“Sì”
“Non possiamo andare avanti, signor Alberto…”
“Alberti, mi chiamo Alberti. Perché non possiamo procedere?”
“Perché, quando riempio il form dalla schermata e metto il nuovo numero, il programma si blocca e mi dice ‘incompatibilità’. Capisce?”
“No, veramente, non capisco”
“Incompatibilità, vuol dire che non può procedere!”
“Certo, questo l’ho capito. Non capisco perché non può procedere”
“E’ semplice. Nell’archivio sono contenuti tutti i dati dei cittadini, compreso l’indirizzo. Quando il computer confronta quello che io immetto con quello che lui ha (che è il numero vecchio), ecco che si ferma e mi dice ‘incompatibile’. Chiaro?”
“Scusi, ma l’ufficio anagrafe non è collegato direttamente col vostro? Per cui cambiando un dato anagrafico, questo non si riversa automaticamente nel vostro sistema?”
“Già, signor Alberto…fantascienza. Deve aspettare che i nuovi dati vengano scaricati nel nostro sistema informatico, e questo avviene una volta l’anno; per la precisione fra undici mesi”
“Quindi devo tornare fra un anno, qui da voi?”
“Sì, ci rivediamo il prossimo dicembre, buon giorno”

Quel novembre faceva proprio freddo, un freddo eccezionale.
All’ufficio tumulazioni arrivava ogni giorno un plico dei nuovi ‘casi’. Dovevano, in base alle informazioni fornite dall’agenzia delle pompe funebri, assegnare il terreno per la tumulazione.
“E questo, dove lo mettiamo? Non c’è indicato niente, nessun terreno individuato, nessuna tassa comunale pagata”
“Qual è il problema? Lo mettiamo nella fossa comune, no? E’ forse una novità?”
“No, no, per niente. E’ solo che mi par di ricordare questo nome…’Alberto’. Chissà dove l’avrò sentito!”



Burocrazia testo di Frato
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