Il Fotografo Cieco - Il Mare Di Vetro

scritto da Edgar Ros
Scritto 11 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Serie "Flash Stories". Storie brevissime con finale non completamente chiuso. Il lettore, se vuole, può pensare a un epilogo alternativo.
- Nota dell'autore Edgar Ros

Testo: Il Fotografo Cieco - Il Mare Di Vetro
di Edgar Ros

Il Fotografo Cieco

Il Fotografo Cieco arrivava nei villaggi avvolto nel buio dei suoi occhiali spessi come fondi di bottiglia, la camicia sempre stropicciata, i vestiti intrisi della stessa patina lucida delle sue foto.

Non vedeva nulla o così si diceva, ma i paesi gli si aprivano davanti come libri colmi di memorie e i volti delle persone erano capitoli da sfogliare. Poggiava la vecchia macchina fotografica sul cavalletto, chiamava il soggetto, un bambino, una persona anziana, una coppia appena sposata, chiedendo di mettersi davanti all’obiettivo e, con una voce sussurrata, quasi carezzevole, chiedeva di restare immobili, fissando la lente per qualche secondo. 

Era in quell’istante che accadeva: un lampo, uno scatto secco e il soggetto sentiva come un intorpidimento che partiva dagli occhi e si propagava in tutto il corpo. Le fotografie uscivano dall'antica macchina già sviluppate, iperrealistiche eppure strane, perché i ritratti erano sempre più pallidi, più sbiaditi rispetto alla realtà, come una persona in procinto di svanire dalla memoria del mondo. Nel giro di pochi giorni chi si era fatto ritrarre cominciava a perdere consistenza: prima la propria ombra, poi la voce che si faceva debole, infine il corpo che si faceva trasparente e cedeva il posto a una silenziosa evaporazione. Nessuno sapeva dove andassero a finire, ma c’era chi diceva che li si poteva vedere ancora se si posava lo sguardo tra le ombre all’imbrunire o se si fissava a lungo una pozza d’acqua dopo la pioggia.

Intanto il Fotografo Cieco, ad ogni ritratto, sentiva come una fitta, un dolore dietro la fronte, seguito da un breve lampo di luce nel nero della sua cecità. Ogni foto sembrava consentirgli, con immagini sfumate, di recuperare la vista, ma allo stesso tempo lasciava il mondo più vuoto, come se fosse fatto di veli sovrapposti che lui, solo lui, poteva distinguere.

***

Il Mare Di Vetro

Il Mare di Vetro si estendeva oltre la scogliera, con una calma inquietante. Chi viveva nel villaggio sapeva che quel mare era un simbolo di trasparenza. L'acqua era pulita e cristallina, ma il vero mistero era sotto la superficie, dove i pesci erano rari e le reti tiravano su oggetti che la corrente spingeva verso la riva. I pescatori, uomini silenziosi e predisposti alla fatica, avevano iniziato a tirare su bottiglie chiuse da vecchi tappi di sughero, così tante che la spiaggia, una volta coperta di conchiglie, ora era disseminata di vetro come il banco di un rigattiere.

Dentro ogni bottiglia, se si osservava con attenzione, era possibile scorgere una figura in miniatura, avvolta dall’aria rarefatta di un minuscolo mondo. Erano persone scomparse dal villaggio: la sarta che un giorno aveva smesso di aprire la bottega, il bambino che si era perso tornando da scuola, persino il sindaco, la cui assenza era stata notata più per le tasse non riscosse che per altro. Dapprima si pensava a uno scherzo, una sorta di superstizione o di storia inventata per far intimorire i bambini più agitati, ma la somiglianza era troppo inquietante e le posizioni delle figure troppo precise per essere casuali: la bocca aperta nel tentativo di gridare, le mani premute contro la parete curva del vetro, gli occhi che seguivano il movimento di chi li guardava dall’esterno.

Con il passare delle settimane, le bottiglie si accumulavano sulle spiagge, tra le reti abbandonate, davanti alle porte delle case, come se il Mare di Vetro restituisse al villaggio ciò che era stato sottratto misteriosamente. Alcuni pescatori presero l’abitudine di liberare le figure togliendo i tappi con coltelli arrugginiti, ma bastava un attimo e la creaturina si dissolveva in una nube di vapore, lasciando la bottiglia nuovamente vuota, pronta forse ad accogliere il prossimo naufrago della memoria. Altri, invece, conservavano le bottiglie in casa, allineandole sugli scaffali come reliquie o trofei e ogni sera le osservavano in silenzio, chiedendosi quanto tempo sarebbe passato prima che toccasse anche a loro.

Il Fotografo Cieco - Il Mare Di Vetro testo di Edgar Ros
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