la culla

scritto da Mary Read
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Autore del testo Mary Read
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Non si sa mai cosa c'è veramente sotto, dietro, alle spalle: quali ombre, quali incognite, quali misteriosi equilibrismi. (AI Free by Mary Read)
- Nota dell'autore Mary Read

Testo: la culla
di Mary Read

C'erano volte che gli odori della terra di allora entravano nelle nari, e da brulla e arida si trasformava in culla: alberi di albicocche mature e filari di uva fragola, i giochi, impastando il fango, nascondendomi sotto le pance dei cavalli.
Dava calore e pace quella casa lontana, di fronte a una curva, a giocare su un muro a palla, ripetendo filastrocche, con collane di gusci di nocciole al collo.
Forse io lì c'ero davvero, una sottana di mia madre svolazzante, in quell'odore acre e pungente di lei, come i miei occhi, i suoi.
C'era una radice che ancora oggi ricerco, s’intreccia con i miei racconti e con quella mia abilità di restare in bilico sui cornicioni ad aspettare la luna, e m’infilo in quella sabbia, diventata gesso e poi salsedine, mentre, da sola, impugno una penna come un badile e sconvolgo parole scavando le pagine, a cercarla sempre, sempre, e a trovarla mai.

E quando m'imbattei in te, mi ricordo ora, di quella me di allora, un fagotto di riccioli e due piccole mani avide d'amore,
in un cielo che pulsava di grida rozze, in una lingua che non ho mai amato e che mi sforzavo di capire, che ribolliva di sensualità e salti, piroette e fantasie,
 mentre giravano mascheroni di finta allegria sguaiata e grottesca che m'impauriva.
Ma chi mi gettò in pista? Chi mi circondò di animali addestrati a camminare su quel filo? Chi ha tirato quella pietra e ha nascosto il senso dell'onore? Rispetta il padre e la madre.
Era quello l'amore che cercavo e, quando m'imbattei in te, vidi nei tuoi occhi quelle ombre che danzavano come a un sabba, ti suggerivano la musica. Se mi fermo, certi giorni, la sento in tamburi a sonagli. Quante volte,dovevo provare, dovevo restare, in piedi, seduta, sorridente, a guardare la gente che applaudiva al tutù e non pensava a niente.

Lontano quella casa restò appesa a un ricordo, che ho faticato a convertire, in certe notti sento ancora il profumo di quei capelli neri e vedo quella sottana svolazzante, io e una collana di gusci di nocciole fra le dita, mentre il tendone si è piegato,afflosciato alla legge, alla forza di una giustizia che ha tranciato i tiranti e sfilato i picchetti, un tornado, come in un gioco di prestigio mi sono ritrovata in un cerchio di fuoco risplendente, un salto preciso dentro a un altro futuro.
Ho 
sfilato veloce il tutù, mi sono nascosta sotto le pance dei cavalli, mi hanno portata via  e ho ritrovato quella culla nella mia mente.


Mary Read.



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