Il dogma dell'Immacolata Concezione

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Io dogma dell'Immacolata Concezione
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Testo: Il dogma dell'Immacolata Concezione
di fedepell

Il dogma dell’Immacolata Concezione sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale, sin dal suo concepimento.
Prima di parlare del contenuto di tale dogma e delle apparizioni di Lourdes, è opportuno premettere alcune brevi considerazioni sulla Madonna, sul dogma e sul peccato originale, limitatamente agli aspetti utili ad una migliore comprensione dell’argomento in oggetto.

1.La Madonna
Gesù Cristo venne al mondo per mezzo della Vergine Maria, dopo che lo Spirito Santo ebbe chiesto ed ottenuto il suo consenso: la sua umiltà fu così profonda che Dio si compiacque di occultarla agli sguardi di quasi tutti gli uomini nella sua nascita, nella sua vita, nella sua resurrezione ed assunzione.
Gesù Cristo nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve, comunque essere sempre il fine ultimo di tutte le nostre devozioni verso Maria: altrimenti esse sarebbero false ed ingannatrici.
Gesù Cristo è il nostro avvocato e mediatore di redenzione presso Dio Padre; ma non abbiamo forse bisogno di un altro mediatore presso il Mediatore stesso?
Convinciamoci, allora, con S. Bernardo, che abbiamo bisogno di un mediatore presso il Mediatore e che Maria è la più idonea a compiere questo ufficio.
Offrendo, così le nostre buone opere al Signore per suo tramite, Ella le purifica di ogni macchia che si insinua insensibilmente nelle migliori azioni.
2. Il dogma
Il dogma è così definito dal Catechismo della Chiesa Cattolica: “Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell’autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un’irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella Rivelazione divina, oppure che a quelle sono necessariamente collegate”.
Il termine “dogma” è stato usato, per la prima volta, nel XVII secolo; nella Chiesa antica e nel Medioevo di parlava, per indicare lo stesso concetto, di “formulazioni dogmatiche”: il primo dogma proclamato dalla Chiesa risale al Concilio di Nicea, nel 325, e riguardava la natura di Gesù, Figlio di Dio, generato e non creato; l’ultimo, in ordine di tempo, è quello dell’Assunzione di Maria, proclamato da Pio XII il primo novembre del 1950.
Per comprendere meglio la definizione sopra riportata, è opportuno rifarsi al concetto di “deposito della fede”.
Il " deposito della fede " è un insegnamento comunicato da Dio agli Apostoli e da questi trasmesso alla Chiesa, che comprende verità chiare e immediatamente percepibili, cioè verità esplicitamente rivelate, e verità già presenti nel pensiero divino espresso nella Rivelazione ma non immediatamente percepibili, e destinate ad esser percepite più tardi sotto l'influenza di vari fattori e della grazia: una grazia che dovrà essere diversa da una vera nuova Rivelazione, ma pure necessaria, perché il pensiero divino rivelato possa essere percepito. In altre parole, il " deposito della fede” comprende dei " germi " di verità destinati a svilupparsi, ed è prevista un'azione illuminatrice dello Spirito Santo, cioè della grazia, per farli sviluppare.
L'insegnamento della Chiesa non ha mai dato precisazioni al riguardo; né le potrebbe dare, prima che tutte le verità soltanto "germinalmente" rivelate si siano manifestate. Il che non siamo affatto sicuri sia già avvenuto, né la Chiesa potrà mai essere sicura prima della fine della sua storia: lo Spirito Santo, infatti, le è stato dato come illuminatore e guida nella conoscenza della verità rivelata fino alla fine del mondo (cfr. Giov. 14,16); e la Chiesa non può mai sapere a un certo punto della sua storia a quali approfondimenti della parola rivelata lo Spirito Santo potrebbe guidarla in un'epoca successiva.
Questo insegnamento del Magistero si appoggia, pertanto, su di un chiaro insegnamento della Rivelazione con riferimento alle stesse parole di Gesù, riferite da Giovanni, relative alla funzione dello Spirito Santo nella Chiesa e dimostrano che la Rivelazione non consta soltanto di un complesso di verità manifeste e facilmente accessibili; ma comprende pure una dottrina non immediatamente e facilmente accessibile, che soltanto a poco a poco sotto l'influsso dello Spirito Santo viene chiaramente conosciuta e insegnata dalla Chiesa.
Alla definizione ed alla proclamazione di un dogma la Chiesa perviene solo dopo approfonditi studi e meditazioni: la teologia, pertanto, svolge senz’altro un ruolo indispensabile anche se, a volte (come il caso del dogma dell’Immacolata) il c.d. “sensus fidelium” (senso popolare) può prevalere sulla dotta teologia.

3. Il peccato originale
Il contenuto essenziale del dogma dell’Immacolata concezione consiste nel ritenere la Madonna immune da ogni macchia di peccato originale.
Nel peccato originale, Adamo ed Eva, tentati dal diavolo, hanno mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male e disobbedendo a Dio, hanno preteso di diventare “come Dio” senza Dio, perdendo, così, immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia.
Il peccato originale, nel quale tutti gli uomini nascono, consiste, quindi, nello stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato non “commesso”; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell'unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, per propagazione. Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere appieno.
Della trasmissione del peccato di Adamo ed Eva ai loro discendenti nell'Antico Testamento non c'è nessuna affermazione esplicita, ma il concetto di una trasmissione è implicito quando nella Genesi e nei libri successivi si mostra che la disobbedienza dei progenitori non ha causato soltanto gravi danni fisici e materiali ma anche morali e spirituali (odio, vendetta, avidità, invidia, lussuria ecc.).
La dottrina del peccato originale è, invece, affermata in maniera esplicita nel Nuovo Testamento. San Paolo scrive ai Romani: “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12), e poco prima: “Giudei e Greci, tutti sono sotto il dominio del peccato” (Rm 3,9).
La dottrina del peccato originale occupava un posto importante nella catechesi cristiana dei primi tempi.
Sant’Agostino fu il primo a provare l'esistenza del peccato originale portando tre argomenti principali:
1) l'insegnamento della Scrittura (Genesi e san Paolo in particolare);
2) la prassi del battesimo dei bambini, prassi certamente basata sul convincimento che essi non vengono al mondo in stato di innocenza ma di peccato;
3) l'esperienza universale del male e del dolore che suppone chiaramente una colpa comune di cui ogni uomo è divenuto corresponsabile.

4. Il dogma dell’Immacolata Concezione

Il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento: tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Il dogma dell'Immacolata Concezione riguarda il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente; in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine doveva essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.
Sul piano delle scienze teologiche la controversia sull'immacolato concepimento di Maria ss., iniziata nel sec. XIII e protrattasi senza tregua da allora lungo sette secoli con alterne vicende, sembrava giunta a un punto fermo insuperabile, dato che l’immacolato concepimento di Maria risultava respinto da personalità rappresentative come sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino, i quali non riuscivano a trovare un rapporto, diciamo così, una compatibilità tra il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della universalità del peccato originale.
Il Cattolicesimo aveva sempre intravisto in alcuni testi biblici non una prova, quanto solo semplici indizi di quanto successivamente proclamato nel dogma. Nell'Antico Testamento, in Genesi 3, 15 si legge: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.
Altre suggestioni veterotestamentarie del dogma sarebbero state ravvisate nel Cantico dei Cantici e nei Proverbi: “Quando non esistevano gli abissi, io fui generata: quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua” (Proverbi 8, 24); “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia” (Cantico 4, 7).
Nel Nuovo Testamento, Maria ponendosi al servizio di Dio, permette l’entrata del Salvatore nel mondo (Luca 1, 38). Maria, quindi, nella lettura tradizionale della Chiesa, partecipa, anche se in forma subordinata, alla vittoria di Cristo sul peccato.
Sempre nel Nuovo Testamento, il passo principale considerato dalla tradizione cattolica come indizio dell’Immacolata Concezione della Madonna era stato il saluto rivolto dall’arcangelo Gabriele a Maria: “Rallegrati, piena di grazia” (Luca, 1, 28).
Alle difficoltà d’ordine teologico, prevalse, però, la devozione e la determinazione di Pio IX: sembra che la determinazione di porre fine alla secolare controversia teologica definendo l’Immacolata Concezione venne assunta da Pio IX il giorno della sua incoronazione, nel momento che si sentì sulla fronte la tiara pontificia.
Scoppiata a Roma la rivoluzione, il 24 novembre del 1848 Pio IX si rifugia a Gaeta ove, il re delle due Sicilie Ferdinando II gli offre ospitalità. Dopo qualche mese, il 2 febbraio 1849, Pio IX pubblica da Gaeta l'enciclica Ubi Primum, nella quale chiede all'episcopato di tutto il mondo di fargli conoscere con lettere il proprio pensiero e quello dei fedeli riguardo all'Immacolata Concezione; il risultato dell'inchiesta è noto: 1'8 dicembre 1854 è proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione che, in un certo senso, rappresenta la vittoria del “sensus fidelium”, del senso popolare sulla dotta teologia

5. Le apparizioni della Madonna a Lourdes

Parlando del dogma dell’Immacolata Concezione, non si può non parlare, inevitabilmente, delle apparizioni della Madonna a Lourdes che costituiscono il fatto che avvalora, direi, in modo autentico (in quanto proveniente dalla stessa Persona interessata) la fondatezza di tale dogma.
La prima apparizione avvenne l’11 febbraio del 1858: la madre di Bernadette le aveva permesso di andare, assieme a sua sorella e ad un’altra amica, lungo il fiume Gave a cercare legna da ardere. Bernadette per la sua fragilità fisica era rimasta indietro e non osò mettere i piedi in acqua perché era molto fredda. Mentre si trovava davanti alla grotta di Massabielle, sentì un forte rumore di vento, simile ad un tuono, ma quando si voltò vide che tutto era calmo e che gli alberi non si erano mossi. Sentì una seconda volta il rumore, allora vide una nube color oro e, all'interno della grotta, una Signora giovane e bella, dell’età di sedici o diciassette anni. La Signora era vestita di bianco, con un velo bianco che le copriva la testa, una fascia azzurra legata in vita che scendeva lungo l’abito, una rosa gialla su ciascun piede e sul braccio destro un rosario con dei grani bianchi uniti da una catenella d’oro.
Bernadette all'inizio si spaventò, ma poi prese coraggio e fece il Segno della Croce e cominciò a recitare il Rosario insieme alla Signora. Dopo la preghiera la bella Signora scomparve improvvisamente.
Seguirono altre apparizioni e, dopo la decima del 27 febbraio 1858, Bernadette raccontò al parroco la sua prima visione e poi tutte le altre. L’abate Peyramale sapeva già quasi tutto ma non voleva dare l’impressione di credere a fatti così straordinari prima di esserne assolutamente sicuro. Perciò alla fine del racconto disse a Bernadette: "Ma non capisci che questa Signora ha voluto prenderti in giro? Una donna senza nome, che non si sa da dove venga, che abita in una grotta, coi piedi nudi. Ma ti pare degna di essere presa sul serio?". Il sacerdote camminò in su e in giù per la sala, poi concluse: "Risponderai alla tua Signora che il parroco di Lourdes non ha l’abitudine di trattare con gente che non conosce. Egli esige che la Signora dica il suo nome e che poi provi che esso le appartiene”.
Alla 16ª apparizione, del 25 marzo 1858, (festa dell’Annunciazione), quando la ragazza arrivò, richiamata irresistibilmente dalla bella Signora, nella valle c’erano 30.000 persone. La veggente levò gli occhi in alto: la Signora era lì, e l’aspettava. Per tre volte le chiese: "Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?". Dopo la terza volta sorrise, e levando le mani e congiungendole al petto rispose: "Io sono l’Immacolata Concezione". Finita l’estasi, dopo aver raccontato ciò che la Signora le aveva detto, la veggente dichiarò di non sapere il significato di quelle parole e di essere stata capace di riferirle solo perché nel correre a casa le aveva continuamente ripetute tra sé e sé. Bernadette non conosceva, infatti, questa espressione teologica che indica la Santa Vergine, sulla base del dogma che era stato proclamato quattro anni prima da Papa Pio IX.
Quella sera Bernadette salì alla canonica, dall’abate Peyramale, per riferirgli le parole che la Signora aveva pronunciato che sconvolsero il Parroco, inducendolo a credere che la Signora apparsa tante volte a Bernadette era proprio la Santa Vergine.
Seguirono altre due apparizioni: l’ultima, fu quella del 16 luglio del 1858.
La Chiesa, successivamente, riconobbe ufficialmente la veridicità delle apparizioni.
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