CONTADINI E PESCATORI

scritto da Enrico Spera
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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CONTADINI E PESCATORI
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Testo: CONTADINI E PESCATORI
di Enrico Spera

Contadini e pescatori

Nel paese non mio ma non troppo distante da qui, esisteva un villaggio diviso in due rioni, quello dei pescatori e quello dei contadini. All’ epoca i contadini consideravano l’agricoltura più importante della pesca perché fonte di maggior benessere e ricchezza, quindi gli addetti a questo settore assumevano una superba aria benestante. I pescatori credevano il proprio lavoro più virile e capace di riservargli un risultato più concreto e nutritivo: il pescato era indubbiamente meglio della banale verdura.
I due rioni contrapposti terminavano lungo la strada principale, l’unica del villaggio che potesse essere considerata tale, perché di asfaltato non c’era altro, a parte la piazza dalla quale la strada partiva come unico collegamento con la cittadina vicina. La piazza era il cuore del paese ed era arricchita da una bella chiesa, il bar centrale con il gioco delle bocce, la pasticceria, la profumeria, e il cinema così aggiornato sugli ultimi film da proiettare come novità, quelli già visti negli altri paesi almeno due anni prima, e che vantava un veloce cambio di programmazione, variandola almeno ogni tre mesi.
La domenica pomeriggio i contadini passeggiavano percorrendo ripetutamente il loro lato della strada con una visibile e compiaciuta aria. I pescatori non erano da meno, dall’altra parte della strada, andavano ripetutamente avanti e indietro con una fierezza beffarda stampata sul viso, un’indubbia sfida lanciata ai loro dirimpettai. Questo clima di reciproche antipatie si avvertiva anche in piazza, dove i due gruppi quasi sfiorandosi dimostrando una grandissima abilità nell’ignorarsi reciprocamente, ma entrambi non reggevano l’odore emanato dagli appartenenti del gruppo rivale. Per i contadini, i pescatori puzzavano in modo orribile di pesce guasto e salsedine, lo percepivano disgustati, per distinguersi da loro, ricorrevano esagerate nebulizzazioni di profumo alla violetta comprandone in profumeria quantità abnormi e così facevano per riconoscersi tra loro e distinguersi dagli altri. I pescatori avvertivano l’odore della polvere e il puzzo della terra perennemente presente sui contadini e perciò si sentivano infastiditi. Per distinguersi e riconoscersi facevano largo uso di colonia. Insomma: violetta e colonia erano usate come due bandiere contrapposte per questi due clan che si rifornivano dall ’unico profumiere del paese, il quale era molto felice per gli incassi ottenuti. Meno contento era il prete: durante le funzioni i due gruppi occupavano le due navate laterali, lasciando la centrale come una zona di confine, un’area cuscinetto desolatamente vuota, dove trovavano posto i rari visitatori stranieri del villaggio, generalmente presenti nel festival primaverile del pesce e nella sagra autunnale dell’ortofrutta. I profumi usati la domenica in modo esagerato non rimanevano però, nell’area di competenza sovrastante i legittimi emittenti di quegli olezzi, essi volteggiavano nell' edificio, mescolandosi, intrecciandosi, fondendosi in un univoco tanfo ammorbante, ecco perché il prete ora della fine della funzione, aveva sempre un gran mal di testa.
Il cinematografo era organizzato esattamente come la chiesa, se quel modello funzionava; perché fare preferenze, distinzioni, rivoluzionare tutto solo per ottenere risentimenti, malumori e minori guadagni?
Il pasticcere, essendo l’unico rivenditore di dolci faceva anch’egli affari d’oro; infatti, i pescatori per esibire le proprie capacità economiche, compravano tantissimi dolci; i contadini invece puntavano sulla qualità e la ricercatezza di pasticcini e torte pagando dei veri spropositi, ma loro erano contenti così: essere contadini significava spendere per garantirsi prodotti esclusivi. Il bottegaio furbescamente non vendeva direttamente, aveva due commessi, una ragazza pescatrice e un ragazzo contadino. Ognuno dei commessi vendeva solo a clienti provenienti dal proprio clan, con grande soddisfazione generale per quest’opportuna suddivisione. I due ragazzi, per l’insolita attività svolta nel villaggio, erano gli unici appartenenti ai due gruppi antagonisti ad avere continui rapporti significativi di lavoro. Erano entrambi bellissimi e molto seducenti, stando accanto tutto il giorno e condividendo la stessa esperienza lavorativa, non passò molto tempo che s’innamorarono perdutamente l’uno dell’altra.
Accadde un giorno per pura fatalità che entrassero in pasticceria un pescatore e un contadino e vedessero con orrore, i due commessi scambiarsi un castissimo bacio nel negozio sino a quel momento privo di clienti. I due moralisti chiesero con impeto e curiosità all’unisono la ragione dell’insano gesto, anche i ragazzi risposero simultaneamente usando le stesse parole: erano innamorati. I due impiccioni, dopo aver rivolto ai rei confessi sguardi carichi d’ira e sdegno, uscirono imprecando a voce alta gridando allo scandalo: una relazione affettiva tra un contadino e una pescatrice.
La notizia si divulgò rapidamente e l’indignazione fu grande. Si formarono rapidamente capannelli di membri dei due clan contrapposti sui rispettivi marciapiedi di competenza. Tutti quanti vociavano, alcuni si staccarono per distogliere dalle faccende giornaliere altri compagni, così i due assembramenti divennero presto numerosi. I due commessi piuttosto spaventati si chiusero nel negozio abbassando per precauzione la saracinesca a maglie che consentiva anche nel giorno della chiusura, di poter vedere le leccornie esposte. Per mostrare la propria collera, i pescatori e contadini iniziarono a emettere grugniti, mugolii e insulti gli uni verso gli altri. Poi con gesti secchi e nervosi si dimenavano picchiando i piedi contro il suolo e roteando alzavano le braccia al cielo invocandolo come giustiziere per quell’infamia amorosa accaduta nel loro paesello. Quando furono stanchi di queste esternazioni, per sottolineare il proprio disappunto e contrarietà, gli uni, incominciarono a pettinarsi con dei pesci, gli altri, si spiaccicavano pomodori maturi sul volto. Stanchi infine di lordarsi, iniziarono a tirare verso il marciapiede opposto pesci e pomodori e in questo modo, in pochi minuti dissiparono almeno il risultato di un duro giorno di lavoro. Terminati i proiettili pensarono di andare a scomodare chi quello scandalo poteva far finire: i genitori dei due sventurati commessi. Pochi minuti dopo i due innamorati poterono scorgere dalle maglie della vetrina l’approssimarsi al negozio di due cortei che marciavano paralleli ordinati sui marciapiedi laterali. Alla guida dei due cortei c’erano una famiglia contadina e una di pescatori; la prima latrava insulti verso il ragazzo e la seconda emetteva muggiti per indurre la ragazza a un tardivo pentimento riparatore.
Arrivati davanti al negozio, iniziarono a picchiare l’ingresso chiamando i ragazzi per nome intervallando minacce a promesse che come unico scopo avevano quello di stanare le loro prede. I ragazzi si strinsero in un abbraccio che fece imbufalire la massa che si preparò a caricare per sfondare quelle debolissime difese. Allora i commessi con la disperata forza dell’amore si misero vicini e iniziarono a ingozzarsi di quei dolci ricercatissimi. Un urlo lancinante chetò il gran vociare, era il proprietario del negozio, il quale gridò a gran voce di interrompere quella gozzoviglia; i dolci non li aveva ancora pagati ai fornitori e se non avesse potuto incassare da quelle vendite, non ci sarebbe più stata nel paese la pasticceria a causa del suo inevitabile fallimento. La folla si turbò molto e come un sol uomo si mise a ragionare se per quella tresca amorosa valesse la pena privarsi di simboli prestigiosi quali torte e pasticcini per chissà quanto tempo.
Il gran baccanale, udibile almeno a un chilometro di distanza, aveva costretto la forza pubblica della cittadina confinante a intervenire nelle beghe di quel paesetto sotto la sua giurisdizione. Gendarmi e finanziari si strinsero ad anello bloccando tutti i manifestanti. Con grande stupore generale dei presenti, i finanzieri iniziarono ad appioppare multe per evasione fiscale a contadini e pescatori, i quali da diverso tempo erano in arretrato con i pagamenti. L’assembramento si sciolse e gli indignati custodi della morale pubblica si avviarono mesti verso le proprie abitazioni sventolando il bianco foglietto dell’ingiunzione di pagamento a capo chino.
Non so bene cosa accadde dopo, a me raccontarono che i due ragazzi organizzarono una grande assemblea per tutti i componenti del villaggio e li convinsero che per riuscire a pagare le forti somme arretrate, avrebbero dovuto cooperare tutti, unendosi e aiutandosi nei rispettivi lavori di pescatori e contadini. Da quel momento diatribe e divisioni furono cancellate. I pescatori aiutarono i contadini nei campi come garzoni nei momenti in cui non erano impegnati nella pesca. I contadini fecero altrettanto divenendo mozzi dei pescatori quando i campi non necessitavano di cure lavorative. I due settori, irrobustiti da questa mano d’opera aggiuntiva, diedero dei risultati insperati, le tasse furono pagate con soddisfazione e compiacimento da parte di tutti. La banca cittadina concesse un prestito al villaggio con questi soldi fu aperto un emporio ittico - ortofrutticolo, diretto dai due innamorati, ormai felicemente sposati, che ebbe un successo strepitoso tanto da rendere florida tutta la regione e con esso anche il mio paese.
CONTADINI E PESCATORI testo di Enrico Spera
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