L'algida dea

scritto da Deaexmachina
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Raccolta la palla da Mizio, ho provato a rivisitare il mito di Venere... almeno per nascita e carattere (da padre Urano e madre Gea)
- Nota dell'autore Deaexmachina

Testo: L'algida dea
di Deaexmachina

La sua nascita non era stata propriamente "naturale" (o sì). Ogni volta che ci pensava, Veronica sorrideva o s'infuriava, a seconda degli eventi scatenanti il ricordo dei suoi natali.
Era stata assistita.... nel senso di "fecondata artificialmente", malgrado la possente carica spermatica del padre. Eh, sua madre doveva averne avuto davvero le tasche piene per decidersi ad attuare quel folle piano!
Stufa dei continui litigi riguardo alla copiosa prole (maschi svegli e indipendenti), l'amorevole madre Gemma aveva messo all'angolo il padre padrone Urbano: se avesse voluto ancora copulare sine die come suo vizio, urgeva una vasectomia che impedisse lo strazio di ulteriori beghe filiali. Se non riusciva a farsi andar bene le aspirazioni dei figli, lei non era più disposta ad intercessioni per salvare la famiglia né ad accampare scuse per andare liberamente a far visita ai figli che lui aveva messo alla porta. Insomma, avrebbero potuto essere una gran bella famigliola, sebbene il Cielo non li avesse premiati con una femmina, ma Urbano aveva pretese assurde circa il futuro della sua progenie e, piuttosto che scendere a compromessi, aveva arcignamente ripudiato gli ingrati figli.
E lì era baluginata l'idea di Gemma: prima del taglio dei ponti fecondi, Urbano avrebbe dovuto recarsi in una clinica a donare il suo sperma, di cui lei stessa si sarebbe servita, quando lo avesse ritenuto opportuno.
- Che perdita di tempo! Se vuoi un altro figlio, sai benissimo che posso dartelo più piacevolmente di persona -, aveva sbraitato.
- Per fartelo spedire fuori casa appena raggiunte la maturità e l'indipendenza? Non se ne parla. Deciderò io quando, dopo opportune preghiere al che giunga una femmina che, magari, riuscirai a farti andare a genio. E voglio un parto in acqua: non si discute -, perentoria.
Urbano aveva brontolato qualcosa circa il disonore virile e il fastidio delle improvvise imposizioni muliebri, ma era stato costretto a cedere su tutti i punti: l'amava troppo e, bisognava ammetterlo, non avrebbe potuto trovare una donna migliore di Gemma, sotto ogni punto di vista.
Tali erano stati i presupposti per la nascita benedetta di Veronica.
Il parto in acqua era stato dolce e poco traumatico per la madre e, agli occhi di uno scettico Urbano, lo spettacolo della vita era esploso in tutta la magnificenza di una bimba creata dalla Natura in persona.
In preda ad una gioia indicibile, era poi accaduto il dramma di Urbano: malauguratamente scivolato, era finito in coma, in un lungo sonno che avrebbe poi avuto dell'ironico.
Risvegliatosi dopo più di un decennio, nel ritrovarsi al capezzale una giovane donna dalla fattezze da dea che si dichiarava sua figlia, si era convinto che fosse nata già adulta, aggrappandosi all'ultimo onirico ricordo di una schiumosa distesa d'acqua in cui sua moglie aveva partorito.

- Non può essere vero! -, era sbottato a ridere l'amante di turno.
Veronica era già in piedi, cinta in una vestaglia di seta floreale, intenta a sorseggiare una tisana accanto alla finestra.
- E' la verità nuda e cruda -, aveva sospirato tra il malinconico e il divertito.
- Devi ammettere che è una grande storia: qualcuno potrebbe farci una commedia coi fiocchi! -, aveva continuato a ridere.
Non gliel'aveva raccontata per mettere in ridicolo la sua famiglia: colta da una fastidiosa collera per l'impertinenza di uno qualunque, Veronica aveva posato la tazza sul ripiano della toeletta senza alcun garbo e l'aveva messo alla porta, con un tono che non ammetteva repliche.
Quel lato del suo carattere l'aveva ereditato dalla madre: forte della propria persona, sapeva come farsi valere, in un mondo maschilista che pretendeva ragioni.
Era, inoltre, talmente bella da affascinare e conquistare chiunque; ne era consapevole e non ne faceva mistero. Adorava essere adorata, con elogi e omaggi che premiava con un'ars amatoria senza eguali (senza dubbio eredità paterna).
La vita bohémienne di Veronica non aveva ombre di dispiaceri, tanto volitiva da potersi permettere di passare da un uomo all'altro assecondando i capricci di un'innata voluttà erotica.
- La bellezza passerà e non ti sarà tanto facile trovare amanti -, aveva ringhiato mestamente sull'uscio, lui.
Come si chiamava?
Quando si poneva quella semplice domanda, Veronica era già oltre, aveva già chiuso un capitolo della sua vita, proiettata sul prossimo.
In piscina, appena qualche giorno prima, non aveva forse notato (facendosi notare) un giovane aitante e dalla bellezza degna di figurare al suo fianco? Sarebbe stato il prossimo amante.
- Credi davvero che la mia bellezza sia l'unica arma di cui disponga? Mi hai annoiata... -.
L'aveva spinto fuori di casa puntandogli un'unghia laccata di rosso dritta sul petto, semplicemente.
La vita era troppo breve per gingillarsi in notori addii: gli strascichi di una storia chiusa la imbestialivano, rendendole abietti gli uomini con cui si era scalmanata nell'alcova fino ad un attimo prima, per quella deprecabile aria contrita da vittima disperata che mettevano su pur di non farsi lasciare.
Di quei sentimenti algidi e sprezzanti, riusciva a parlarne con una sola persona.
- Papà, passo a prenderti -.
L'algida dea testo di Deaexmachina
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