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Seduto sul divano, rilassato e scomposto
le sette di mattina, occhi chiusi
mani congiunte sopra il capo
in atteggiamento di aristocratico distacco
sento un formicolio, a lampi, a scatti
l’impressione di me in questo luogo
in questo tempo, con un balzo si scosta
come folgore accelera e frena, brusca e disgiunta
per poi tornare nel suo centro esatto.
L’improvviso fremito che dura un millisecondo
è immagine nella mente, nell’occhio
in un diffuso grigiore di vigilia, vuole dilatare
i momenti di gioia, conforto, silenzio
che squarciano l’incrostato e guasto velo
la cataratta che dall’alto si posa.
Che senso ha quest’acrobatica esperienza
per la mia esperienza? Niente!
È il corpo che si ribella alla tragicomica farsa
della razionalità della vita.
Vuole sopravanzare all’immacolata recensione
del giudizio dei miei cari, dei miei capi
della società, del mondo intero.
Tra quei due estremi di alterata poesia
ho visto affiorare in un attimo illuminato
le bandiere rosse e l’utopia
sangue e Amore a scorrere nelle vene.
Atto purificatorio e liberatorio
esige il sacrificio della mia santa ragione;
non perché non mi sentissi già beato
eppure gli animali recitano una parte
scritta su di un irriverente repertorio d’artigli
zanne, improvvisi spaventi e fughe per la salvezza
…e noi niente! Siamo qualcosa più di un copione
in noi spazia il vento della libera contraddizione!