In un bel pomeriggio di giugno, un bambino, stanco di guardare la TV, decise di andare a giocare fuori, all’ aria aperta. La lunga vacanza estiva era appena cominciata e, non avendo più impegni di scuola e di compiti da fare, il suo solo pensiero era esclusivamente quello di giocare e di divertirsi.
Pensò che sarebbe stato bello e interessante percorrere il solito sentiero di campagna che, già nelle due ultime estati precedenti, gli aveva dato tante belle “soddisfazioni”. Se la sua giovane memoria non lo ingannava, i “trofei” in tutto erano stati almeno una quarantina e anche di più. Mentalmente rivedeva le sue valorose imprese, contando i rispettivi “trofei”: 10 magnifiche Cavallette giganti con le ali (che furono “meticolosamente“ torturate e accuratamente sezionate); 5 Grilli neri canterini (regalati al nonno come porta-fortuna, perché lui è l’ unico che capisce e apprezza queste “raffinatezze”), e riposti con cura, magari senza antenne, perché tanto quelle non servono, nei barattoli di vetro che la mamma gli aveva dato; 3 grandissime Mantidi religiose, ah bellissime quelle…, proprio l’ anno scorso aveva scoperto che avevano pure le ali, e non era stato per niente facile “tirargliele” fuori! Si era addirittura chiesto, come facessero a volare se non c’era qualcuno che desse loro una mano ad aprirle. In effetti, non era stato un problema di grande importanza, tanto lui “doveva” staccargliele! Poi c’erano state anche 3 Rane verdine: 2 un po’ più scure a macchiette, e un Rospo gigante “ciccione, ciccione”. Questi erano davvero divertentissimi: la loro pelle poteva essere gonfiata e sgonfiata a piacere con aria o acqua, come uno voleva, con una cannuccia fatta dagli steli più alti del fieno. La cosa che però, lo lasciava perplesso, era come mai morivano tutti dopo la terza soffiata, sicuramente sbagliava qualcosa, ma quest’ anno contava di fare più pratica e di migliorare la sua “tecnica”. E i Ragni, poi? Quanti ne aveva catturato…, di ogni grandezza e colore, e pure questi sezionati attentamente senza tralasciare neanche una zampa. Ma i Ragni sono facili, riesce a farlo anche suo cuginetto che è un anno e mezzo più piccolo di lui! Dimenticava qualcosa? Ah si, certo, le Farfalle e i tanti Bruchi trovati su vari tipi di piante, che belli…, aveva deciso che da grande avrebbe fatto il Naturalista, era una gran fatica “provare” e sezionare tutti quegli animali, ma certo, se “bisognava” farlo..., lui era una persona seria e il suo lavoro l’ avrebbe senz’ altro fatto bene. Peccato che dopo qualche tempo, la mamma avesse scoperto “a naso” il nascondiglio di tutti i suoi preziosi cimeli. Eppure li aveva riposti così bene in una scatola…: in un angolo di essa aveva messo tutte le zampe, un bel mucchietto in ordine di lunghezza; in un altro c’ erano tutte le teste degli Insetti e i corpi dei Ragni, tanto si assomigliano…; poi c’erano le code di Lucertola, ah quelle le aveva legate con un elastico ed erano raccolte in un bel mazzetto; le ali poi, anche loro tutte insieme, le aveva messe dentro un fazzoletto bianco (preso dal cassettone del babbo), in modo che risaltassero di più (aveva pensato proprio a tutto), e questo era a sua volta ben piegato all’ interno della scatola. Quelle che forse mandavano un po’ più di “odore” erano le Rane, ma cosa doveva fare? Non poteva mica buttarle! Dopo la fatica che gli erano costate? No, ha fatto la cosa più giusta: le aveva lasciate un po’ al sole a seccare, e poi le aveva conservate (quello che ne era rimasto), dentro la solita scatola. Non riusciva a capire come mai la mamma l’ avesse trovata, eppure l’ aveva nascosta così bene…, in fondo al cassetto della sua biancheria. Ma, si sa, è una mamma! E le mamme ne sanno sempre qualcuna in più dei loro bambini, sono “potenti” le mamme, sono “magiche”! Non le imbrogli facilmente!
Lui però quest’ anno, sarebbe stato molto più furbo, era “grande” ormai, e avrebbe sicuramente trovato un posto “a prova di mamma”.
Tutto preso da questi pensieri, il Bambino cominciò ad incamminarsi verso la stradina di campagna. Una controllatina nelle tasche…, bene, c’ era tutto: il coltellino (finto) a serramanico ce l’ aveva: lo teneva sempre appeso al suo portachiavi per non perderlo, perché era anche il suo portafortuna, glielo aveva regalato il nonno quando l’ aveva portato con sé all’ ultima festa del paese. Che bravo il suo nonno…
C’ erano anche i 4 stecchini, non si sa mai che uno si possa rompere proprio sul più bello di un’ “operazione”… Una piccola lente d’ ingrandimento (presa dalla scatola del gioco “il piccolo investigatore”), indispensabile per catturare il raggio di sole e indirizzarlo sulla schiena di qualche grosso Coleottero. C’ erano anche 4 o 5 biglie di vetro, ma queste gli servivano per giocare con gli amichetti, quando li avesse incontrati più tardi nel piazzale di fronte alla scuola, sotto il monumento ai Caduti. Infine, immancabile, la fionda (il “tirelastico” come lo chiamava il nonno), fatta fresca per la nuova stagione seguendo meticolosamente i consigli di quest’ ultimo, che se ne intendeva davvero tanto, di queste cose, beato lui…
Insomma si, era proprio pronto per quella nuova stagione di caccia ai trofei naturalistici.
Quel viottolo appariva fantastico come sempre: con i suoi giganteschi alberi frondosi a destra e a sinistra, che lo ombreggiavano a tratti lungo il suo percorso, e che ospitavano tantissimi Uccelli “canterini” dalle bellissime penne colorate. Una volta, proprio lì, su uno di quegli alberi, ne aveva visto uno tutto giallo con le ali nere e il becco rosso, davvero bellissimo! C’ erano anche dei grossi cespugli di rovo, e in quelli ci dovevano essere già chissà quanti nidi…, forse quest’ anno sarebbe riuscito a vederne qualcuno, nonostante la difficoltà di infilarcisi dentro a causa delle spine. Comunque, ora doveva concentrarsi sulle Lucertole, quelle sono facili da vedere, perché se ne stanno ferme al sole e scappano solo quando sentono rumori strani o vedono avvicinarsi qualcuno, ma non sono altrettanto facili da catturare. Lui però, era bravo a camminare lentamente, passettino dopo passettino, aguzzando lo sguardo, senza fare movimenti bruschi e, magari, gli sarebbe andata bene al primo colpo. Già, magari….
Intanto, fra gli Animali che vivevano in quello splendido tratto di campagna, i primi ad accorgersi dell’ arrivo del bambino, furono gli Uccelli che, dall’ alto dei loro posatoi, cominciarono a dare l’ allarme schiamazzando freneticamente. Così tutti gli altri Animali, quelli che erano in grado di capire il loro messaggio, si nascosero subito rintanandosi fra le pietre del muretto, o nei buchi sotto terra. Per gli Insetti, i Ragni ed altri piccoli Invertebrati però, l’ allarme degli Uccelli è praticamente inutile, visto che loro si basano più che altro sulle vibrazioni del terreno, sugli spostamenti d’ aria e sulle variazioni improvvise di luci ed ombre. Quindi al passaggio di quel piccolo, ma temibile essere umano, i più veloci scappavano via volando o saltando più lontano, mentre gli altri, quelli lenti, si nascondevano mimetizzandosi fra le foglie o si immobilizzavano fingendosi morti (non tutti i predatori si nutrono anche di carogne), con la speranza che il piccolo li ignorasse.
Comunque il nostro amico, per il momento era interessato solo alle Lucertole, forse dopo, se ne avesse avuto voglia, avrebbe cercato anche qualche Insetto.
Mentre lentamente continuava a spostarsi, aguzzando la vista sulle pietre del muretto, sentì una voce chiamare:
-Bambino, bambino, bambino!-
Si girò per vedere se qualcuno stesse chiamando proprio lui, ma, non vedendo nessuno, si rimise in movimento, poteva anche aver sentito male. Dopo il primo passo però, ecco di nuovo la voce:
-Bambino, bambino, bambino!-
Ah, ma adesso basta! Se qualcuno gli stava facendo uno scherzo, non era affatto divertente. Allora si fermò deciso, e aspettò di essere richiamato per cercare di capire bene da dove provenisse quella voce. Poco dopo infatti, si sentì di nuovo:
-Bambino, ehi bambino, mi vedi? Sono qui in basso dietro di te.-
Questa volta udì bene la provenienza, si girò abbassando lo sguardo, e si mise in ginocchio per vedere meglio.
-Sei tu che mi stai chiamando?- Chiese incredulo, all’ unico essere che vedeva in quel pezzetto di stradina.
-Si, certo, sono io, lo Scarabeo.-
Al Bambino avevano detto che gli Insetti non parlano, o per lo meno, che non parlano la nostra lingua, perciò si era un po’ meravigliato a sentire quello, ma, in effetti, non più di tanto. Dopotutto, se poteva parlare lui, bambino, perché non avrebbe potuto farlo anche l’ Insetto? Solo che la curiosità era tanta e aveva bisogno di chiedergli spiegazioni, perciò disse:
-Come mai tu sai parlare la mia lingua? Non sapevo che gli Scarabei potessero farlo.-
Allora lo Scarabeo rispose: -Beh, io mi sono fatto coraggio e ho parlato, perché credo che sia l’unico modo per non essere calpestato, torturato, fatto a pezzi, spillato, collezionato e chissà che altro di peggio… E’ spesso un triste destino quello di noi Coleotteri, se finiamo nelle vostre mani, ma ci vuole coraggio per cambiare le cose ed io ora sono riuscito a tirarlo fuori.- Disse tutto fiero di se.
“E’ vero!” Pensò il bambino: “Ha proprio ragione, ora non posso calpestarlo nemmeno distrattamente!”
-Posso almeno prenderti in mano e portarti un po’ in giro per mostrarti ai miei amici? Di sicuro ti vorranno avere tutti, e saranno anche invidiosi di me.- Disse a voce alta, distogliendo per un attimo lo sguardo, per cercare nelle sue tasche qualcosa dove poter alloggiare il suo nuovo piccolo amico. Quando lo volse di nuovo, però, il Coleottero era già sparito. -Ma come? Te ne sei già andato? Ehi Scarabeo, dove sei?-
Niente, quello era proprio sparito, ma lui continuò a cercarlo per tutta la sera, stando ben attento a dove metteva i piedi, per paura di calpestarlo. Incontrò tanti altri animaletti durante la sua quasi disperata ricerca, ma pensando che anche quelli avrebbero potuto parlare, li lasciò in pace e, quella sera, tornò a casa senza “trofei”. Si sentì un po’ triste, perché avrebbe voluto fare amicizia con quell’ esserino, fra l’ altro, avrebbe fatto anche una gran bella figura con i suoi amici, ma forse aveva capito perché si era nascosto: non dev’ essere bello che un gigante ti prenda, che ti rinchiuda in una piccola scatola, e che ti porti anche in giro mostrandoti agli amici. No, non è affatto bello…, forse incominciava a capire. Salutò la mamma che preparava la cena, e andò pensieroso in camera sua. Si svuotò le tasche dall’ attrezzatura del ”naturalista”: ripose la lente d’ ingrandimento nella scatola del gioco “il piccolo investigatore”; buttò nel cestino i 4 stecchini di legno facendoli in piccoli pezzi; sgretolò la cannuccia per gonfiare le Rane; e lanciò sopra l’ armadio più alto della sua camera, la fionda, così sarebbe stato difficilissimo riprenderla. Solo il coltellino rimase al suo posto, attaccato ai suoi pantaloni, ma quello era un bellissimo ricordo ed anche un portafortuna.
Il giorno dopo, parlò dell’ accaduto col nonno, solo lui, con quei suoi occhi “buoni” e tanto saggi, avrebbe potuto ascoltarlo e credergli. Infatti il nonno lo ascoltò e quando ebbe finito, gli disse:
-Figliolo, sono fiero di te. Lo Scarabeo ti ha voluto dare un grande insegnamento, e tu l’ hai capito subito alla perfezione. Vedi, ogni Essere, ha diritto di vivere la propria vita esattamente come ce l’ abbiamo noi, e ha diritto di non venire calpestato, umiliato, torturato o ucciso. Ha diritto, come noi, di morire di morte naturale, anche se è piccolo e a noi può sembrare brutto, schifoso, strano e inutile. Ci dobbiamo difendere certo, se gli Animali diventano molesti o nocivi per la nostra sopravvivenza, ma non dobbiamo approfittarne, né tanto meno esagerare con le misure difensive, perché assolutamente non ne abbiamo il diritto. Inoltre il tuo amico Scarabeo, ti ha dimostrato con vera saggezza, che solo parlando si può evitare di essere calpestati. Gli ci è voluto un grande coraggio per farlo, ma, come vedi, ne è valsa la pena: tu hai capito, non l’ hai calpestato. Ancora sei piccolo, ma crescendo ti renderai conto che il suo insegnamento ti aiuterà nella vita. Perciò figliolo mio, non avere mai paura di parlare e di esprimere le tue opinioni, ricordati che nessuno ha il diritto di “calpestarti”, se tu vivi tranquillo la tua vita, rispetti gli altri e non fai del male a nessuno.-
Detto questo, il nonno abbracciò con gioia il nipotino, aprì una vecchia cassapanca e ne tirò fuori un paio di grossi binocoli. Li spolverò bene, li provò per vedere se funzionavano ancora, e glieli mise al collo.
-Ecco figliolo caro, sono questi l’ unico vero strumento del Naturalista, d’ ora in poi non avrai più bisogno d’ altro.- Disse saggiamente sorridendogli con dolcezza e, preso il bambino per mano, s’ incamminarono insieme, alla scoperta del mondo.
FINE
Un Grande Insegnamento testo di mecan