Lische nella mia carne. Vetri rotti sotto i piedi. Ogni tanto si accende un falò e i miei desideri s'incendiano da soli. Ascolta come parla il mare! La sua voce entra dentro e lava via la tristezza. Perchè è come se fosse un cielo al contrario. Un cielo d'acqua che si muove e si arrabbia. Un cielo dove le nuvole sono onde e schiuma salata. Abbracciami, mare mio. Galleggio ancora come un bambino che non sapeva ancora cosa fosse la vita. Mi culla e mi fa sentire come un giglio d'acqua. Mi fa dimenticare per un momento le piastrelle bianche su cui erano appoggiate le mie mani, le lacrime che rigavano le mie guance, mentre quel mostro con la faccia umana si muoveva dentro di me per raggiungere il suo orgasmo. Mentre le sue mani artigliavano i miei fianchi ed il suo corpo si muoveva dietro di me. Mentre le sue parole sporche, cercavano di convingermi che non c'era niente di male. Che non dovevo avere paura perchè tutto sarebbe stato meraviglioso. Per lui, forse. Mentre cercava la mia bocca per mescolarla alla sua, per il suo ennesimo piacere sporco come la sua anima imbrattata di animalità di odio, di desiderio. Ci sei tu, immenso, profondo, paterno mare. Dimmi che hai lavato fino in fondo il suo seme. Dimmi che non tornerà più indietro. Lascia la dura scogliera e prendi me. Sono un'isola che ha il sapore del vento. S'attaccano su di me le cattiverie della gente. S'immergono i loro sguardi d'odio. Grattano via la vita. Cercano di spegnere qualsiasi luce in me. Girano intorno come fantasmi in cerca di sangue. Ridono della mia anima, del mio cuore. Aspettano che la mia mente impazzisca affinchè le mie mani uccidano me stesso. Questi sono gli esseri umani, oh mare. Questi sono i ''Figli di quel Dio'' che fingono perfettamente maschere di cera d'angelo ma altrettanto perfettamente sono pasta d'odio ed invidia. Assetati di sangue ed affamati di morte. Riesci ancora a sentirmi? Sono alga che danza con te. Sabbia che si adagia sul fondo. Corallo che cresce nelle tue mani. Perla che s'affaccia di notte per guardare la luna negli occhi e del cui respiro si confonde con i sibili del vento.
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