Si cela agli sguardi, la luna in Gennaio
e infiamma i ricordi dei sopravvissuti
che senza più un gladio nè un cavallo baio
si scaldan coi sogni e gli amori perduti.
La luna, in Febbraio, si veste di cielo
sfumando sul ciglio di strade deserte,
così che i poeti, invocando il disgelo,
si possan fregiare di ardite scoperte.
Sgranando un po' gli occhi, la luna di Marzo
risveglia il creato dal lungo torpore,
donando a ciascuno cristalli di quarzo
sui quali riflette il suo etereo bagliore.
La luna d'Aprile si appronta alla danza,
le rondini giungon da lidi africani,
nei cieli più tetri, la sua vicinanza,
fomenta il ricordo di voli mondani.
Si perde tra i boschi, la luna di Maggio
e incespica goffa tra i rami del tiglio,
su un nido animato propaga il suo raggio
per chi, al primo volo, reclama un appiglio.
La luna di Giugno elargisce sorrisi
e accende le notti agli sposi promessi
che sulle panchine avvicinano i visi
scambiandosi baci e timori inespressi.
S'increspa nell'acqua, la luna di Luglio,
svelando agli umani la sua vanagloria,
s'intrufola dentro le reti in subbuglio
narrando in bisbiglio la sua amara storia.
La luna d'Agosto rischiara le spiagge
e impronta la tavola a stelle cadenti,
rimarca gli odori di notti selvagge
condite d'insonnia e pensieri roventi.
Compare in mestizia, in Settembre, la luna,
per tutti coloro che in coda all'estate
rincorrono un mito con scarsa fortuna
lasciando all'oblio certe notti sprecate.
La luna d'Ottobre, per quanto sbiadita,
dà luce a una selva di audaci castagne
che osservan la volta, celeste e infinita,
lasciando nel riccio le schive compagne.
Si fa un po' più tersa, in Novembre, la luna,
poichè scintillando su un viale alberato
rammenta la sorte che tutti accomuna
rendendo indulgente il cancello varcato.
La luna, in Dicembre, dispensa regali
svelando la coltre dei campi innevati
che tengono in serbo, coi miti ancestrali,
le dodici lune dei mesi passati.
Dodici lune testo di Giosafat