Il figlio di Zagor

scritto da Giancarlo Gravili
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 9 ore fa • Revisionato 9 ore fa
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Testo: Il figlio di Zagor
di Giancarlo Gravili

Sì lanciò nel vuoto di sé
atterrando nel cimitero della solitudine.
Fra lapidi senza nomi e nomi colmi di scritture vuote.

E visse così,
sin dal tempo della creazione,
con i suoi defunti...
Non sapendo dei natali,
parlando ai fiori che coprivano le sembianze.

E tanti pseudonimi ad affolar la sua mente,
tante le ricette retoriche d’esistenza,
molti gli eletti del suo carniere,
pochi ad ascoltarlo,
anzi solo uno nell’uno della materia
nel crogiolo delle insane realtà.

E poco si seppe di quel folle navigante
se non che, alla luce di vecchie lampare,
cercasse pesci inesistenti in un mare sconosciuto.

Del suo mondo si dissero vivi solo scarti di squame
e molteplici lische d'ottone usate come gocciolatoi dell’intelletto.
Fu tutto e null'altro che una rivoluzione
nata per affermare l’io molteplice condiviso
e finita su una sgangherata poltrona con tre tasti 
e una luce
piegata sull'anima scialba appena colorata da un pallido viso.

Visse così
e mai visse in realtà
l'uomo virtuale
conosciuto come l’asceta del grande nord,
l’uomo del lago di Sciabre,
colui che leggeva i file e divinava versi
solo dopo aver consultato il Comandante Mark, Zagor e Topolino.

Il figlio di Zagor testo di Giancarlo Gravili
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