Le tre ombre di un padre

scritto da Paolo P.
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Autore del testo Paolo P.

Testo: Le tre ombre di un padre
di Paolo P.

 

Le tre ombre di un padre

La prima ombra di un padre è la forza, la scoperta del cuore che batte fuori dal petto, la forza che nasce dal silenzio dei giorni, la tenacia di restare quando la stanchezza pesa, perché amare è un mestiere di braccia tese, legato come un filo tirato tra il presente e l’infinito.

È un amore che ha cambiato direzione,
un patto con il tempo dal piacere più puro,
una gioia che trema fra le vene e la pelle;
il vanto più grande, che si allarga come un sogno infinito, colorato di stelle.

Con il tempo diventa una missione, non per dare catene ma per fare da argine quando il vento è troppo forte, quando la propria ombra diventa disturbo e resta a vegliare davanti alla porta chiusa.

Se la voce annoia, si resta in attesa, si lascia in ascolto il proprio silenzio, e in quell’eco muto si vive il desiderio di vederli fiorire, perché un padre non cerca vittorie, ma solo la gioia di vederli partire.

Racchiude tutti i suoi “NO” in un “Ti voglio bene”; non esiste amore più profondo di quando si offre il proprio cuore senza pretese né pene.

Riconosce il mare e le sue onde, ed è per questo che vuole salvare prima di naufragare.

Non è un comando la voce stanca, ma un’eco che nasce da vecchie ferite; dire "resta" non è trattenere e neanche tradire, ma è l’unico modo di amare.

Come un angelo muto muove i loro passi, resta nell’ombra per essere vicino: una voce che tace lungo tutto il cammino.

E se a volte il dire sembra lontano e si chiudono le orecchie al vecchio consiglio, quell'ombra resta impronta e tiene loro la mano.

La seconda ombra di un padre è ferma in un tempo sospeso, dove abita il letto come un vecchio trono; la forza non è più nel gesto che solleva, ma nel coraggio immenso di restare un dono. Le mani, ora stanche sul lenzuolo, sono ancora il porto dove attracca lo sguardo.

Non serve la forza per essere un gigante: basta la voce o il silenzio ad accogliere.

C’è una dignità immensa in quello stare, un modo diverso di insegnare il cammino: che la vita non è solo corsa e traguardo, ma l’arte coraggiosa di lasciarsi amare.

E in quel tempo, che sembra fermato, egli è ancora l’esempio, la grande quercia: insegna che il cuore non ha mai bisogno di gambe per correre verso il proprio destino.

Basta un sorriso, un abbraccio distratto, a sciogliere di botto quel cuore di roccia. Ciao Enzo.

La terza ombra di un padre è l’eredità dove il buio resta luce, da non cercare dove la terra è più scura o nel gelido marmo posato, né nel silenzio arreso.

Resta la forza che scaccia la paura, il braccio invisibile su cui ci si è appoggiati; vive nell’appagamento che il tempo non può mai sbiadire, perché in questo amore ha trovato un modo per non morire.

La missione è continuare a stare nei loro pensieri, anche se il viaggio è di eterno riposo.

Lascia l’esempio come mistero di un dono pregiato, un’orazione a non piangere per quel passo che non fa più rumore.

Si continui a vivere di specchio, dove lo sguardo andato è nel loro viso, dove la fiamma nel cuore evapora la nostalgia dell’amore.

Non dimentichino: egli vivrà nel loro sorriso.

 

Le tre ombre di un padre testo di Paolo P.
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