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Quel caldo sapore d’estate
Il ricordo dell’estate oltre il calore e l’immenso splendore mi riporta bambina quando, da giugno a settembre finita la scuola ci si trasferiva tutti al mare, ho sempre mantenuto e alimentato questa infinita ricchezza lasciandola in eredità alle mie figlie, questo amore per il mare come linfa vitale, per noi siciliani quel confine tra cielo e mare sotto gli occhi è qualcosa molto difficile da spiegare a parole e per chi, come noi su questo lembo di terra ci è nato ed essendosi allontanato porta nel cuore un pezzo di mare.
La nostra casa si affacciava sulla spiaggia ed io la mattina appena alzata come tradizione, la granita di limone per colazione e la "brioscia col tuppo" non poteva mancare, da bambina fino in età adulta, mi sedevo in veranda a guardare e parlare all’infinito.
Il profumo, il respiro, lo scroscio delle onde che spumeggiavano sugli scogli era un incantesimo, quel caldo sapore d’estate rapiva i miei sensi, le prime note del mattino, il canto dei gabbiani che si innalzavano in volo dalla spiaggia, erano la musica migliore.
GIUGNO1987
Le mie giornate cominciavano senza dover pensare a cosa c’era da fare, quei giorni, quei tre mesi perduta a rincorrere il vento e lasciarmi trasportare dalla bellezza che mi abbracciava, tra sole, cielo e le corse sulla spiaggia con la sabbia che scottava sotto i piedi, la pelle profumata di crema solare, alta protezione, un classico per chi rischiava di scottarsi sotto quel sole cocente che arrivava a scaldare pure il cuore, tra granite, gelati, le allegre nuotate, i baci salati, le magiche notti stellate, le grandi abbuffate, era l’estate dei tramonti dai mille orizzonti fra sogni e incanti, tra i castelli di sabbia crollati e trascinati via dalle onde e la spiaggia sconfinata tracciata dalle nostre impronte.
Erano le otto del mattino, quindici anni appena, una bellissima giornata di giugno quando, sfrecciavo con la mia bicicletta rosa sul lungomare direzione bar “LA RIVIERA,” tutt’ora in attività.
Don Totò il gelataio mi aspettava tutte le mattine, involtava le granite con le brioche calde e le riponeva dentro un sacchetto dicendomi di fare in “prescia," ovvero, veloce altrimenti avrei portato a casa limonata, così riposi il sacchetto sul manubrio della bicicletta e partii
come una saetta, ma qualcosa quel giorno andò storto, il sacchetto si impigliò tra la ruota e il filo del freno ed io feci un volo scagliandomi al suolo.
Rimasi ferma immobile, dolorante, la mia faccia aveva il colore dell’asfalto, le mie labbra il sapore del sangue, braccia e ginocchia scorticate; un signore di mezza età uscì subito di casa, accorse, mi raccolse, diciamo così, in braccio dopo aver assistito al mio grande volo, mi portò in casa e mi sedette, insieme alla moglie e, i due suoi figli, seduti a far colazione; presero disinfettante e quel classico bicchiere d’acqua che si dà sempre dopo un grande spavento, si accertarono che non avessi battuto la testa e piano piano cominciarono a pulire le ginocchia.
Ero a dir poco imbarazzata e tremolante, con gli occhi puntati dei figli, due ragazzi di circa vent’anni o giù di lì, uno di loro mi guardava con un sorrisetto e un commento:
"ti sei rovinata la bellezza"
"macché dici!".
Gli risposi d’istinto e mi arrabbiai pure, al mio solito.
"Adesso smettila di sfrignare, con le lacrime ti brucia il viso e poi ti sciupi gli occhi belli".
Lo guardai, ci restai e riuscì
a zittirmi.
25 GIUGNO2022
Domenica, stavo al mare a Gaeta vicino Roma, dove vivo, le mie figlie a loro volta al mare a Fregene, squilla il telefono, mi allarmo quando vedo sul display il nome di mio suocero, l’unica persona cara rimasta in Sicilia. Così rispondo al telefono col cuore a mille:
"Stefà, ma tu, non avevi niente di meglio da fare quella bella mattina di giugno a volare terra terra? Con quel trabiccolo di bicicletta rosella, un lungomare a disposizione, davanti casa nostra per forza
'a vero'? Testona!". Eh già, lo ripete da anni lo sanno tutti: cielo, muri, terra e mare, ed io mi concedo un sorriso seguito da una bella risata.
Adesso ha ottantacinque anni è più di un padre per me, ci vogliamo un bene dell’anima, voleva solo rivedermi e abbracciarmi poiché le sue condizioni di salute sono un po’ precarie.
Ogni due mesi, circa, fa questa telefonata di: “saluto per sempre," nel caso non facessimo in tempo, è incredibile, ci fa muovere tutti anche le ragazze e partire di fretta e furia, gattina Mia compresa, al lupo al lupo gli riesce davvero bene ed io non potrei mai rischiare di non arrivare in tempo.
Ebbene sì, stava meglio di tutti noi, grazie al cielo, a casa al mare dove abbiamo vissuto e cresciuto, noi stremati dal caldo e dal viaggio, ma le briosche calde, il nostro cielo la granita di limone ci aspettavano come da tradizione.
Quel caldo sapore d’estate o soltanto voglia di vivere, oppure, amore che profuma del nostro mare.
Giugno 2022
24 marzo 2023
"Stefa’, unni sii?
"Na cosa lesta ca stavota ci siemmu".
"Vicinzii, ‘m moti fermo!".
Quel giorno andai con mia figlia piccola, gli strinsi la mano.
"Ciao bedda".
" Ciao Pa' ".
Stefania Giudice