Il diavolo, il Maestro e Margherita

scritto da Marco Cerfeda
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Libero adattamento da M.A. Bulgakov
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Testo: Il diavolo, il Maestro e Margherita
di Marco Cerfeda

Il diavolo, il Maestro e Margherita

Dramma in due atti

Liberamente adattato da M.A. Bulgakov, drammaturgia di Marco Cerfeda

Personaggi:

-Ivan

-Michail

-Mara

-Gesù

-Mazzasorci

-Ponzio Pilato

-Matteo

-Il Maestro

-Margherita

-Guardia 1 

-Guardia 2

-Frida

SCENA 1 - Mara

Musica. Ivan e Michail sono già in scena seduti a leggere.

IVAN - Follia che ci sia ancora chi pensa che il Cristo sia esistito, non trova, direttore?

MICHAIL - Ironicamente mi trovo d’accordo con te, Ivan. Purtroppo l’evidenza storica lascia comunque spazio ad interpretazioni.

IVAN - Ad essere sincero non credevo fosse d’accordo con Kant sulla questione. Dunque non crede neanche in Dio?

MICHAIL - Beh mi sembra logi…

Michail è bruscamente interrotto dall’entrata in scena di Mara, che sorprende i due poeti. Ha un leggero accento tedesco e un carisma notevole.

MARA - Vi prego, permettetemi di spiegarvi tutto. Certo che il Cristo è esistito!

IVAN - (sorpreso) Con calma, signore, si presenti.

MARA - Perdonatemi, sono stato catturato dalle vostre parole e non ho potuto fare a meno di inserirmi nel discorso. Mi presento, sono il professor Mara, esperto in magia oscura, è un piacere.

MICHAIL - Accidenti, magia oscura! Il piacere è tutto nostro, professore. Ma mi dica, cosa la porta qui a Mosca, dato che non mi pare russo?

MARA - Come vi dicevo, mi occupo di arti magiche e sono stato invitato dal presidente Stalin stesso ad esibirmi in questa città.

IVAN - (ironico) E chi se non lui…

MARA - Ma tornando a noi, ho tutte le prove che vi servono per testimoniare la vera e pura esistenza di Gesù Cristo!

MICHAIL - Accidenti, ci spieghi tutto

MARA - Non mi serve spiegarvi nulla, mi basta dirvi che ho assistito personalmente al processo di Pilato contro il Cristo

IVAN - Pilato? Ma non dica sciocchezze, per carità! E questa le sembra una prova valida?

MARA - Certo, perché in un candido manto dalla fodera color sangue, col passo strascicato del soldato di cavalleria, al mattino presto del quattordicesimo giorno del mese di Aprile…

Buio. Musica. Ivan e Michail escono di scena. Mara scende dal palco e si siede su una sedia al centro della platea, spalle al pubblico.

SCENA 2 - Pilato e il boia

Luce. In scena ci sono Gesù, Pilato e il boia immobili. Gesù è in ginocchio di fronte a Pilato, la composizione sembra un dipinto trecentesco.

PILATO - Dunque sei tu colui che devo far giustiziare, dimmi come ti chiami.

CRISTO - Buonuomo, il mio nome è…

PILATO - (interrompendo) Ti permetti di dare del buonuomo a me, il crudele quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato? Chiunque viva in Giudea o in Galilea conosce benissimo la mia crudeltà e mi ritiene uno degli uomini più spietati dell’Impero! Vergogna! (rivolto a Mazzasorci) Forza, puniscilo con 20 frustate, poi riportalo da me.

Mazzasorci esce portando via di forza Cristo, dalle quinte si sentono colpi e urla, mentre Pilato sta seduto ad aspettare.

Mazzasorci e Cristo rientrano in scena, Cristo è ferito e sofferente.

MAZZASORCI - Chiamare “Egemone” il procuratore Pilato! Non dire altre parole. Stare fermo e buono. Capire o devo colpire?

CRISTO - Ho capito, non mi colpire.

PILATO - Dunque, dicevamo, il tuo nome.

CRISTO - Il mio nome è Gesù di Nazareth, buonu- egemone.

PILATO - (infastidito) Dunque provieni da Nazareth, in Galilea.

CRISTO - No, egemone, sono nato nella città di Gamala.

PILATO - I tuoi genitori? Chi sono?

CRISTO - Non lo so con certezza, non li ricordo affatto, ma a quanto pare mio padre era siriano.

PILATO - (sarcastico) Eccellente… e dove risiedi ora?

CRISTO - Non ho una dimora stabile, egemone, viaggio di città in città.

PILATO - Un vagabondo dunque, classico di quelli come te.

CRISTO - Come me?

PILATO - Voi maledetti criminali.

MAZZASORCI - (porge a Pilato un foglio) Procuratore, per lei.

Pilato osserva il documento.

PILATO - Allora sentiamo, a quanto leggo sei stato tu a convincere la folla ad attaccare e distruggere il tempio la scorsa notte, giusto?

CRISTO - Questo non è mai stato il mio intento.

PILATO - (prendendo per il collo Cristo) Sarò diretto, feccia di Nazareth, questa regione pullula di persone dei più disparati tipi: maghi, astrologi, indovini ed assassini, ma talvolta capitano anche i bugiardi, (urlando) e tu sei uno di quelli! Finché saprò leggere avrò la sicurezza che su questo documento c’è scritto “incitava la folla a distruggere il tempio”. Non lo dico io, lo dice la gente.

CRISTO - La gente non interpreta bene ciò che chiedo di fare, sono accecati dal desiderio di morte e violenza che germoglia in loro.

PILATO - Questa è tutto tranne che una valida giustificazione, nazareno, così stai solo ammettendo di incitare le persone a seguire i tuoi comandi.

CRISTO - Sì, lo ammetto, ma non me ne pento, perché ciò che predico io può fare solo del bene a chi mi segue.

PILATO - Smetti di far finta di essere folle e dammi un motivo valido per non crocifiggerti.

CRISTO - Le ho già detto tutto, procuratore. Può anche non credermi, se vuole, ma non dia la colpa a me se stasera ci sarà un temporale.

PILATO - Come fai a saperlo?

CRISTO - Non lo so, lo sento.

PILATO - (urlando) Sciocchezze! Continuate a frustarlo finché non vorrà parlare!

Mazzasorci porta via Cristo. Buio. Pilato esce di scena.

SCENA 3 - Morte di Michail

Mara sale sul palco ridendo e applaudendo, rientrano Michail e Ivan. Luce.

MICHAIL - Si tratta di un racconto immensamente interessante, professore, ma non corrisponde affatto alla versione del Vangelo, dunque non possiamo considerarla una prova valida.

MARA - Ah beh se consideriamo il Vangelo come fonte storica…certo che è una prova valida, considerando che il mio amico Kant non si riesce a decidere sono andato ad osservare io stesso!

IVAN - Mi permetta di non crederle, professore, questo va oltre ogni avventura immaginabile. Sta di fatto che non mi ha ancora convinto dell’esistenza di Dio.

MARA - Allora proverò a dimostrarvela in un altro modo. Se Dio non esiste, chi controlla il nostro futuro, il nostro destino?

MICHAIL - Io penso che il mio prossimo futuro sia piuttosto prevedibile. Ad esempio so che la mia serata si svolgerà come ho programmato che si svolga. A meno che non mi cada una tegola in testa…

MARA - Ah no, le tegole non cadono così dal nulla, mi spiace.

MICHAIL - Ecco, vede? Senza dubbio non mi capiterà.

MARA - Sì, in effetti è molto più probabile che si frantumi la testa in altri modi.

MICHAIL - (esitando) Ad esempio?

MARA - Ad esempio è probabile che inciampi, cada e muoia proprio su questa strada.

MICHAIL - (sbigottito) Non le permetto di fare certe supposizioni, professore!

IVAN - Le chiedo scusa, professore, può aspettare un momento? Vorrei dire due parole al mio amico.

MARA - Oh, volentieri! Si sta così bene sotto questi tigli, e poi non ho affatto premura.

IVAN - (sottovoce) Senta, direttore, non è mica un turista straniero: è una spia. È un emigrato tedesco, un infiltrato! Gli chieda i documenti, se no ci scappa...

MICHAIL - Crede?

IVAN - Mi dia retta, fa il tonto per farci cantare. Lo sente come parla russo, andiamo, fermiamolo, se no se la squaglia…

MARA - Tranquilli, non serve che vi mostri i documenti perché me ne sto per andare, senza trattenervi oltre.

MICHAIL - (ad Ivan) Dannazione, ci ha sentiti!

MARA - A dire il vero siete stati più che abili nel nascondere il vostro discorso, peccato non sia servito a nulla. A presto giovane poeta, a presto direttore, le assicuro che l’incontro tra poeti di questa sera riserverà ottime sorprese!

MICHAIL - Mi conosce? Sa dell’incontro di stasera? Che intende per sorprese?

MARA - Diciamo che la sua assenza cambierà un po’ le cose, ecco.

MICHAIL - La mia assenza? Ma di che parla?!

Mara esce di scena, scende dal palco e cammina tra il pubblico.

IVAN - Che strano personaggio, non trova?

MICHAIL - Fin troppo inquietante, è quasi riuscito a farmi credere alle sciocchezze che racconta.

IVAN - Direi che sia comunque il caso di andarci a preparare per stasera, si è fatto tardi.

MICHAIL - Certo, mi segua.

I due si alzano dalle sedie e, camminando verso le quinte, Michail inciampa e, in modo drammatico, cade rovinosamente giù dal palco. 

Mara ridacchia.

IVAN - (drammatico, urlando) Direttore! Direttore! Aiuto, qualcuno mi aiuti, è morto! Il direttore del Massolit è morto!

Entrano in platea due comparse, guardie, che portano via il cadavere di Michail. Una delle due rientra sul palco, insieme a Mara.

GUARDIA - Com’è accaduto? Cos’è successo?

IVAN - Non lo so, è inciampato, ci stavamo dirigendo verso la sede del Massolit! Ecco, guardi! Quell’uomo lì (indicando Mara), parla russo ed ha parlato della morte del direttore!

GUARDIA - (a Mara) Lei sapeva cosa sarebbe accaduto, signore?

MARA -  Non parlo il russo, scusi.

Mara esce di scena con nonchalance.

Anche la guardia esce di scena salutando Ivan.

SCENA 4 - Monologo folle di Ivan

Luci intermittenti, spaventose e stroboscopiche, Ivan salta giù dal palco e corre tra la platea, fa il giro del teatro urlando in modo che il pubblico lo senta, poi rientra in scena.

IVAN - Poeti del Massolit... amici, colleghi... ascoltatemi! Ascoltate la mia voce, per favore. Non potete immaginare... non potete sapere... Michail... il nostro direttore... è morto! (Si prende la testa con le mani) Ma non è solo la sua morte... è come è morto... come è stato predetto!

(Un attimo di silenzio, l’uomo guarda in lontananza, ricordando.)

C’era uno strano uomo. Un uomo... tedesco, forse? Sì, aveva un accento strano... parlava di Ponzio Pilato, come se fosse ieri. Diceva cose... cose che non poteva sapere... cose che nessuno dovrebbe sapere. E mi ha guardato... mi ha guardato come se potesse leggermi dentro, come se potesse vedere ogni mio pensiero, ogni mio segreto!

E ha predetto la morte del nostro direttore! L’ha detto chiaramente... come se fosse una semplice osservazione, come se stesse parlando del tempo. "Lei inciamperà e morirà su questa strada," ha detto. E poi... e poi è successo!

(Scuote la testa, incredulo)

Non posso togliermi dalla testa quel momento... Michail che camminava per strada... e poi quell’attimo, quel maledetto attimo! Non potevo fare nulla... nulla! È stato come guardare un incubo diventare realtà. E quel sorriso... quel sorriso di Michail... è sparito in un attimo.

(Guardando il pubblico, quasi supplicante)

Voi dovete credermi! Non sto impazzendo... non sono impazzito! Lo so che suona assurdo, so che sembra una follia... ma vi giuro, su tutto ciò che ho di più caro, che è la verità. Quel tedesco... chiunque fosse... sapeva. Come faceva a sapere?

(Si ferma, riflettendo, la paura ancora evidente nei suoi occhi)

E se... e se non fosse stato solo un uomo? Se fosse stato qualcosa di più? Una spia, un angelo caduto, o persino Dio in persona? (Si abbraccia, tremando) Non possiamo ignorarlo... non possiamo fingere che non sia successo. Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo capire chi era, cosa voleva.

(Si inginocchia, esausto, con lo sguardo perso nel vuoto)

Ditemi che mi credete... ditemi che non sono solo in questo incubo. Non posso sopportare il pensiero di essere l'unico a vedere questa oscurità. 

(Si alza lentamente, determinato)

Dobbiamo trovare quell'uomo... dobbiamo scoprire chi è, da dove viene, e perché sapeva. Perché se non lo facciamo... chi sarà il prossimo? Chi di noi sarà il prossimo a cadere sotto il peso di una profezia oscura e incomprensibile?

(A questo punto del monologo, entrano in scena le due guardie che strattonano e cercano di fermare Ivan.)

Non possiamo permettere che il terrore prenda il sopravvento. Siamo poeti, siamo creatori, siamo il Massolit!

SCENA 5 - Il manicomio e il Maestro

Le guardie riescono a fermare Ivan, lo legano e lo fanno sedere su una delle sedie. Lui ha lo sguardo perso nel vuoto. Le luci tornano basse. 

IVAN - (urlando verso le quinte) Rinchiudermi qui dentro, internarmi, non vi servirà a nulla, lui tornerà!

Entra in scena il Maestro, con incedere quieto.

MAESTRO - Salve, mio giovane amico. Vedo che sei molto agitato. Come ti chiami?

IVAN - Ivan... Ivan Bezdomnyj. E lei chi è?

MAESTRO - (sorridendo con tristezza) Non penso ti importi. Cos'è che ti tormenta, Ivan?

IVAN - È lui... l'ho visto! Il tedesco… Mara! Parlava di Pilato, diceva di averlo visto parlare con Gesù Cristo! Lui ha predetto la morte di Michail e poi è successo davvero! E ora sono qui, rinchiuso, perché nessuno mi crede. Tutta colpa di Ponzio Pilato!

MAESTRO - Pilato, dici? Penso di conoscere quell'uomo di cui parli. Anche io ho avuto a che fare con lui. So che sembra impossibile, ma è la verità. Tu non sei pazzo, Ivan.

IVAN - Lei… lei lo conosce? Allora non sono solo! Mi dica, chi è? Cosa devo fare? Come posso fermarlo?

MAESTRO - Non è qualcosa che si può fermare facilmente. Quello non è solo un uomo, è una forza che va oltre la nostra comprensione. Quell’uomo è il demonio in persona!

IVAN - (incredulo) Lo sapevo! Ma allora cosa possiamo fare? Dobbiamo fare qualcosa!

MAESTRO - Ci hai già tentato e ti basti! Come mi dispiace che l’abbia incontrato tu e non io! Vedi che caso strano: sono qui per lo stesso tuo motivo, cioè per colpa di Ponzio Pilato. Il fatto è che un anno fa ho scritto un romanzo su Pilato.

IVAN - Lei è scrittore?

MAESTRO - Io sono un Maestro.

IVAN - La prego, qual è il suo nome?

MAESTRO - Non ho più nome. L'ho rifiutato, come del resto ho rifiutato tutto nella vita. Scordiamocene.

IVAN - Mi dica almeno del romanzo, se non le dispiace.

MAESTRO - Vedi, la mia vita non si è svolta nel più comune dei modi.

Sono laureato in storia e lavoravo in un museo di Mosca, facendo anche delle traduzioni.

IVAN - Da che lingua?

MAESTRO - Conosco cinque lingue oltre alla russa, inglese, francese, tedesco, latino e greco. E leggo un po' l'italiano.

IVAN - Accidenti!

MAESTRO - Vivevo solo, non conoscevo quasi nessuno a Mosca. E un giorno vinsi centomila rubli. Immagina il mio stupore, quando vidi il mio numero pubblicato sul giornale! Compro dei libri e affitto due camere nello scantinato di una casetta col giardino. Lascio il lavoro del Museo e comincio a scrivere un romanzo su Ponzio Pilato. Era l'età dell'oro! Nella stufa il fuoco era sempre acceso! All'improvviso giunse la primavera, e, successe qualcosa di molto più meraviglioso che la vincita di centomila rubli.

IVAN - Di che si trattava?

MAESTRO - Conobbi per caso una ragazza, Margherita. Splendida, brillante, geniale!

Margherita entra in platea, cammina, si siede a terra e guarda la scena con aria infatuata.

MAESTRO - Ben presto, quella donna divenne la mia moglie segreta. Veniva da me quotidianamente, di giorno, e cominciavo ad aspettarla sin dal mattino. Il sole di maggio splendeva per noi. Lavoravo febbrilmente al mio romanzo, e il romanzo assorbì anche la sua vita. Leggeva e rileggeva senza fine la parte già scritta, e dopo averla letta, cuciva questo berretto. (mostrando il cappello che porta in testa) Fu allora che cominciò a chiamarmi Maestro.

IVAN - Accidenti, che bello!

MAESTRO - Ed è proprio lì che la mia vita finì.

IVAN - Ma come, che dice?

MAESTRO - Cercando di pubblicare il romanzo ricevetti rifiuti su rifiuti, iniziavo a temere l’oscurità, e lei con me. Un giorno mi consigliò di andarmene perché la critica era troppo dura con me e perché rischiavo di mettermi nei guai con suo marito. Io rifiutai il consiglio, ma quando la mattina dopo mi svegliai, lei non c’era più. Allora avvenne l'ultimo atto. Tolsi dal cassetto del tavolo le pesanti copie del romanzo e, spezzandomi le unghie, laceravo i quaderni e cominciai a bruciarli. Era difficilissimo, perché la carta scritta non brucia volentieri. In quel momento bussarono alla finestra. Era lei. Con un grido trasse dalla stufa con le mani nude una pila di fogli. E scoppiò in un pianto convulso e irresistibile. Quando si calmò, disse…

MARGHERITA - (dalla platea) Ecco come si pagano le menzogne, non voglio più mentire. Rimarrei con te anche subito, ma non vorrei farlo in questo modo. Non voglio che a mio marito resti per sempre il ricordo che sono scappata da casa di notte. Non mi ha mai fatto un torto... Domattina gli dirò che amo un altro e tornerò da te per sempre. Non vuoi?

MAESTRO - Lo volevo con tutto me stesso, ma dissi di no.

MARGHERITA - Domattina sarò qui da te.

MAESTRO - Queste furono le ultime parole che sentii provenire dalle labbra di Margherita.

Buio. Musica drammatica. Sipario.

FINE ATTO PRIMO

SCENA 6 - Matteo

Al centro della scena c’è un palo, sul palo si regge Gesù. Al lato della scena c’è un gradino, un rialzo. Entra Matteo.

MATTEO - (stremato e disperato) Oh maestro, eccoti! Cosa stai passando per colpa nostra! Sappi però che sarò sempre il tuo primo discepolo, in vita e morte!

Gesù si dimena ma non risponde.

MATTEO - Per quale motivo tu sei lì sopra e io non sono ancora morto?

Dalla platea entra Mara che si siede sulla sua sedia e ride.

MATTEO - Che io sia maledetto! Dio, sei sordo! Se tu non fossi sordo, mi avresti ascoltato e lo avresti ucciso subito! Un altro dio non avrebbe mai permesso che un uomo come Jeshua fosse bruciato dal sole su un palo. Tu non sei un Dio onnipotente! Tu sei un Dio nero!

Entra in scena Mazzasorci, che percuote Gesù con un’arma. Mara gli lancia delle pietre.

MAZZASORCI - Il criminale è morto! Togliete lo sbarramento!

Matteo piange disperato. Mazzasorci esce di scena.

Matteo in modo estremamente drammatico si inginocchia ai piedi di Gesù, lo slega e se lo carica in spalla, poi esce.

SCENA 7 - Funerale

Buio. Musica triste. Margherita entra in scena mesta e afflitta, Mara sale sul palco, entrano le due guardie. C’è il funerale di Michail.

MARA - (salendo sul gradino) Che brav’uomo che era Michail Berlioz, una persona dotta e dal cuore d’oro. Ho avuto poche occasioni di incontrarlo ma mi sono bastate per capirne la bontà: quella di un uomo che non distinguerebbe Dio da Satana. In quanto artista non posso non sentirmi in dovere di rendere le mie condoglianze a tutto il Massolit per la grave perdita, sapendo che sarà difficile sostituirlo. Grazie.

Margherita si siede. Le guardie si esibiscono in un applauso, sperando lo faccia anche il pubblico.

MARGHERITA - Che strano funerale! Ah, davvero, darei in pegno l'anima al diavolo pur di riuscire a sapere se lui è vivo o no!... Sarei curiosa di sapere chi portano a seppellire, con quelle facce così strane.

MARA - Michail Berlioz, il presidente del Massolit. Già, che strano funerale! Accompagnano un morto e si chiedono soltanto dove sia andata a finire la sua testa.

MARGHERITA - Che testa?

MARA - Questa mattina nella sala del Massolit hanno rubato dalla bara la testa del defunto.

MARGHERITA - Ma com'è possibile?

MARA - L'hanno sgraffignata con un'abilità straordinaria! Lo sa il diavolo, come!

MARGHERITA - Quale Berlioz? Quello che oggi sui giornali...

MARA - Già, già...

MARGHERITA - Sicché, dunque, sono letterati quelli dietro la bara?

MARA - Be', naturalmente, lo sono, Margherita.

(le guardie escono)

MARGHERITA - Lei mi conosce? (Mara si toglie la bombetta e la riacchiappa al volo). Io, però, non la conosco.

MARA - E come potrebbe conoscermi? Io sono qui da lei per un affaruccio.

MARGHERITA - (impallidendo e scostandosi) Lei mi vuole arrestare?

MARA - Nemmeno per sogno! ma le pare? Quando s'attacca discorso con qualcuno è soltanto per arrestarlo? Ho semplicemente un affaruccio da proporle.

MARGHERITA - Non ci capisco niente, che affare?

MARA - (misteriosamente) Gradirei invitarla in casa mia questa sera.

MARGHERITA - (infuriandosi) È spuntata una nuova razza, quella del ruffiano di strada! (Si alza per andarsene).

MARA - “Le tenebre, venute dal Mediterraneo, coprirono la città odiata dal procuratore Pilato. Tutto era stato inghiottito dall'oscurità”. Così sparisca lei, definitivamente col suo quaderno bruciacchiato! Lei che sta qui seduta da sola sulla panchina e lo supplica di lasciarla in libertà, di lasciarle respirare l'aria, di uscirle dalla memoria!

MARGHERITA - Non capisco nulla. (A parte) Come ha fatto a conoscere i miei pensieri? Cosa sa del Maestro? (a Mara) Mi dica, chi è lei?

MARA - Uffa, che noia... Si sieda, per favore.

MARGHERITA - (sedendosi) Chi è lei?

MARA - E va bene,sono il professor Mara, ma questo non le dirà proprio nulla.

MARGHERITA - E vuole dirmi come sa quello che penso?

MARA - No, non lo dico.

MARGHERITA - Lei, però, sa qualcosa di lui? Del Maestro?

MARA - Be', diciamo che so.

MARGHERITA - La supplico, dica una cosa sola... è vivo?... Non mi tormenti!

MARA - Be', vivo è vivo.

MARGHERITA - Scusi, ero arrabbiata con lei. Ma, ammetterà che quando s'invita per la strada una donna ad andare da qualcuno... inoltre, mio marito... sarebbe indegno rovinare la sua vita... Io da lui non ho mai avuto altro che bene...

MARA - La prego di star zitta un momentino. Nessuno al mondo saprà nulla di questa visita. Questo poi glielo garantisco.

MARGHERITA - E perché avrebbe bisogno di me?

MARA - Lo saprà in seguito.

MARGHERITA - Capisco... devo darmi a lei.

MARA - Qualsiasi donna al mondo, glielo assicuro, sognerebbe di poterlo fare, ma la deluderò: questo non avverrà.

MARGHERITA - Quale interesse avrei a venire da lei?

MARA - (sussurrando) Be', un interesse molto grande... lei potrebbe approfittare dell'occasione...

MARGHERITA - Cosa? Se capisco bene, lei insinua che là potrei sapere qualcosa di lui? (Mara annuisce col capo senza parlare). Andrò! Andrò dovunque!

MARA - (sbuffando dal sollievo) Che gente difficile le donne! Perché devo sempre far tutto da solo, potevo mandare Cerbero!

MARGHERITA - La smetta di tormentarmi con i suoi enigmi. Mi fanno girar la testa, tutti quei misteri!

MARA - Niente drammi, lei deve anche mettersi nei miei panni. Uccidere uomini, maledire persone rientra nella mia specialità. Ma discorrere con donne innamorate, questo poi no!... È già mezz'ora che cerco di persuaderla... Dunque, ci verrà?

MARGHERITA - Sì, ci verrò.

MARA - Perfetto, alle dieci la chiamerò e le dirò tutto quel che occorre. È chiaro?

MARGHERITA - Sì, è chiaro. Lei mi sta corrompendo e trascinando in una losca faccenda che dovrò pagare caro...

MARA - Come sarebbe a dire? Allora non venga, diamine!

MARGHERITA - No. Per lui sono pronta a tutto… anche ad andare a casa del diavolo!

MARA - Oibò! (scompare).

SCENA 8 - Lettera

Margherita rimane sola, prende un foglio, si siede e si mette a scrivere.

MARGHERITA - Marito mio, perdonami e cerca di dimenticarmi al più presto. Ti lascio per sempre. Non cercarmi, sarebbe inutile. Il dolore e le sventure che mi hanno colpito mi hanno fatto fare un patto col diavolo. Devo andare. Addio. Margherita.

Piega il foglio a forma di aeroplanino di carta e lo lancia verso il pubblico. Poi esce.

SCENA 9 - La casa

Entra in scena Mara, seguito da Frida che si siede sul fondale e piange. Si spengono le luci, si vedono solo le ombre degli attori.

MARA - Oh Frida, Frida. Se solo mi importasse qualcosa di te… sei l’unica invitata che si è presentata e te ne stai lì a piangere come sempre. Ma dico io, è mai possibile che tra assassini, criminali, politici, papi e sacerdoti nessuno abbia voluto partecipare al mio ballo?

Frida piange più forte

MARA - (infuriato) Rispondi almeno, perdio! Sono senza dubbio destinato ad un’esistenza inutile, lo so. Uccido, maledico e porto con me anime povere e ricche senza guadagnarci nulla, e mi rimane solo questo come momento di vaga socialità: stare qui a parlare con te, con la Margherita con cui devo ballare e con le anime dei peggiori uomini che abbiano mai messo piede sulla terra. (cambio repentino di umore) Ma in fondo non importa, mi diverto lo stesso!

SCENA 10 - Il ballo

Entra Margherita dalla platea. Si accende una luce fioca sul palco.

MARGHERITA - (attraversando la platea) Ecco sì, Bolšaja Sadovaja numero 302 bis, è questa.

Margherita sale sul palco.

MARGHERITA - C’è nessuno?

MARA - Entra pure, fiorellino!

MARGHERITA - Eccomi arrivata, professore.

MARA - Benvenuta nella mia umile dimora, dunque! Prego, accomodati.

MARGHERITA - (sedendosi) Se posso, dove sono tutti gli invitati?

MARA - (sospira e si inginocchia) Margherita, immagino che avrai capito con chi stai parlando, giusto?

MARGHERITA - Sto parlando con Satana.

MARA - Esatto.

MARGHERITA - Dunque?

MARA - Dunque è difficile conciliare gli impegni di decine di anime malvagie per organizzare un ballo. Per stasera mi basterai tu.

MARGHERITA - E lei? (indica Frida)

MARA - Oh non ci fare caso. Si tratta dell’unica donna che si presenta ogni anno solo per chiedere pietà.

MARGHERITA - È per questo che piange?

MARA - Non esattamente. Piange perché ha ucciso il suo stesso bambino.

MARGHERITA - E non riesce a dimenticarlo?

MARA - Non può. Ogni anno le consegno il fazzoletto insanguinato con cui ha ucciso suo figlio. Per questo è qui.

MARGHERITA - Ma è orribile.

MARA - Ti ricordo ancora la mia identità.

(Margherita annuisce)

MARA - Che ne pensi, diamo inizio alle danze?

Buio. Musica (Khachaturian, Masquerade suite, Waltz). Mara e Margherita iniziano a ballare, prima sul palco poi tra il pubblico. Spettacolo di luci rosse durante il ballo.

Frida si alza mentre i due ballano e inizia ad urlare.

FRIDA - Margherita! Lo so che mi senti! Oh, Margherita, mia dolce salvatrice, tu che sei stata scelta per essere la regina di questa notte di tenebra e meraviglia, ti supplico, ascolta la mia preghiera.

Il mio tormento si ripete in un ciclo infinito di dolore e rimorso. Sono stata una madre debole, una madre che non ha saputo proteggere il suo bambino. La colpa mi divora l’anima, e questo fazzoletto, sporco del mio peccato, mi lega in un’eterna prigionia.

Ti prego, Margherita, ricorda cosa significa amare, cosa significa perdere. Pensa a tutto ciò che sei disposta a fare per l’uomo che ami, al dolore che hai provato quando lo hai creduto perduto per sempre. Io vivo quel dolore ogni istante della mia esistenza, schiacciata dal peso delle mie azioni.

Ogni notte mi è davanti il viso di mio figlio, il suo pianto risuona nelle mie orecchie come un’eco interminabile. Non c'è pace per me, non c'è sollievo, solo il ricordo incessante della mia colpa. Ti supplico, intercedi per me presso quell’essere, chiedigli di strapparmi da queste catene di disperazione!

Margherita, so che chiederti questo è come chiederti di sfidare le leggi della natura, ma vedo in te una bontà e una forza che vanno oltre il mondo mortale. Ti supplico, abbi pietà di me, sollevami da questo inferno che mi sono creata.

Libera il mio spirito, ti prego. Lasciami trovare la pace, o almeno un istante di tregua. Solo tu puoi spezzare questo incantesimo, solo tu puoi offrirmi la possibilità di sperare ancora!

I due finiscono di ballare al centro della platea. Mara accompagna Margherita sul palco tenendola per mano. La musica sfuma.

SCENA 11 - Il desiderio

Frida esce di scena. Mara e Margherita al centro del palco.

MARA - Sei stata magnifica, Margherita, degna di essere la regina di questo ballo.

MARGHERITA - Infinite grazie.

MARA - Sai, non danzavo così bene da almeno qualche secolo. Evidentemente è una peculiarità di voi Margherite russe.

MARGHERITA - Ce ne sono state altre oltre a me?

MARA - Oh certo, migliaia, ne colleziono da quando voi umani avete iniziato a chiamarvi per nome.

MARGHERITA - E perché avete scelto proprio me?

MARA - C’erano centotre giovani di nome Margherita a Mosca, ma l’averti incontrata al corteo funebre del compianto direttore mi ha convinto definitivamente. (Prende da terra la testa di Michail, forse un pallone)

MARGHERITA - Quella è… la sua testa?

MARA - Eh già, beccato! Ma non ci far caso. Ora…

MARGHERITA - Ora se non sbaglio avevo diritto a chiedere un favore.

MARA - Esigere. Devi esigere un favore. Qualsiasi cosa.

MARGHERITA - Allora riporta da me…

FRIDA - (interrompendo dalle quinte) Frida! Il mio nome è Frida!

MARGHERITA - No, devo riflettere un minuto.

MARA - Non serve che tu rifletta, ragazza, conosco ogni tuo pensiero.

MARGHERITA - Ma non ne sono certa, vorrei poterla liberare…

MARA - Questo vorrebbe dire perdonarla.

MARGHERITA - Esatto, vorrei che fosse perdonata.

MARA - Impossibile.

MARGHERITA - Impossibile?

MARA - Dio non perdona. E perciò neanche io sarò disposto a farlo.

MARGHERITA - (frustrata) Dio? Cosa c’entra Dio con voi? Avevate detto che avrei potuto esigere un favore!

MARA - (infuriato) Dio non perdona! E neanche io sarò disposto a farlo!

MARGHERITA - Siete malvagio! Come potete farle una cosa del genere!

MARA - Posso e continuerò a farlo. Veloce, chiedimi qualcosa di sensato o sarò costretto a torturare anche te!

MARGHERITA - Allora fallo. Riporta da me il Maestro.

Mara schiocca le dita.

SCENA 12 - Torna il Maestro

Il Maestro appare alle spalle di Margherita e la abbraccia da dietro.

MARGHERITA - Tu... tu... tu...

MAESTRO - (allontanandola da sé) Non piangere, Margherita, non tormentarmi, sono gravemente ammalato. Ho paura! Ricomincio a soffrire di allucinazioni...

MARGHERITA - No, no, no... non devi temere nulla... ci sono io con te…

MARA - Già, l’hanno conciato per le feste. Tieni, bevi.

MARGHERITA - Bevi, bevi! Hai paura? No, no credi a me, lui ti aiuterà

MAESTRO - Ma sei tu, Margherita?

MARGHERITA - Non dubitare, sono io.

MARA - Ancora! (il Maestro tracanna il secondo bicchiere). Oh, bene, adesso è un'altra cosa, ora parleremo. Chi è lei?

MAESTRO - Adesso non sono nessuno.

MARA - Da dove arriva?

MAESTRO - Da una casa di dolore. Sono un malato di mente

MARGHERITA - Che parole orribili! Lui è un Maestro! Lo curi, lo merita!

MARA - Lei sa con chi sta parlando? Sa in casa di chi si trova?

MAESTRO - Lo so, al manicomio avevo per vicino Ivan Bezdomnyj. Mi ha parlato di lei.

MARA - Già, è vero, ho avuto il piacere di incontrarmi con quel giovanotto in piazza. Per un pelo non ha fatto impazzire anche me, dimostrando che io non esisto. Lei crede che io sia veramente io?

MAESTRO - Sarebbe assai più comodo ritenerla il prodotto di un'allucinazione.

MARA - Se è più comodo, lo ritenga pure. Ma mi dica, perché Margherita la chiama Maestro?

MAESTRO - Ha una concezione troppo alta di un romanzo che ho scritto.

MARA - Un romanzo? E su che cosa?

MAESTRO - Su Ponzio Pilato.

MARA - (ridendo) Ah, questa è grossa! E non poteva trovare un altro argomento? Via, faccia un po’ vedere.

MAESTRO - Non posso, ne ho bruciato il manoscritto.

MARA - Fandonie, i manoscritti non bruciano mica. Aspetti qui.

Mara esce per un momento e rientra in scena con il manoscritto del Maestro.

MARGHERITA - Il manoscritto! (a Mara) Onnipotente! Onnipotente!

MARA - Sembra indubbiamente interessante, sento un certo dejavu. Permettetemi di farlo leggere ad una persona.

MAESTRO - Certo, Onnipotente. Ma lei ci permetta di vivere in pace d’ora in poi.

MARA - Ma certo, perché non dovrei. Andate via da Mosca e vedrete che vivrete meravigliosamente.

MARGHERITA - Via da Mosca? Perché?

MARA - Quel certo Stalin che governa mi sta molto a cuore, permettetemi di divertirmi un po’! (fa per uscire)

Rientra Frida inseguendo Mara disperata, lui la strattona e la porta con sé.

SCENA 13 - Via da Mosca

Il Maestro e Margherita si siedono e leggono appassionatamente il romanzo. Musica (Katiuscia). Insieme alla musica si sentono bombe e urla in sottofondo.

Buio. Escono.

SCENA 14 - Mara, Levi e Mazzasorci

Entra in scena Mara. Si siede. Dirige con le dita la musica. La musica sfuma ed entrano piano Matteo e Mazzasorci.

MATTEO - Signore, l’ha letto.

MARA - Ah eccovi! Accidenti, pensavo ci mettesse di più.

MAZZASORCI - Ha detto no.

MARA - Ah sì? Gesù Cristo che non apprezza un romanzo biografico… maledetta censura, ne ha fatto scrivere un altro completamente falso.

MATTEO - Non è finita qui.

MARA - C’è dell’altro?

MAZZASORCI - Sì.

MATTEO - Ha ordinato di ucciderlo. Uccidere lui e la ragazza.

MAZZASORCI - All’Inferno.

MARA - (sconvolto) All’Inferno? Non c’è motivo di farlo!

MATTEO - Così è stato deciso.

MARA - Il vostro filosofo maledetto ammazza persone innocenti e voi non dite nulla?

MAZZASORCI - Voi fate lo stesso.

MARA - Io sono il diavolo, accidenti!

MATTEO - Non mi importa, sarò sempre il suo primo discepolo, in vita e in morte.

MARA - A quanto pare dovrò piegarmi al suo volere.

MAZZASORCI - È così.

Mazzasorci e Matteo escono di scena. Mara rimane solo, si dispera, poi esce.

SCENA 15 - All’Inferno

Musica. Rientrano il Maestro e Margherita ma vengono presi da Mara per mano, creando una catena. Essi perdono conoscenza.

Escono dall’altro lato, fanno il giro delle quinte. Intanto entra Pilato, disperato. I tre rientrano e si incontrano.

PILATO - Eccovi, vi aspettavo.

MARA - Da quanto tempo, procuratore.

PILATO - Non penso di averla mai vista.

MARA - Non posso dire lo stesso di lei.

PILATO - Ad ogni modo, gradirei seguirvi.

MARA - Stiamo andando all’Inferno, Cristo ha sentenziato.

PILATO - Ne sono a conoscenza, ma sono qui per chiedere pietà.

MARA - Dio non perdona.

PILATO - E nemmeno lei sarà disposto a farlo.

MARA - Già accetta il suo destino?

PILATO - Non potrò mai accettarlo fino in fondo, ma lo faccio sapendo di essermi pentito di ciò che ho fatto. Ogni giorno mi infliggo pene di ogni genere per colpa della mia dannata scelta.

MARA - Sarà costretto a subirne ancora, di pene.

PILATO - In merito a questo chiedo pietà.

MARA - Non mi ripeto, procuratore. Ora venga.

Mara porge la mano del Maestro a Pilato, che la prende, perde conoscenza e si unisce alla catena.

Musica drammatica e apocalittica russa. Gli attori si immobilizzano e si dispongono in modo da ricordare il finale de “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman.

SCENA 16 - Tortura

Il Maestro e Margherita si staccano ed escono.

Pilato si inginocchia davanti a Mara.

Entra Gesù, insieme a Mara, con la musica che incalza, fissa diabolico Pilato.

CRISTO E MARA - (in coro) Costui che era scomparso, maledetto nella notte tra il sabato e la domenica, il figlio del re astrologo, il crudele quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato!

Cristo e Mara tirano una frustata a Pilato. Buio.

SCENA 17 - Finale

In platea c’è Ivan. Ha in mano il Faust di Goethe.

IVAN - ...Dunque tu chi sei?

              Una parte di quella forza

              che vuole costantemente il Bene

              e opera costantemente il Male.

Ivan esce. Buio. Musica drammatica. Sipario.

Il diavolo, il Maestro e Margherita testo di Marco Cerfeda
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