Lunghe gallerie scavate dai due estremi

scritto da autentico Marcello
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Una lunga galleria scavata partendo dalle due estremità : le due gtestate si incontreranno a metà percorso ?
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Testo: Lunghe gallerie scavate dai due estremi
di autentico Marcello

LUNGHE GALLERIE SCAVATE DAI DUE STREMI – SI INCONTRANO A META’ PERCORSO?


Durante quel decennio lavorativo da me trascorso con molta soddisfazione quando avevo potuto approfondire in  primo tempo e successivamente mettere in pratica quella che io consideravo la meraviglia della topografia, essendo applicata per la costruzione dei primi grandi impianti idroelettrici. Questi, tra l'altro, rappresentavano gli unici lavori effettivamente in corso nel primo dopoguerra di cui si tratta nel presente articolo.

Allora avevo la fortuna di far parte del personale di uno studio che a Feltre ha svolto tutte le operazioni topografiche dei due impianti idroelettrici del Corlo e quello del Senaiga.

Il geometra titolare dello studio aveva una ottima conoscenza e pratica del lavoro topografico che oltretutto consisteva nel fior fiore di attività che un geometra potesse svolgere in quegli anni anche in considerazione della situazione reale in quei tempi ancora alle prime armi in molti settori del Territorio Italiano ed estero.

In  quello che riguardava i lavori di cui sopra, in tutto il mondo,  eravamo in piena arretratezza. Non esistendo ancora i satelliti,  mancavano  totalmente una cartografia e soprattutto la conoscenza topografica del territorio italiano se non in fatto di mappe catastali la cui validità era soltanto di tipo catastale e quindi riguardante soltanto le modaltà di determinazione dei redditi del territorio ai fini fiscali.

Da parte delle carte topografiche dell’Istituto Geografico Italiano risultavano solo carte in scala 1:25000 bellissime per consultazioni di altro genere ma che non servono a nulla nel caso in corso.

Risultano evidenti l'importanza e le richieste di lavoro che riceveva lo sudio topografico di Feltre.

Una volta compresi esattamente, stando in ufficio, tutti i particolari del lavoro da svolgere, io iniziai per poi continuare  per un decennio alla esecuzione di diversificati e per me piacevolissimi, interventi topografici che si svolgevano generalmente in zone montagnose per i rilievi ed i tracciamenti nel mentre la parte di calcolo e disegno veniva fatta in ufficio a Feltre.

Io approffittavo spesso  nel conferire con il titolare per informarlo dall'andamento del mio lavoro e, nello stesso tempo, per seguire i continui miglioramenti che lo interessavano.

oltre a questo io ricevevo dal titolare notizie riguardanti l’andamento ed i consigli che, sempre il geometra titolare, mi dava in continuazione.

Devo dire che,  avute praticamente tutte le istruzioni di lavoro in campagna, ero io stesso a comunicare piccoli accorgimenti che mi dilettavo ad inventare per facilitare e migliorare il lavoro che, come detto, si trovava in una fase di continuo miglioramento sia nel campo della strumentazione necessaria e sia nelle questioni pratiche da svolgere in campagna.

A questo punto descrivo una caratteristica che differiva molto nel mio pensiero rispetto quello del titolare.

Io, imparate bene le operazioni pratiche di campagna o di cantiere, ero molto appassionato della parte teorica in quanto per il momento  stava progredendo senza alcun nostro intervento se si escludevano le molte volte che io stesso avevo trovato e sperimentato piccole migliorie molto utili.

Il titolare invece, considerando esaurite tutte le norme di teoria, era sempre preoccupato dei risultati pratici del nostro lavoro e ci sollecitava spesso sull'importanza che le opere, in fin fine ,dipendevano dal nostro tracciato  ed era giusto che egli ci tenesse molto al risultato esigendo opere perfette dal punto di vista della loro costituzione facilmente  visibile da chiunque la osservasse dall'esterno.

Oltre a quel motivo principale, ciò  che lo preoccupava molto era relativo alle  gallerie che erano in fase di scavo di cui, come ben sappiamo, le due testate  stavano avanzando l’una verso l’altra avendo lo scopo finale di incontrarsi  perfettamente in modo da poter dare continuità  normale a tutta la galleria.

Quando egli mi faceva percepire questa sua preoccupazione, io lo tranquillizzavo facendo presente il lavoro svolto. In dettaglio gli facevo notare che la triangolazione fodamentale di tutta la zona con posa di segnali che servivano di base per tutti i gracciati dell’intero impianto, gallerie in primo piano, noi lo avevamo fatto due volte una di seguito all'altra senza che nella seconda utilizzassimo un solo dato già calcolato. Allora gli precisavo che poteva stare tranquillo perchè i risultati, determinati indipendentemente uno dall’altro, davano risultati praticamente coincidenti, ed infatti corrspondevano perfettamente tra di loro. Ma non c’era nulla da fare !.  Egli, quando le testate delle due galleie cominciavano ad avvicinarsi l’una dall'altra,  aveva tanta pura non avvenisse un incontro perfetto a causa di errori banali ma che alle volte non si riesce ad evitare. Soprattuto egli insisteva su un particolare determinante. Asseriva prepotentemente che la sua preoccupazione non riguardava tanto un eventuale  errore sulla posizione del punto di partenza di ogni galleria. Su questo egli si sentiva sicuro anche perché un eventuale piccolo  errore avrebbe determinato una differenza trascurabile nella parte di galleria  relativa all'incontro in questione. Quello che lo spaventava era la direzione imposta inizialmente alle gallerie per la motivazione che anche l'esistenza di un piccolisimo errore nell'angolo di partenza della galleria  avrebbe comportato, visto il lungo percorso da fare prima di arrivare all’incontro,  una differenza sempre più grande man mano che proseguiva lo scavo. In conclusione ciò che lo preoccupava era la direzione iniziale da noi imposta a suo tempo. Si capisce che questa circostanza era derivata dal fatto che tutte le operazioni erano state svolte non da lui medesimo ma da altri. A quel punto gli dissi che, nello stesso modo pratico che avevamo usato per la tringolazione di base, ora per togliergli questo pensiero, dovevamo fare una nuova verifica di quella direzione tanto temuta, verifica da farsi autonomamente ed indipendentemente dai dati noti. Sono passati pochi giorni e mi ha chiamato per spiegarmi che, considerando il mio consiglio,  aveva messo a punto un modo ottimo. In pratica noi avremmo dovuto fare una poligonale del tutto nuova e totalmente  esterna alla galleria partendo dal punto iniziale di essa e misurando solo angoli in tutti i vertici della nuova poligonale la quale poteva anche avere dei lati molto lunghi essendo  importante solo la questione angolare  in modo che una volta  arrivati al punto di fine della galleria e misurando lì la direzione esatta della galleria medesima  avremmo dovuto trovare un angolo di valore pari a quello iniziale aumentato esattamente di 100 gradi centesimali e cioè avremmo dovuto trovare che la direzione delle due gallerie era esattamente parallela.
Fare una ploligonale significa tracciare una fila di lunghe linee diritte tutte visibili nei vertici l'una dall'altra in modo da poter misurare con la massima esattezza tutti gli angoli dei vertici di incontro di due linee successive. 

Logicamente  restava indissolubilmente ferma la mia convinzione in base alla quale  il lavoro topografico svolto in quegli anni e consistente nella perfetta  creazione della triangolazione di base con la quale determinare con esattezza massima le coordinale cartesiane  di tutto il cantiere ed in seguito delle costruende opere, tutti i rimanenti controlli erano solo dei supplementi volontari e quindi costituivano un solo supplemento di  maggiorazione della  sicurezza.

Nonostante tutto, io penso che l’idea del titolare dello studio sia stata del tutto nuova,  non inventata da me ma della quale provo una grande ammirazione perché si trattava di  un importante procedimento che nessuno conosceva ma che toglieva in senso definitivo un grande dubbio che era  quello di aver erroneamente  impostato, dettaglio che sarebbe stato  del massimo danno, una direzione sbagliata della galleria, direzione errata  che  avrebbe portato al risultato di un mancato incontro delle due testate delle due gallerie avanzanti nel sottosuolo con due posizoni molto distanziate proprio a causa della caratteristica propria del fattore direzione.

Ovviamente abbiamo dato immediato corso alla poligonale esterna  avente lati molto lunghi, fatta con sola esattissima misurazione  di angoli, dalla quale  risultò una perfetta coincidenza di direzione delle due gallerie successivamente confermata dal reale e  perfetto incontro delle due testate delle  gallerie stesse.

Il giorno dell'abbattimento dell'unico diaframma che separava  tra di loro i due tratti di galleria, ci fu una grande festa  con grandi  congratulazioni per tutti coloro che avevano contribuito a quel lavoro compresi noi tracciatori della galleria.

Bisogna ammettere che quel diaframma che da solo separava le due testate delle gallerie l quali erano in procinto di unificarsi all’ultimo momento, rappresentava qualcosa di magico, di impossibile poichè erano mesi e mesi che esso avanzava sotto terra diretto ad incontrarsi dopo chilometri di percorso allo scopo di fondersi esattamente con l’altra galleria che a sua volta aveva anch’essa avanzato sottoterra per un identico percorso per riuscire, alla fine, a formare un unico lungo rettifilo sotterraneo.

Il giorno si concluse con un pranzo generale per tutto il cantiere e, evidentemente, con una nostra soddisfazione  resa evidente dall'esatto incontro delle due testate tra di loro alla perfezione.

n conclusione io direi che, la importante scoperta del titolare dello studio, abbia costituito una importante verifica supplementare del lavoro topgrafico da mettere sempre in atto da quel periodo in poi.



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