Il libro inutile e la ragazza curiosa

scritto da parlodime
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Testo: Il libro inutile e la ragazza curiosa
di parlodime


C’era una volta un libro che nessuno leggeva mai. Se ne stava depositato in ordine, sullo scaffale di una libreria.
Se ne stava lì, da anni. Impolverato; inutilizzato; silenzioso.

Non che non avesse una bella copertina, anzi, era un gran bel libro. Di quelli importanti, ben rilegati, preziosi.

Solo che quando qualcuno si faceva incuriosire, da quella bella copertina, restava deluso quando lo apriva. Perché dentro, le pagine erano bianche.
Ma di un bianco quasi algido. Così, dopo averlo sfogliato per un po’, le persone lo riponevano al suo posto, scuotendo anche un po’ la testa, per questo strano libro, con quella bella copertina, ma completamente vuoto.

Capitava, un giorno, che una ragazza curiosa lo vide, sullo scaffale impolverato e iniziò a sfogliarlo. Un iter che il libro conosceva bene. Era senz’altro il libro che più di tutti catturava l’attenzione, ma anche quello che poi tutti rimettevano al suo posto.

La ragazza però continuava a sfogliarlo, e più lo sfogliava e più le piaceva, quello strano libro che invece non piaceva a nessuno.

Tanto che tra gli altri libri iniziò una sorta di tifo, per lo sfortunato libro mai letto.
“Dai, che è la volta buona!”, “Vedrai che bello il mondo fuori da qua! Te ne starai tra le mani di qualcuno che ti apprezzerà davvero per ciò che sei!”, e così via.

Il libro iniziò quasi a sperarci, che la ragazza curiosa se lo portasse a casa. Una casa: chissà come è fatta una casa? Certo, il suo vicino di scaffale gli raccontava sempre di quanto fossero accoglienti le case, soprattutto di quanto fossero caldi i locali dedicati alla lettura, nelle case. Era un libro di arredamenti per gli interni: nessuno ne sapeva più di lui.

C’era poi l’altro suo vicino di scaffale, un tipo un po’ saccente ma certamente molto intelligente, che spesso gli raccontava di quanto strane fossero le persone, con tutti quei pensieri, quelle strane riflessioni che tutti i giorni si ponevano.
Al libro inutile non sembrava però possibile che le persone che il suo amico gli descriveva potessero davvero essere così. Lui le vedeva tutti i giorni entrare ed uscire dalla libreria, e nessuno gli sembrava così strano.
Ma il suo amico era un libro di filosofia, doveva certamente aver ragione.

La ragazza curiosa, intanto, procedeva la “lettura” delle sue pagine vuote, e sorrideva.
Forse era davvero arrivato il grande giorno. Avrebbe dovuto salutare tutti, ma in fretta, altrimenti la ragazza si sarebbe annoiata e lo avrebbe nuovamente lasciato lì.

Un semplice “addio, amici”, sarebbe stato sufficiente per salutare compagni di una lunga vita? Erano cresciuti insieme, lui e tutti gli altri. Per anni avevano diviso lo spazio sugli scaffali e per anni si erano raccontati ciò che erano.
Lui ascoltava, in silenzio e anche un po’ invidioso, le meravigliose storie altrui.
Ascoltava di paesaggi lontani e misteriosi, di storie romantiche ma molto tristi, di quanto il pensiero degli esseri umani fosse incantevole ma pur molto complicato da capire.
Trascorreva le sue serate così, felicemente incompleto, lui e le sue mille e mille pagine vuote.

La ragazza curiosa stava parlando con qualcuno, forse un uomo. Stava parlando di lui, lo aveva capito. Avrebbe voluto che qualche suo amico libro ascoltasse quella conversazione, ma erano tutti indaffarati nell’incantare qualcuno con storie segrete o personaggi famosi.

“Credo di aver trovato il mio libro”, diceva la ragazza.

“Il mio libro….”, mai nessuno lo aveva chiamato così. Si era emozionato ed ora davvero si stava illudendo. Voleva andarsene.

Nel pieno dell’euforia, la ragazza lo ripose sullo scaffale con delicatezza e nel farlo carezzò dolcemente la copertina vecchia e ruvida.

Lui la guardò e cercò invano di chiamarla, di dirle “No, dai, ti prego! Avevi detto che ero il tuo libro! Perché mi lasci qua?”.
Ma lei se ne stava già andando.
Così lui fece davvero di tutto per richiamarla, si sporse un pochino, si agitò fino a ritrovarsi per terra.
Il pavimento era così freddo e sporco. Sapeva dei passi delle persone, quelle che arrivano e vanno, e che non lo guardano mai.

Il proprietario si avvicinò stanco. Lo raccolse e disse “E questo? Da dove arriva? Questo non è nemmeno il suo reparto!”.
Così lo prese e lo portò dall’altra parte del negozio, dove la luce non filtrava mai e dove non conosceva nessuno.

Ricominciare daccapo, dopo questa grande delusione, non gli sembrò giusto. Il suo amico filosofo aveva ragione, il destino è il più grande inganno che il genere umano abbia mai costruito.

Se la ragazza curiosa non fosse entrata in quella libreria, se fosse entrata in quella dall’altra parte della strada, se avesse trovato un’amica fuori dalla porta e si fosse fermata a parlare con lei, se entrando avesse acquistato velocemente il libro in testa alla classifica, se non l’avesse sentita parlare con l’uomo misterioso, se…se….se….lui adesso non saprebbe cosa significa la delusione. Lui adesso non se starebbe da solo, nell’angolo più angusto della libreria, accanto a libri che non conosceva.
Era possibile che un’intera vita, condotta nel modo più dignitoso possibile, cambiasse così, improvvisamente?

Si ricordava di un amico che gli aveva tenuto compagnia per anni e che gli raccontava di quanto fosse triste. Lui parlava d’amore ed era triste. Così nessuno lo voleva. Ogni notte, quando le luci della libreria si spegnevano, lui gli raccontava di storie bellissime ma anche tristi, di amori lontani, della sofferenza che gli esseri umani provano quando si innamorano, di quanto le donne vivano lo stesso amore degli uomini, ma loro con centinaia e centinaia di lacrime in più.

Un giorno, uguale a tanti altri, il libro inutile svegliandosi non trovò più il suo triste amico. Forse qualcuno lo aveva già acquistato, all’apertura del negozio, forse qualcuno lo aveva riservato per telefono, forse qualcuno non lo trovava così triste. Ma tant’è, lui non c’era più.

Le luci della libreria si spensero, le saracinesche si abbassarono, e tutt’intorno solo silenzio. Solo un flebile rumore di pagine stanche che invano cercavano il riposo, dopo una lunga giornata di lavoro.

Il libro inutile non faceva che ripensare alla ragazza curiosa, alle sue mani, a quegli occhi che stavano realmente leggendo qualcosa, su quelle pagine vuote.

Accanto a sé, un libro parlava da solo “Che vita triste! Che destino beffardo!”, così prese coraggio e gli chiese che cosa gli fosse successo.

Il libro lamentoso rispose che era stanco di parlare di litigi, conflitti, contrasti.
Che voleva parlare di altro, voleva parlare di cose più allegre.
“Le persone non mi comperano per questo! Cosa vuoi che importi loro di trascorrere il tempo libero leggendo storie così cupe e devastanti? La vita è già dura così, che bisogno c’è di comperarsela anche, la durezza?”.

Il libro inutile pensava che il tipo avesse ragione. Se la gente non lo comperava era perché non aveva nulla da raccontare, era noioso, scontato, inutile.
Perché avrebbero mai dovuto acquistarlo?

Fu così che si addormentò, con il solo ed unico desiderio di svegliarsi all’indomani e rendersi conto di aver solo sognato. La ragazza curiosa, il nuovo scaffale, i nuovi compagni di sventura.
Tutto un sogno.

Le saracinesche iniziarono a stridere, la luce del giorno entrava dalle fessure e colorava le copertine dei libri riposti sugli scaffali.
Il libro inutile se ne stava tra le mani di qualcuno. Fece fatica a svegliarsi e a levarsi di dosso la confusione che permeava la sua testa.

Stava ancora sognando? Sognava ancora le mani di ieri?
“È certa di volere proprio questo libro?”

La ragazza curiosa era tornata. Accanto a lei un uomo. Forse quello della telefonata di ieri, forse lo stesso che l’aveva desistita dall’acquisto.

“Sì”

“Sono anni che questo libro si trova nella libreria e nessuno lo ha mai voluto”, proseguì infausto il venditore.

Il libro inutile un po’ si arrabbiò con il proprietario, “ma nessuno ti ha mai insegnato a fare il venditore?”
“Bella scelta, non poteva davvero scegliere di meglio! Vedrà, non se ne pentirà!”

Ecco, avrebbe dovuto dire così! Perché anche il padrone doveva invogliare i clienti a non acquistarlo? Era davvero vittima di una congiura!

“Allora sono proprio fortunata. Perché sono anni che io, invece, cercavo proprio un libro come questo”, aggiunse sorridendo la ragazza curiosa.

Il libro inutile ora aveva le prove: stava davvero sognando. Nessuno si sarebbe mai sognato di dire certe cose su di lui. Lui conosceva bene la gente che entrava in quella libreria.

La ragazza prese il libro, lo pagò, e girandosi verso l’uomo misterioso gli disse:

“Questo libro parla di te. Parla di te, di come sei con me. Parla di tutte le volte in cui mi addormento sperando di ritrovarti accanto a me, nel giorno nuovo. È il traduttore dei tuoi silenzi. Questo libro contiene tutta la tua vita, vista da me. Pagine bianche, ancora da scrivere, parole sottili, forse già scritte.”

Fu così che il libro inutile lasciò quella vita per ritrovarsi a viverne una tra le mani di una ragazza curiosa e molto innamorata.

Che, tra le pagine bianche, aveva invece letto una grande storia d’amore.

Ancora tutta da scrivere.


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