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Non sono una persona sola.
Lo specchio dell'ingresso lo sa.
Da anni restituisce volti
che portano il mio nome
senza assomigliarsi del tutto.
C'è la bambina
che si incantava davanti alla pioggia,
la ragazza che voleva andarsene,
la donna che è partita davvero,
quella che ha amato troppo,
quella che ha chiuso la porta,
quella che è rimasta,
quella che ha avuto paura,
quella che ha imparato a camminarci accanto.
Per anni ho creduto
di dover scegliere quale fosse quella vera.
Adesso so che mi sbagliavo.
Sono tutte vere.
Anche quelle che non riconosco più,
anche quelle che oggi farebbero scelte diverse,
anche quelle che ho dovuto lasciare indietro
per continuare il viaggio.
A trentasette anni
qualcuno ha contato il tempo al posto mio.
Ha misurato i mesi,
ha dato un numero ai giorni,
ha guardato il mio futuro
come si guarda una stanza che si sta svuotando.
Ma una delle mie vite
non era d'accordo. È rimasta.
Poi un'altra. Poi un'altra ancora.
E così sono arrivata fin qui.
Portandomi dentro
una folla di donne sopravvissute:
quelle che hanno sbagliato,
quelle che hanno resistito,
quelle che si sono spezzate,
quelle che hanno continuato.
Per questo oggi,
quando mi fermo davanti allo specchio,
non cerco il mio volto.
Sarebbe troppo poco.
Cerco tutte loro.
Perché nessuna di noi
ce l'avrebbe fatta da sola.
E io sono qui
soltanto perché cento versioni di me
hanno rifiutato di sparire.
Alma Gjini
16.05.2026