Il linguaggio delle pentole

scritto da MaricaR
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di MaricaR
Autore del testo MaricaR

Testo: Il linguaggio delle pentole
di MaricaR

Alzatasi all’alba, Maria ha sfacchinato tutta la mattina per preparare un’enorme teglia di lasagne, con la sfoglia tirata ancora a mano.
Eccole lì, profumate e invitanti, pronte a sfamare le diciotto persone che compongono la sua numerosa famiglia, generi e nipotini compresi. 

Ha sempre avuto una passione per le famiglie numerose, avrebbe voluto almeno sei figli ma si è fermata a cinque, tutte femmine.
Quando nacque la quinta si spaventò perché il dottore, invece di dirle subito che era sana, si mostrò preoccupato in quanto non aveva il coraggio di comunicare al padre la nascita di un'altra femminuccia. 
Il marito avrebbe voluto un maschietto, ma lei, un po’ egoisticamente, ha sempre sguazzato in mezzo alle sue figlie, come una chioccia, e si compiaceva ogni volta che la gente le diceva che sarebbe stata fortunata per la vecchiaia, perché le figlie sono figlie mentre le nuore sono tutta un’altra pasta. 
Uno sguardo all’orologio e, abbandonando le sue fantasticherie, Maria si decide ad apparecchiare. Lentamente, senza troppa voglia, apre la credenza, una di quelle di una volta, tutta intarsi e ghirigori, che era appartenuta alla nonna. Prende un piatto, una forchetta, un bicchiere e cinque vaschette di alluminio. Distribuisce le lasagne, copre le vaschette e si siede a mangiare.
Guarda la lunga tavola vuota e pensa che deve decidersi ad accettare che le figlie ormai hanno preso la loro strada e non serve inseguirle con le vaschette d’alluminio piene di cibo.

Eppure a lei sembra che nulla sia cambiato, anche se da tutte le parti i segni che arrivano dicono chiaramente che la situazione non è più la stessa: niente confusione in casa, niente fila al bagno, niente doppia lavatrice ogni giorno, niente amiche che arrivano a pranzo all’improvviso. Una vita tranquilla e rilassata. Proprio così: quanti cambiamenti! 
Le basta guardare le pentole, tutte allineate, per ripassare le vicende della sua famiglia.
Un po’ in disparte ci sono quelle più piccole di quando erano in due. Le ha usate fino a quando le figlie non sono aumentate di numero e, crescendo, hanno sviluppato un vigoroso appetito. 
Man mano che loro crescevano, cresceva anche la dimensione delle pentole. Poi sono arrivati i fidanzati e la casa si è riempita. Le pentole diventavano sempre più grosse e la gioia di Maria aumentava, perché pentole di quelle dimensioni portavano armonia in casa.
A un certo punto, inevitabilmente, è cominciato il processo inverso. 
Sono iniziati i matrimoni: se n’è andata la prima, poi la seconda, poi la terza, poi la quarta e anche la quinta. 
Ormai sembra che anche le pentole chiedano di essere messe da parte e, in quella cucina silenziosa resta soltanto il rumore leggero dei coperchi, che non cambia nel tempo, e custodisce un ricordo che non vuole sparire del tutto.
 La casa si è svuotata, ma le pentole grosse sono ancora lì. Maria continua a usarle e non trova il coraggio di metterle via. Forse perché, finché restano al loro posto, una parte di quella famiglia continua ad abitare la casa.

Il linguaggio delle pentole testo di MaricaR
3

Suggeriti da MaricaR


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di MaricaR