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In una rinomata località turistica, dove il lusso si mescola alla quiete e il tempo sembra aver firmato un armistizio con l’urgenza, sorge il Cafè Royal: un luogo dove si incrociano celebrità, politici, artisti e occasionali cercatori di verità — spesso più confusi che convinti. È mattina, il sole filtra dalle grandi vetrate come un fotografo indiscreto, e il profumo di cappuccini e brioche appena sfornate riempie l’aria con la solennità di un rito mattutino.
Seduto a un tavolo d’angolo, il Ministro degli Interni sorseggia il suo caffè con l’aria di chi ha appena concesso a se stesso un raro momento di tregua, o forse solo una pausa strategica tra due comunicati stampa. Poco dopo, entra un uomo distinto, vestito con sobria eleganza: è un Cardinale, fine teologo, biblista, scrittore di successo e ora diplomatico vaticano — in pratica, un uomo che ha fatto carriera sia sulla terra che in cielo.
Il Ministro lo riconosce e lo invita a sedersi.
Ministro: «Eminenza… che sorpresa trovarla qui. Non pensavo che la teologia avesse tempo per il cappuccio.»
Cardinale: «Ministro, anche il dogma ha bisogno di una pausa caffè. E la brioche, se ben farcita, è quasi un atto liturgico.»
Ministro: «Spero almeno che sia benedetta. Sa com’è, in tempi incerti, anche il colesterolo cerca redenzione.»
Cardinale: «La misericordia divina è infinita. Quella del fegato, un po’ meno.»
Si scambiano sorrisi e battute, tra un sorso e l’altro. Parlano di potere, di ordine, di parole che costruiscono e distruggono. Il Cardinale riflette sulla fede, il Ministro sulla legge. Entrambi sanno che il mondo è fragile, e che dietro ogni sorriso si cela una strategia — e dietro ogni strategia, una colazione ben calibrata.
Poi, con tono più basso, il Ministro si avvicina.
Ministro: «Eminenza, parlando di indulgenza… ci sarebbe un piccolo favore che vorrei chiederle.»
Cardinale: «Mi dica, Ministro. Se è spirituale, posso intercedere. Se è politico, posso solo pregare. Anche se, a volte, la Provvidenza si lascia corrompere da un buon dossier.»
Ministro: «E lei, Eminenza, sa redigere dossier con precisione celestiale.»
Cardinale: «Non celestiale, Ministro. Solo molto terrena. Ma con calligrafia da monaco amanuense.»
Ministro: «La calligrafia è importante. Soprattutto quando si scrive tra le righe.»
Cardinale: «O quando si firma senza lasciare impronte.»
La conversazione prosegue tra ironia e complicità, come una partita a scacchi giocata con tazzine di porcellana. Poi si alzano per pagare. Ma il cameriere li ferma con un sorriso che sa di complicità.
Cameriere: «Mi dispiace, signori, ma il conto è già stato saldato.»
Ministro: «Come sarebbe?» chiede, sorpreso.
Cameriere: «Un signore ha pagato poco fa. Operaio, turno di notte. Ha detto che era un onore offrire il cappuccio e la brioche a “due che contano”. Ha lasciato anche un biglietto.»
Il Cardinale lo apre e legge:
«Grazie per il vostro servizio. Spero che oggi facciate qualcosa di buono. Firmato: uno che lavora davvero.»
Silenzio. I due si guardano, interdetti. Poi il Ministro rompe il ghiaccio.
Ministro: «Ecco, Eminenza… direi che oggi abbiamo ricevuto la comunione… in forma di brioche.»
Cardinale: «E senza confessione. Un miracolo moderno.»
Ministro: «O una lezione antica: chi ha poco, spesso dà di più.»
Cardinale: «E chi ha molto… spesso si dimentica di pagare.»
Ridono entrambi, con quella risata che sa di imbarazzo ben mascherato. Il Cardinale si rivolge al cameriere.
Cardinale: «Quando torna, porti al signore una copia del mio ultimo libro. Con dedica: “A chi ha capito tutto, senza bisogno di teologia.”»
Ministro: «E da parte mia, un lasciapassare per saltare la fila all’anagrafe. È il massimo che posso fare senza creare uno scandalo.»
Escono dal caffè, ancora divertiti, ma un po’ più umili. Il sole splende, e in fondo alla strada, un operaio si allontana fischiettando, ignaro di aver dato una lezione a due uomini che contano — almeno sulla carta.