Il vento non porta documenti

scritto da lubeck92
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Ho voluto raccontare Ceuta senza politica né schieramenti, fermandomi davanti all’unica frontiera che davvero mi interroga: quella tra un essere umano e un altro.
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Testo: Il vento non porta documenti
di lubeck92

Ceuta,

ti guardo sulla carta

e sembri soltanto un punto.

Un piccolo pezzo di terra

tra due mondi.

Poi provo a immaginarti di notte,

con le case illuminate,

il rumore del mare,

qualcuno che chiude una finestra,

qualcuno che non riesce a dormire.

Dall’altra parte c’è l’Africa.

Così vicina

che quasi fa male pensare

a quanto possano diventare lontani

pochi chilometri

quando a percorrerli

è la vita di un uomo.

E sopra tutto passa il vento.

Arriva dal mare,

tocca una riva,

poi l’altra.

Nessuno gli chiede chi sia.

Il vento non porta documenti.

---

Stanotte immagino un ragazzo.

Non so quanti anni abbia.

Non so da dove venga.

Forse ha vent’anni,

forse qualcuno in più.

Potrebbe avere l’età

in cui si dovrebbe pensare

a innamorarsi,

a fare tardi con gli amici,

a litigare con la propria madre

per poi tornare a casa

e trovarle la cena ancora calda.

Invece cammina.

Ha polvere nelle scarpe

e una fotografia in tasca.

Non so chi ci sia dentro.

Una madre, forse.

Mi viene naturale pensarlo.

Forse gliel’ha messa lei in mano

prima di lasciarlo partire.

Forse gli ha sistemato il colletto,

come fanno le madri

anche quando i figli sono ormai grandi.

Forse gli ha detto soltanto:

stai attento.

Due parole semplici.

Le stesse che una madre direbbe

in qualsiasi lingua del mondo.

E adesso quella fotografia

è piegata nella sua tasca.

Ogni tanto lui la tocca

per essere sicuro

che sia ancora lì.

Questo particolare

non riesco a togliermelo dalla testa.

Perché quando perdi quasi tutto

anche un pezzo di carta

può diventare casa.

---

Davanti a lui ci sono le luci di Ceuta.

Le vede.

Dev’essere terribile

vedere il luogo dove vuoi arrivare

e non sapere

se riuscirai a raggiungerlo.

Poche miglia.

Niente, sulla carta.

Ma le carte non hanno paura.

Le carte non hanno fame.

Le carte non hanno una madre

che aspetta una telefonata.

Gli uomini sì.

---

E dall’altra parte

c’è un altro uomo.

Anche lui sta facendo

quello che deve fare.

Forse è stanco.

Forse guarda l’orologio

e pensa che tra qualche ora

tornerà a casa.

Magari sua moglie dorme già.

Magari suo figlio

gli ha lasciato un disegno sul tavolo.

Mi piace immaginare

che anche lui tenga una fotografia

nel portafoglio.

Così penso a questi due uomini.

Uno davanti all’altro.

Uno vuole passare.

L’altro deve fermarlo.

E improvvisamente

non riesco più a vedere

due parti opposte.

Vedo soltanto

due esseri umani

che qualcuno ha messo

ai lati diversi di una linea.

---

Il mare intanto continua.

Arriva sulla riva

e torna indietro.

Arriva

e torna indietro.

Come se tutte le nostre ragioni

non lo riguardassero.

Forse è davvero così.

Il Mediterraneo era qui

prima dei nostri confini

e probabilmente sarà qui

quando molti dei nostri confini

non esisteranno più.

Noi invece abbiamo poco tempo.

Così poco.

Eppure ne spendiamo tanto

a decidere chi è dei nostri

e chi non lo è.

---

Ceuta,

non voglio parlare di politica.

Non saprei nemmeno

da quale parte cominciare.

Voglio parlare di quella madre.

Di suo figlio.

Dell’uomo che lo guarda

dall’altra parte.

Delle persone che aspettano entrambi

nelle loro case.

Perché alla fine

quasi tutti abbiamo qualcuno

che vorremmo ritrovare

quando arriva sera.

Qualcuno a cui dire:

sono tornato.

---

Poi immagino ancora il vento.

Viene dall’Africa,

attraversa lo Stretto,

tocca il volto del ragazzo.

Poco dopo

tocca quello dell’altro uomo.

È lo stesso vento.

Per un momento

respirano la stessa aria.

Forse non se ne accorgono.

Io invece voglio fermarmi qui.

In questo piccolo istante.

Perché prima di sapere

come si chiamano,

da quale Paese vengono,

quale lingua parlano

e quale documento portano in tasca,

so già la cosa più importante:

se hanno paura, tremano.

Se perdono qualcuno, piangono.

Se amano qualcuno,

vorrebbero tornare da lui.

Proprio come me.

Proprio come te.

Il vento questo lo sa.

Perciò attraversa il mare

senza scegliere una parte.

Tocca entrambi

e continua il suo viaggio.

Il vento non porta documenti.

© Johann Lubeck 

Il vento non porta documenti testo di lubeck92
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