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(Sottotitolo:
"Franco Mortillaro, judoka poeta")
Ma dico: si può perdere una medaglia per una quisquilia da niente? Perderla così, solo per un millesimo di secondo?
Ma davvero si può?
Stando quanto è capitato a mio cugino, forse sì.
Un solo obbiettivo e lavorarci sodo, allenandosi duramente. Continuamente per un anno intero, magari due,
facciamo pure tre -tanto mica mi alleno io. Che peccato: così tanta fatica sprecata e buttata al vento. Tanto sudore versato e colato via per sempre da quei poveri e asfissiati buchi, che sembrano ormai dei pori crematori bruciati di vanagloria. Una sorta di sciacquone ininterrottamente aperto, con la supercazzola infiammata, aggravata da una superghiandola sudoripara irreversibilmente ingigantita e sanguinolenta. Diagnosi della malattia: iperplasia sudorifera di tipo color argento.
E tutto questo disidratarsi d’anima e di sangue
per poi finire per finire secondo; schiattarsi per alla fine perdere il titolo di campione per un solo e fottutissimo millesimo di secondo, che in termini di distanza è grande quasi quanto un atomo alla seconda; che se ragionati in spazio/tempo valgono la stessa velocità d'un lampo. Una rasoiata sbilenca che ti ferisce in basso, proprio tra la vita e il fianco. Senza pietà, nel lampo feroce d’una braga calata, si presenta fulmineo come la scheggia d’una cerniera lampo che ti mozza l’uccello o, come per l'appunto, un glande fulmine a ciel sereno: l’istante più balordo. L’esatto scorcio di niente capitato nel momento sbagliato, staccato di una sola e microfobica misura, fuori dallo umano tempo. Un lasso e un collasso. Preciso, al millesimo spaccato,
a una parte su mille di un secondo;
la stessa beffarda parte che in sorte è toccata a lui o magari proprio a te che adesso starai leggendo.
Insomma, dico a voi tutti che siete arrivati secondi sul fil di lana, proprio come mio cugino Franco:
voi sì che ce l’avete presente
come ci si sente.
Cioè dalla serie che tipo quando guardi il colore della medaglia, quasi a quello che te la incolla ti viene voglia di strozzarlo:
-Come? Me la metti d’argento?
Almeno placcaci un poco d’oro, stronzo! Un millesimo, uno solo. Uno su mille, proprio come Gianni Morandi.
Avete presente che tipo di tragedia vi sto raccontando?
Voi che ci siete passati senz’altro sì.
Che magari magari vi ci sarete pure allenati con quella maledetta canzone; per motivarvi, come ha fatto Franco.
Per poi cosa? Cosa ne avete avuto in cambio? Niente, anzi oltre al danno la beffa:
"uno su mille ce la fai" e alla fine perdi per un millesimo di morandisecondo. Vaffanculo a Morandi, all’argento, all’argenteria e pure alla vostra cara nonna che se la metterà in vetrina. Che almeno lei sì che c’è rimasta contenta di quella medaglia.
Avete presente adesso?
Stavolta mi rivolgo soprattutto a quelli che siete sempre giunti primi.
Beati voi, io no: non ho mai vissuto questo tipo di dramma; non sono mai arrivato secondo per un millesimo di secondo, figurarsi primo.
Anzi, a dirla tutta, nemmeno
ultimo per un pelo.
Infatti, di solito, quando arrivo ultimo
- il se è sarcastico perché praticamente è uguale a sempre - lo faccio con giorni di distacco; mi diverte.
Tante altre non sono nemmeno mai partito. E spesso mi perdo,
neanche arrivato:
io non presente pieno di futuro mai tornato. Così pieno che non ne posso più, ormai ci muoio con l’argento vivo mancato addosso.
Poi per fortuna mi guardo meglio attorno, ripenso alla mia cara famigghia e mi consolo con le natíe origini della mia cara mamma. Lavora in Spa, in un centro termale vicino Sciacqua, o forse Sciacca - pazienza non mi ricordo.
Lei è di origine belga
e si sa che per l’oro
- intendo quelli là importanti, quelli di Bruxelles e del Giro delle Fiandre, quelli che contano solo i soldi - il Belgio è sempre passato. I belgi vedono solo rosa.
Sono degli irriducibili ottimisti, e credo che loro sì che abbiano capito come e perché si vince. Sono di gran lunga il popolo con la mentalità più vincente che esista sulla faccia della terra; lo sono per cultura e filosofia di vita.
I Belgi, c'è poco da fare, sono più bravi, e lo sa bene il protagonista della mia storia di oggi: Franco Mortillaro, lontano parente del fu compianto Cielo d’Alcamo.
Mio cugino veramente, di parte paterna.
Franco è stato argento, incenso e mirra; e tutto contemporaneamente nella stessa categoria juniores judo in cui concorreva: i leggerissimi pesi delle “poesie di piuma”. Un’esperienza quasi mistica che, in compenso, gli è servita perché, grazie a Dio, gli ha portato in dono un nuovo e insospettabile talento : la voglia di bere tanta birra. Infatti, Franco è in grado di calarsi tre casse di birra in meno di mille secondi. È l'unico al mondo a riuscirci. È stato già due volte medaglia d’oro mondiale. Nonché tre volte secondo e due volte terzo ai giochi del mediterraneo di rutto che si svolgono ogni anno a Beirut o Rutland, a secondo dove tira il vento.
Quest’altr’anno però non lo frega nessuno:
Francuzzo vince sicuro pure quello.
Chiusa parentesi.
Devo per onor di cronaca finirvi il racconto.
La sfortunata manifestazione a cui partecipò mio cuggino Franco Mortillaro, fu il XIX concorso internazionale di Francorchamps,
dove giunse per l’appunto fregatosecondo,
presentando la memorabile
“Porco judo poeta”:
argento per appena
un millesimo di vuoto o di voto,
tanto sempre secondo è arrivato.
Bluffato, beffato, buffato, bleffato, battuto e abbattuto al volo
proprio da un tale noto ai più
come “Il Cecchino d’Anversa”.
All'anagrafe belga, semplicemente
Millè Simon.