Le certezze e i dogmi,
son crollati troppo presto,
come foglie stanche d'autunno,
la ricerca di una perfezione non necessaria,
è un circuito senza fine di infelicità e
il perdono arriva solo da anime
in pace con se stesse,
ma non questa, rinchiusa
in trincea a combattere una guerra,
contro una delusione lacerante;
tu, non hai mai sventolato bandiera bianca,
io, nemica del mio sangue,
sangue sporco, pietoso, volgare,
dietro quel sangue in cui scorrono globuli di odio irrazionale,
un mostro, che ancor delude;
un campo di battaglia silenzioso,
i miei sentimenti affettivi morti, pugnalati,
le tue scuse, il tuo buonsenso, il conforto, l'aiuto,
morti ancor prima dell'inizio di questa guerra;
i miei occhi freddi, il cuore lento, le lacrime scolpite sul volto, così luminose che Michelangelo ne proverebbe rabbia,
ritornano a guardarti errare anche questa volta;
tutto pesa, finché il mio corpo peso avrà,
tutto piange, ma non il senso della nulla che tu hai provocato in me;
per ora lascio il campo, verso braccia calde,
ma il senso di rimorso corrode le ossa,
finché quella trincea
non diverrà solo sfumatura della notte;
questa guerra non ti ha portato via nessuno,
se non la tua stessa persona.
Vater testo di spaceoddity