Per ultimo se ne vanno i curiosi,
i saccenti
e i luridi boriosi.
Quelli sempre sotto i riflettori,
vestiti di tutto punto e al centro dell’attenzione.
Se ne vanno le donne
con le calze a rete,
con le scarpe tacco “dodici” e gli abiti da sposa.
Restano i gatti,
le piume di pavone e le fate,
le buste della spesa vuote,
i libri impilati,
l’incedere da vecchio di mio padre,
ciuffi di foglie prematuramente cadute,
una foto di mia madre al mare.
E restano i matti.
I matti da legare.
Resta il silenzio che rende questa notte perfetta!
Sale dalle caviglie.
Tocca il viso,
colora le gote di rosa,
scosta le ciocche della frangia scura,
lasciando liberi gli occhi di assistere e di vedere.
In questo silenzio, p(rep)otente e appiccicoso, potrei, addirittura,
essere un’altra cosa.
Un serpente, una santa,
una punta di diamante.
Invece no.
Vivo sotto il cappello di un fungo velenoso,
sul cuscino della Bella Addormentata,
nel cilindro di un mago impomatato.
Seduta a un tavolo, con la tovaglia lunga di velluto nero,
una zingara con lo scialle a fiori, predice il mio futuro,
come a chi si trova costretto - spalle al muro -
quando il gioco si fa duro.
Lancio la palla tra le bocce dei pesci rossi.
Stringo le corna al toro.
Miro al bersaglio.
Giro la ruota.
BANG.
S.p.a.r.o !
Ogni pallottola esplode in un finale ad effetto,
con saltimbanco, donne cannone
e lanciatori di coltelli che - a tradimento - colpiscono il mio petto.
Lasciami perdere, stasera, amore mio.
Lascia che io fermi per una volta, della giostra, gli ingranaggi.
Lascia che io affoghi in questo lago di silenzio.
Lascia che la mia malinconia, a pelo d’acqua, galleggi.
Clara Lorenzini 23.11.2020 ©
Lasciami perdere, stasera testo di Clara Lorenzini