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C’era un bambino particolare, non distratto,
semmai in un mondo suo, astratto.
Cercava voleva e pretendeva d’esser felice,
così lo urla, a squarciagola lui lo dice.
Cresce volendo lasciare il segno,
colmo di sogni e pensieri che a troppi fanno sdegno.
“Certe cose non si posson fare,
un ragazzo bravo le deve evitare”.
Lui vuol vivere responsabilmente,
ma dentro sé niente va così semplicemente.
Ha già tanto di cui doversi occupare,
plasma se stesso a seconda di quel che deve fare.
A questo modo però la serenità par lontana,
oltre l’orizzonte, viaggio più d’una settimana.
Il tempo acquieta la tempesta,
come un alito di vento
spenge da un incendio la foresta.
Il matrimonio, vero pezzo dolce al fin di un pasto,
di una scorpacciata di cui al cuor poco è rimasto.
Ecco all’improvviso la magia, la speranza,
di quel desiderio ancor sano
che da sempre accompagna la sua danza.
La cicogna poggia i suoi doni.
Due pargoli, due cuccioli, bramanti attenzioni.
Adesso la strada è più scorrevole,
il cammino, il pensiero,
la giostra che gira e regala un desiderio.
La strada è sempre in salita,
chiusa nell’angolo ancora la gogna,
ma adesso lui
è l’uomo che sorride alla cicogna.