O professor Bertoldo, lei che ha pila
dovrebbe finanziare il mio progetto;
si tratta di costruire una cabina
da cesso, che poi brevetteremo.
Non c’è nessun rischio, i componenti
sono stati più volte collaudati,
dovremmo soltanto presentarli
lucidi, perfetti ed assemblati.
Ci saranno due water a sedere
di porcellana rosa color carne
sicché uno può mettersi a cacare
con la sua compagna che lo assiste
e, mentre defeca, lo trastulla.
Gli interni saranno piastrellati
con decori di Trizia o di Perzace
e vi sarà inalato un profumino
di muschio, ricavato dall’essenza
delle budella dei morti per fame.
Le casse dello stereo emaneranno
il pianto dei bambini violentati
e una musica dolce di violino.
Il locale sarà molto accogliente
e arredato in modo confortevole
e potrà essere personalizzato
secondo i vizi strani della gente.
I narcisisti potranno rimirarsi
negli specchi, in tutta la bassezza,
mentre i colti e gli esibizionisti
con internet, computer, cellulari
comunicheranno al mondo globale
ogni loro cagata, in tempo reale.
Alla parete vi sarà, secondo i gusti
l’immagine di Cristo o di Guevara,
che son diventate gadget per turisti.
Vi sarà la televisione sempre accesa,
così cacando vedremo la novella
di Toni Blair e Massimo d’Alema
coinvolti negli interventi umanitari
di quel tal Clinton, che ogni sua sborrata
festeggia con i bombardamenti;
e sentiremo gli ipocriti commenti
dei ministri che non avevano saputo
proprio nulla dell’uranio impoverito.
Premendo un pulsante, una manina
di plastica ci offrirà una coca-cola,
mentre se ne schiacceremo un altro
ci sarà servito in una tazza
il caffè espresso, oppure un polpettone
confezionato con la mucca pazza.
E premendo un altro bottone
avremo droghe leggere o pesanti
e allucinogeni a nostra discrezione.
La carta per pulirci dalla cacca,
fabbricata in una cartiera di Belgrado,
sarà soffice, lieve e vellutata
e avrà un effetto stimolante
dovuto alle radiazioni del plutonio.
E così appagati in tutti i sensi
potremo meditare sul dilemma
che appassiona milioni d’italiani:
la sottile differenza che distingue
il savio Berlusconi dal bel Rutelli.
E non trovando alcuna via di fuga
che ci permetta di tornare indietro,
potremo attuare in pochi istanti
la cosa che è più logica da fare:
apriremo il rubinetto predisposto
e moriremo
soffocati da un gas esilarante.
(20-01-2001)
Il box globalizzato testo di Edward Sgubj