Ti pensavo e peccavo...
Ero uno di quei peccatori incalliti, abbandonati agli eventi, quasi rassegnato, che viveva nell' errore come un fumatore dai denti ingialliti.
La notte era alta nell'est della grande isola e il fragore di quel silenzio attorniava le poche anime in pena ancora sveglie. In verità tutte le luci delle case del piccolo paese erano spente.
Le abitazioni riposavano quiete in attesa del canto del gallo e solo qualche ubriaco e i panettieri davano un senso di vita a quell'immobilità generale.
Una notte serena, limpida, di un caldo e insolito autunno faceva da cornice ad una splendida luna piena e alle stelle sue cortigiane. Il vento muoveva, come in passi di una leggera danza, le foglie degli alberi che da abili danzatori, quali erano, si lasciavano guidare improvvisando degli splendidi inchini in quel teatro naturale.
Tutto intorno taceva, ma non dentro di me. I miei sogni e la mente mia erano attive e progettavano un magnifico futuro in una terra lontana.
Una casa fantastica con giardino e piscina, un paio di bambini a riempire il prato e un San Bernardo a fare la pipì sulle aiuole. Assaporavo i colori, gli odori. Vedevo i nostri corpi nudi e sudati far l' amore al piano di sopra. Guardavo la nostra cena pronta, il tuo enorme e strapieno guardaroba, la mia macchina da scrivere sotto la finestra, la grande sala piena di libri e lo studio pieno di strumenti, spartiti e accessori musicali.
Ero un dannato dannatamente in paradiso, un accordo consonante in una melodia atonale, un fuggiasco in fuga fra quattro mura.
Oramai il sonno non sarebbe arrivato, ne ero certo, e forse nemmeno l' alba, almeno così speravo.
Dio mi teneva d'occhio e mi puniva con una strana forma di prigionia. Mi teneva lì, schiacciato nel fisico ma tanto libero nel cuore. Voleva che tutto rimanesse immutato, addormentato e io fossi come la sentinella che aspetta nascosta l'arrivo del nemico per sparare il primo colpo.
Ero lo sbaglio nel mondo del giusto.
Mi alzai, bevvi un sorso e diedi uno sguardo fuori dalla finestra. L' isola si scosse dal sonno per un attimo, forse quel leggero vento le aveva provocato un brivido lungo la spina dorsale.
Tornai a letto. Aspettai. Aspettai. Aspettai. Non accadde nulla. Il telefono non squillava, il sole continuava il suo dormire, tu vivevi in un' altra citta', Cristo non scendette dalla croce.
Questo fu l' ultimo pensiero della mia coscienza, del mio sabato sera.
Ti pensavo e peccavo... testo di Hank 81