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Non dimenticherò mai quell’amabile lupo solitario con cui giocavo spesso da ragazzina. Io ero una gracile dodicenne, e lui una bestia enorme, a detta di certuni fiera e infida. Ma non mi incuteva alcun timore. In verità, con me si mostrò docile e mansueto fin da subito, da quando mi ci imbattei la prima volta, durante una delle mie frequenti passeggiate nel bosco attiguo al nostro villaggio.
Nonostante la sua mole, era estremamente agile e aggraziato nei movimenti. L’avevo soprannominato Tenebra, per via del manto, nero come la pece.
Impiegammo davvero poco tempo a diventare amici. I miei mesi con lui passavano lieti. Mi recavo sempre nel bosco a cercarlo, e lui mi correva incontro, e la nostra felicità era poter stare insieme.
Un triste giorno, ahimè, Tenebra si avvicinò troppo al villaggio, e gli uomini allora, i quali, si sa, sono sovente inclini alla paura e all’efferatezza, gli spararono e lo uccisero. Quante lacrime versai quel dì! La notte seguente non riuscii a prendere sonno; seguitavo a pensare addolorata al mio amico lupo.
Poco dopo le due di quella stessa notte trascorsa insonne, senza farmi notare da nessuno sgattaiolai fuori di casa, furtivamente, e mi diressi verso il bosco, senza sapere di preciso cosa mi spingesse a farlo.
Un’insolita brezza estiva mugghiava e ululava; su, nel cielo, splendeva la luna piena, illuminandomi un poco il cammino.
Mi inoltrai dunque nella verzura della selva, sempre più fitta e inestricabile. Udivo lo stridio ininterrotto dei grilli. Procedevo con circospezione, a passo titubante, quasi tremebondo.
Con quale folle audacia mi fossi introdotta in un luogo che, per quanto familiare, ora appariva così inquietante e spettrale, non potrei davvero dire.
Di lì a poco lo riconobbi. Tenebra. Stessa mole imponente, stesso manto nero come la pece. Mi fissava eretto sulle poderose zampe, affiancato da altri lupi più giovani.
A tutta prima non me ne sorpresi. Ma non mi sentivo neppure sollevata; anzi… raggelai.
Nell’oscurità che ci avvolgeva, Tenebra latrò furioso contro di me, forse perché non avevo saputo proteggerlo.
Tuttavia non mi attaccò. Voltatosi, sparì più precipite di una saetta, celandosi tra gli alberi, lontano dai miei occhi sbigottiti, seguito di corsa dagli altri lupi ringhianti.
Quella fu l’ultima volta che lo vidi. L’avevo conosciuto come lupo solitario. Ora il suo spirito immortale si era incarnato in un capo branco.