Ora le parole, non hanno più peso, corrono lunghi corridoi graffiati da monosillabi abbandonati, scivolando veloci, in compagnia di libere contraddizioni E’ il nulla, e la non vita, che misurano quanto dista, l’uomo dal dolore, quel centro dello spazio da dove nasce l’unico eco del silenzio; siamo come il vento, forse ripetuti suoni trasparenti, che fuggono come tutto l’universo, da un creato che muore in ogni istante per essere l’incomprensibile essenza del puro divenire
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