Kill Me Softly 0.1 End

scritto da MilitiaOfTheLost
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Kill Me Softly
- Nota dell'autore MilitiaOfTheLost

Testo: Kill Me Softly 0.1 End
di MilitiaOfTheLost

1 Dicembre 2014

Ci ho provato.

Non ci sono riuscita.

Adesso tutti intorno a me dicono che è stato solo il frutto della mia immaginazione.

Che non ero pazza, che capita... Anche se di solito succede solo ai bambini quando devono adattarsi ad un nuovo ambiente.

Che buffo, cercano di rassicurarmi, e mentre parlano colgo la loro angoscia, la loro preoccupazione e vorrei essere io a rassicurare loro. Perchè io so cosa è successo. Era tutto vero.

S.

***

Shane stava tornando a casa, il solito vicolo scuro, altri 10 metri e sarebbe giunta alla sua porta.

Era freddo, anzi, freddissimo, affrettò il passo.

Non voleva tornare in quella casa; dentro quell'oscurità che cercava di ingoiarla costantemente, di graffiarla e ferirla: come se la realtà non fosse abbastanza.

Non aveva nessun posto dove andare, aveva solo quella casa, quell'inferno pieno di anime dannate e fiamme, che per quanto bollenti non erano ancora riuscite a farla scottare del tutto: e così continuava la sua tortura, quasi desiderasse di scottarsi una volta per tutte.

Appena varcata l'entrata la puzza di marcio e di alcool la investì e le provocò dei conati. Un pezzo rock da due soldi veniva pompato dalle casse dello stereo mal ridotto, suo padre -altro conato mentre pensava al futuro imminente- giaceva sulla poltrona scucita in più punti, la cintura dei jeans logori slacciata, la camicia da boscaiolo lurida e puzzolente era aperta a mostrare l'indecenza del suo corpo reso deforme dalla birra e chissà cos'altro.

In una mano, sporca di polvere scura -carbone?- teneva una bottiglia avvolta in un cartoccio, identico a tutti gli altri sparsi per tutta la casa; nell'altra una sigaretta di dubbia provenienza.

L'uomo alzò lo sguardo verso la ragazza che era rimasta impietrita di fronte allo scempio, non che non fosse la norma, ma in quel momento aveva paura, paura di quello che suo padre le avrebbe fatto questa volta.

La guardò, di nuovo. Lo sguardo acquoso che aveva smesso di essere espressivo da tempo, gli occhi vuoti, due pozze scure ai poli opposti di un volto deformato e vecchio, forse da sempre.

«Stupida, dove sei stata, eh? Giuro che se fai di nuovo una cosa del genere finirai male. Non sei altro che una puttana. Proprio come tua madre.

Oggi hai perso cinque clienti, domani lavorerai il doppio e non lamentarti. Giuro che ti ucciderò.»

L'uomo fece per alzarsi, ci riuscì, ma era troppo ubriaco e ricadde sulla poltrona, la ragazza piena di rabbia e paura corse verso le scale, arrivata in cima, girò a destra e si chiuse a chiave nella sua stanza.

Le mani presero a tremare sempre più forte, gli occhi a bruciare: quello era l'inferno, ogni volta provava quel bruciore nel petto, che la divorava. Ogni volta dopo essersi calmata apriva il cassetto del comò situato a sinistra del grande letto, prendeva la lametta, in ginocchio, si scopriva il polso sinistro e le cicatrici delle volte precedenti la facevano spaventare, ma durava solo per una frazione di secondo, affondava il piccolo e affilato pezzo di metallo sulla pelle scura -possibilmente in un punto senza segni, anche se ormai era difficile- e lo muoveva sulla pelle come a formare graffi di un animale: "Il mio gatto ieri era un po' nervoso" nessuno ci credeva a scuola, quando era ancora una principiante, ma erano solo due segnetti: probabilmente avrebbe smesso prima o poi.

Poi?
Quei graffi erano aumentati, non indossava più magliette a maniche corte, né abiti aderenti, non sorrideva più.

E tutti smisero di parlarle; niente di personale, è che era strana, depressa, troppo magra, o comunque nessuno la vedeva mai mangiare, avevano paura che fosse contagioso, avevano paura forse, che avrebbe azzannato chiunque le sì fosse avvicinato, senza distinzioni.

Con il braccio ancora sanguinante e le lacrime che sgorgavano dagli occhi, Shane si trascinò nel letto, sarebbe voluta soffocare tra i cuscini, morire.

Non ci riusciva da sola, e non aveva le palle per appiccarsi o respirare gas; era una codarda, si disse, chiuse gli occhi, con la speranza di non risvegliarsi il mattino dopo.
Kill Me Softly 0.1 End testo di MilitiaOfTheLost
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