Spegnere i sensi, uno ad uno come se intorno a te il mondo smettesse di girare. Centralizzare tutti i pensieri in un unico universo. L’unicità dell’eterno istante che ti circonda, è ciò che lo rende speciale e fugace. Diventare completamente apatica, come se le emozioni si potessero spegnere come lampadine. Le luci spente, il cuore in una mano e la mente tra le dita, come rugiada fresca che sgorga dai loro occhi cogliendoti impreparato ed improvvisamente infreddolito. Il petto completamente svuotato d’ogni percezione, un forziere vuoto senza un cuore, un cristallo che non riflette luce. Tante promesse che si tramutano in rugiada che splende sul cuscino, morbido ma rigido come una lastra di marmo, ghiacciata e smorta. Un’attesa senza valore che richiede più tempo di quello che si ha, come se l’orologio smettesse di ticchettare diventando silenzioso. Una mente che non capisce realmente cosa succede, mentre il cuore guida tutto il resto. Un punto alla fine di una frase piena di parole senza un senso, senza un colore, senza un sapore, senza un odore. Qualcosa di tanto magico da sembrare stupido, ma talmente reale da apparire quasi un obbiettivo. Le stelle in un cielo chiaro, una luna durante il giorno, una collana di perle su un deserto di sabbia e disperazione. Il tram che si ferma, mentre le porte sbattono contro i propri cardini con violenza meccanica. I tuoi passi sul legno logorato, che atterrano su un asfalto appiattito ed egoista. La realtà che sorge di nuovo, insieme alla consapevolezza e all’ansia.
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