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Campane lontane
Lo so che il torto è il mio,
nel danno ch'io creo mi struggo e m'esalto
ché quando il fuoco divampa nel petto
solo fuoco diventa quest'alma,
e tutto il resto non vale
se questo fuoco vuole solo alimento
mercé la presenza tua vaga
allor che quegli occhi di ebano immensi
mi mangiano il senno,
e non capisco più niente.
Terre lontane sognare infinite,
lontano il rumore del mondo lasciato;
prender la mano tua piccolo incanto
stringerti forte e baciarti più tanto:
dalla tua vita bere la vita,
ubriacare i miei sensi in mezzo ai tuoi sensi,
cancellare ogni cosa ogni detto ogni nome
nel nome della grande follia
ch'in corpo m'hai messo in un attimo appena,
di questa fonda follia che m'allieta
ogni ora e ogni ora mi strazia,
dolce cilicio sul cuore ingrossato,
adorato soffrire che non voglio levato.
Lontana sarai dai miei occhi,
oggi e domani l'assenza penosa:
ma dentro quest'anima ormai sei dipinta
corrosa hai la pietra ch'hai acceso d'ardore.
E bruciare lento m'è lieto morire.
Campane lontane or salutano il giorno novello,
si risveglia il paese abulico stolto monello;
un altro giorno dover costruire
non volend'altro che bruciare lento morire
nel pensiero felice tuo bello.
E invece m'è d'obbligo ricominciare questo vero morire.
da: Ebano #7
11 novembre '23